100 domande per Elsa Peretti

A Colazione da Tiffany con cui (dopo Audrey) ne ha fatto un mito. Party Girl a New York nei 70, musa di artisti, disegna gioielli icona. E se una donna non li mette? «Fantastica!»

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L’appuntamento con Elsa Peretti è alle 13, da Tiffany a Milano, dove sono invitato a pranzo. Il marchio cui è legata da 35 anni festeggia una partnership che ha portato i suoi gioielli al rango di oggetti senza tempo, e sempre di moda. Il ciondolo a cuore, le catene di diamanti vendute a metro, i pendenti a stella di mare o a fagiolo così stondati che accarezzarli è rassicurante come toccare un portafortuna: «Tutti in argento, così costano meno».

Delle sue creazioni, la più originale è la sua vita: nasce a Firenze, studia a Roma, insegna sci in Svizzera, fa la modella a Parigi e a New York, dove incontra i titolari della gioielleria più snob del mondo. A cui toglie via quel tanto di aristocratica polvere che aveva, ed entrambi entrano nel mito. Oggi si divide (con i suoi cani) tra Roma, Londra, Parigi e il paesino spagnolo di Sant Martí Vell, che lei ha interamente restaurato «e dove non prendono i cellulari».

  1. Lo sa che stiamo - letteralmente - facendo Colazione da Tiffany? Volevamo tutte essere come Audrey Hepburn nel film. E forse un po’ lo sono stata anch’io...
  2. In che senso? Be’, ho portato da Tiffany - che nei 70 era il tempio istituzionale del lusso - lo stesso mondo di Holly Golightly, la protagonista del film:artisti, visionari, intellettuali underground...
  3. Andy Warhol, Helmut Newton, John Lennon. Dei suoi amici di allora di chi sente più la mancanza? Sono morti tutti. Li rimpiango uno per uno.
  4. Che aria si respirava in quegli anni, a N.Y.? Di libertà assoluta.
  5. C’è chi l’ha pagata cara... Si usavano droghe, ma non per disperazione: serviva per stare svegli, andare allo Studio 54 a ballare tutta la notte.
  6. Che cosa vuol dire democratizzare un gioiello? Vuol dire fare un oggetto che ti va di comprare senza spendere una fortuna, perché ti piace e non perché faccia status.
  7. Cos’è la democrazia, per Elsa Peretti? Tutelare il bene comune. Ma non bisogna confonderla con “siamo tutti uguali”, semplicemente perché non è vero: c’è chi è migliore di altri o più meritevole.
  8. Oggi l’America è democratica? Penso di sì. Sicuramente oggi più che durante l’era Bush, un periodo in cui ho addirittura evitato di andarci.Obama è stato molto coraggioso, ma ora dovrebbe decidere di smettere di fare la guerra.
  9. Lei vive tra Spagna, Italia, Usa: dove preferisce stare? Un tempo eravamo tutti più diversi - andavo in Giappone e mi guardavano come un’aliena - ma con questa benedetta globalizzazione ci somigliamo molto. Anche troppo.
  10. Ma casa per lei dov’è? Ovunque. Però sempre in Europa.
  11. E dell’Italia che pensa? Che è un posto bellissimo dove si sono persi l’energia e il feeling che c’erano.
  12. Per colpa di chi? Nulla di personale, ma ritengo i media italiani responsabili di uno scadimento non solo culturale ma anche civile. La mania di indagare nel privato delle persone appartiene ai gossip magazine, non ai quotidiani o alla tv.
  13. Ha dichiarato: «Mi piacciono le cose semplici e imperfette». Ma il suo lavoro è una continua ricerca della perfezione... Vendere qualcosa, per me implica anche la trasmissione di certi valori: qualità, ricerca, durata. Se a un certo punto non mi dicessero:«Fermati!», non smetterei di rifinire e migliorare.
  14. Da quale suo gioiello non si separerebbe mai? Dal mio pendant a forma di bottiglietta di profumo.
  15. E di uno non suo? Me li hanno rubati, purtroppo. Erano di famiglia.
  16. Un oggetto che avrebbe voluto disegnare? Le ciotole di legno dei contadini spagnoli: in generale amo quello che è funzionale, non troppo nuovo ma bello da toccare.
