Non chiamatela solo la moglie di Mark Zuckerberg. Non tirate fuori la solta storia trita e ritrita della grande donna dietro al grande uomo. Priscilla Chan vive di vita propria e se il signor Facebook la ama è perché aveva bisogno di qualcuno come lui, meglio di lui, non dietro di lui. Dimenticate le pene d’amore (vere? Da sceneggiatura?) per un'altra raccontate nel film Oscar The Social Network: Mark Zuckerberg e Priscilla Chan si conoscevano dai tempi di Harvard, nel 2003, ma mentre lui ha mollato gli studi per sfamare la sua belva digitale, quella che si è presa la laurea è lei. La leggenda vuole che la scintilla non sia scoccata subito, qualcuno dice che, amici da lungo tempo, Mark l’abbia riscoperta quando ormai la sua vita era tutta un algoritmo, anche quella privata, e non c’era tempo e modo di conoscere donne nuove. Perché cercare, quando ne conosci già una di cui ti fidi? Detto così, sembra tutto fatto a tavolino. Sembra che lei, Priscilla sia un personaggio secondario della loro vita. Niente di più sbagliato. Mentre Facebook perde colpi e la magia di Mark Zuckerberg si dissolve lentamente e inesorabilmente, vittima della velocità stessa che i social network hanno impresso al ciclo di vita delle nostre cose, gli sguardi della comunità internazionale si rivolgono a lei, che nel sodalizio fra due coniugi rappresenta l’anima del corpo unico che formano.

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Ma chi è Priscilla Chan? Nata e cresciuta nel Massachusetts 33 anni fa, è figlia di immigrati cinesi di religione buddista, fuggiti dal Vietnam. La sua biografia ufficiale racconta che siccome è stata la prima in famiglia, più brava delle sue due sorelle, a imparare l’inglese, ha fatto da interprete per i suoi nonni che hanno continuato a parlare il cantonese anche negli Stati Uniti. Bambina prodigio? Forse. Secchiona? Molto. Al liceo, il Quincy High School, è stata eletta dai compagni “Class Genius”. Oltre all’inglese imparato a scuola e al cantonese che parlava in famiglia, si è presa la briga di studiare un’altra lingua, lo spagnolo, che parla molto speditamente. Potrebbe sembrare che si stia descrivendo una specie di robot. Ma è sbagliato.

Al liceo è stata eletta dai compagni “Class Genius”

Come racconta Quartz in un articolo recente, Priscilla si definisce “una piagnona”. Avvisa tutti di questa sua tendenza a piangere per un nonnulla già quando ti stringe la mano. Lo dice alla gente con cui deve lavorare, lo ha detto al primario all'inizio dell’internato in Pediatria al San Francisco General Hospital, ai colleghi della Harker School dove ha insegnato Scienze dopo la laurea. Ora che è a capo della Chan Zuckerberg Initiative, la società filantropica con il claim Un futuro per tutti, in cui lei e il marito si
sono impegnati a versare in tre anni un miliardo di profitti di Facebook, tutti quelli che lavorano con lei sanno che quando vuole esprimere felicità, emozioni, euforia, lei piange. E tengono pronti dei fazzolettini.

Priscilla Chan e Mark Zuckerberg a Roma
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Ma non prendete la sua emotività come una debolezza, puntualizza l’articolo di Quartz. Priscilla Chan è “tra i leader emergenti più intriganti in circolazione”, la definisce Robert Safian, autore dell’articolo. Non pensate che sia una senza spina dorsale. Il primario del reparto di pediatria a San Francisco dove lavorava ricorda che in una particolare e drammatica occasione in cui sono arrivati in ambulanza un gruppo di bambini gravemente ustionati in un incendio, Priscilla è stata quella che ha dimostrato più prontezza di spirito alle due del mattino, “molto calma anche sotto pressione”, ricorda il medico. Chan è una brava dottoressa e quando lavorava in ospedale aveva lo strano destino di trovarsi sempre in servizio quando si presentavano casi particolari.

Quando era in servizio in ospedale capitavano sempre a lei i casi più strani e drammatici

Come quando una donna ha dato alla luce due gemelli prematuri nel parcheggio, senza riuscire a raggiungere l’ingresso, e lei li ha recuperati e praticamente riportati in vita in rianimazione. Due, come le figlie che ha poi avuto col marito. Una è nata il primo dicembre del 2015 e si chiama Maxima. L’altra è nata il 28 agosto del 2017, e forse è per quello che l’hanno chiamata August. Prima di queste due gravidanze andate in porto, Priscilla aveva subito tre aborti spontanei. Ma poi è andato tutto bene.

Chan e Zuckerberg a cena alla Casa Bianca ospiti di Barack Obama per la visita del presidente cinese Xi Jinping
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Perché Priscilla Chan moglie di Mark Zuckerberg è considerata il personaggio da tenere d'occhio in futuro? Facile a dirsi. Perché rappresenta la categoria che inevitabilmente salirà alla ribalta nel prossimo futuro per rimediare ai danni di chi oggi manca della sensibilità che deriva dall'esperienza, dalle brutte esperienze. Ovvero: la Chan è una persona che ha sperimentato la povertà e il disagio, è figlia di immigrati, una fascia sociale in continuo aumento ovunque nel mondo, non è di etnia caucasica ed è emersa solo grazie all'intelligenza. "Ha le idee molto chiare su cosa significhi lottare, cosa significa subire ingiustizie nell'ambiente che ti circonda", dice a Quartz il consulente educativo di Chan Zuckerberg Initiative, Jim Shelton, "Mark Zuckerberg non ha mai sperimentato niente di tutto questo".

Ha sperimentato la povertà, è figlia di immigrati ed è emersa solo grazie all'intelligenza

Chan è una brava dottoressa, anche sul lavoro si è trovata faccia a faccia con situazioni che andrebbero e si potrebbero cambiate in meglio. Appena ne ha avuto l'opportunità lo ha fatto. Dopo la nascita di Maxima, detta Max, ha lasciato il posto al San Francisco Hospital, dopo aver donato al suo ex reparto di pediatria 75 milioni di dollari. Da allora si è dedicata solo alla fondazione, in cui gestisce un budget annuale fra i 700 e gli 800 milioni di dollari.

Priscilla Chan in una conferenza della Chan Zuckerberg Initiative.
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Le decisioni della fondazione, Priscilla Chan e Mark Zuckerberg le prendono insieme. Il giovedì pomeriggio fanno una riunione per decidere o mettere a punto le nuove strategie. La sera danno una cena per accogliere gli stakholder di CZI. Il venerdì mattina tengono una riunione negli uffici della fondazione, insieme al gruppo dirigente. Ma per il resto della settimana, Zuckerberg deve occuparsi della sua creatura social, e negli uffici della CZI c'è lei a portare avanti tutto da sola, mettendoci l'anima. I suoi collaboratori la adorano. Anche dal punto di vista manageriale ricopre il suo ruolo in modo innovativo, senza seguire i vecchi dogmi tradizionali. Quartz racconta che la giornata si alterna con pause in cui ride e scherza con i collaboratori, in cui si condividono la mole di informazioni sfornate ormai a ciclo continuo da qualsiasi settore della vita. A volte commentano qualcosa di commovente insieme. E piangono. Se il tuo capo si concede il lusso di violare la regola numero uno del mondo del lavoro americano, scolpita nel marmo dai tempi del rampantismo anni Ottanta,"non piangere mai in pubblico", lo possono fare tutti i dipendenti. Inoltre, ha un approccio socratico col sapere. Ovvero, studia, e si informa voracemente su ciò che sa di non sapere.

Studia tutto ciò che sa di non sapere, come Socrate

E nell'epoca dei suggerimenti di Google, che ti propone ovunque solo ciò che crede sia di tuo interesse, escludendoti la vista di tutto ciò che non hai mai sperimentato, questa è una capacità preziosa e ormai poco comune.

Chan e Zuckerberg in visita dal papa a Roma
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Priscilla Chan è così convincente che le critiche di chi vede la Chan Zuckerberg Initiative come una lavatrice della coscienza di Mark Zuckerberg, un modo per distogliere l'attenzione dai suoi pasticci di privacy Facebook, sembrano fare poca presa. Lei dichiara sempre che si tratta di due realtà ben distinte. Secondo David Plouffe, il responsabile delle campagne elettorali di Barack Obama, ci sarebbero stati modi molto meno complicati e monumentali per tenere pulita una reputazione aziendale. Secondo lui, invece, valutando nel complesso la famiglia Chan - Zuckerberg, è molto più probabile che i due stiano facendo le loro puntate a lungo termine proprio sulla Chan Zuckerberg Initiative con molta più fiducia rispetto a Facebook stesso. Per dirla in poche parole, sono così ricchi che se Facebook perdesse popolarità e chiudesse dopodomani, avrebbero comunque in tasca un patrimonio che equivale al PIL di un piccolo stato. Potrebbero vivere più che decorosamente loro e svariate generazioni a seguire. E giovani come sono, con due figlie, in quel lungo, lunghissimo periodo di tempo che gli resta da vivere potrebbero dedicarsi esclusivamente a questo progetto. Di cui però l'esperta, il motore, quella che sa cosa c'è da fare perché è stata dalla parte di chi ora vuole aiutare, sarebbe Priscilla Chan. Ed è probabile che tutto questo la impegnerà molto più a lungo dell'effimero ciclo vitale di un social network che, in fondo, ci sembra sia sempre esistito ma che usiamo solo da 14 miseri anni. Niente in confronto ai decenni che può percorrere una grande e sana fondazione filantropica, con l'ambizione, e tutte le carte in regola, per aiutare concretamente chi lo merita.