  17. Come ci si sente quando il British Museum ti dedica una personale? Da un lato mi veniva voglia di fare le corna perché sono viva e mostre così sono sempre postume. Dall’altro mi fa piacere che i miei clienti abbiano una mia creazione che è stata esposta in un museo.
  18. Se dovesse scegliere tre parole per descriversi? È. Troppo. Tardi. Mi sono resa conto soltanto negli ultimi anni che dovrei riscoprire un po’ me stessa. In tutti i sensi.
  19. Ultimo libro letto? Gioco e teoria del duende di Federico GarcíaLorca. Poi c’è La Recherche di Proust da finire, ma proprio non ce la faccio....
  20. Scrittore preferito in assoluto? Direi Jean-Marie Le Clézio.
  21. La parola che le piace di più? Sono due:«Fuck you». Ok, politicamente scorretta: ma ai miei tempi era la formula che ci rivolgevamo per buttarsi alle spalle ciò che ti rende la vita inutilmente complicata.
  22. E la parola o il modo di dire che le piace di meno? Egoismo.
  23. Ha vissuto amori perfetti come un gioiello? Non so. Ho dedicato troppo tempo al lavoro. Ma ogni tanto mi chiedo come sarebbe stato viverne uno così.
  24. Oltre che per famosi fotografi, lei è stata modella anche per grandi artisti, come Salvador Dalì. Che cosa ha imparato da lui? Mi ha tenuta per ore e ore vestita da monaca, nel silenzio assoluto, per ritrarmi. Una bella lezione: per ottenere quello che vuoi devi applicarti per il tempo che consideri necessario.
  25. Chi è una sua musa? Antoni Gaudí, il grande architetto catalano.
  26. Pensa spesso alla morte? Sì. Alla mia età tanti amici sono già andati.
  27. Dove si va quandosi muore? Ancora non sono arrivata a pensarci. Sembra, leggendo il Libro dei Morti, che ci sia un momento in cui devi decidere in chi o in cosa reincarnarti. Questa ipotesi mi conforta.
  28. Crede in Dio? Bisogna crederci.
  29. A chi si rivolge quando prega? Ai miei genitori, soprattutto.
  30. Cosa pensa delle ragazzine che fanno la fila per comprarsi un ciondolo disegnato da lei e non sanno chi sia Elsa Peretti? Che apprezzano le cose fatte bene.
  31. Da bambina cosa sognava di fare da grande? Io? Nulla. Per i miei, avrei dovuto sposarmi. Il giorno del mio 21° compleanno, il primo maggio, sono scappata da casa. E sono finita in Svizzera a insegnare sci.
  32. Ogni primo maggio, si sente più serena o più in difficoltà? Mi telefoni il prossimo primo maggio, ok?
  33. Ha paura di invecchiare? Quello di vivere, come diceva Pavese, è davvero un mestiere. Però lo puoi imparare. Spero di esserci riuscita.
  34. È stata una top model prima delle top model. Cosa non le piace del mondo della moda? Non è mai stato il mio ambiente di riferimento.
  35. Come giudica la chirurgia estetica? Se vedo una coetanea liftata, in genere l’altra fugge. Forse la spaventa diventare come me? (Ride)
  36. Perché non si è mai tinta i capelli? Sarebbe un’inutile perdita di tempo.
  37. È superstiziosa? Certo: soprattutto per quello che riguarda l’olio, il sale e gli specchi.
  38. Le sue creazioni resistono al tempo: cos’è la modernità? È non smettere mai di pensare, farsi una propria opinione su quello che succede. E invece la gente, oggi, è talmente antica...
  39. Ma mica ci crederà davvero? Se se uno pensa che una certa azione dà un certo risultato, quel risultato poi accade veramente. Allora mi dice perché dovrei rischiare?
  40. Soffre di nostalgia? Oh, sì.
  41. Di chi o di che cosa? Delle persone che non ci sono più e dell’atmosfera che ci univa. Eravamo tutti “gay” in senso stretto: felici, senza pensieri, irriverenti.
  42. Essere belle: un dono o una condanna? Mi creda: bella non mi ci sono mai sentita. Strana sì. Quando facevo la modella, andavano di moda le bionde burrose e minute. Io ero altissima, bruna, magra magra...
  43. Un difetto che si riconosce? A volte non mi sento abbastanza adulta per la mia età.
  44. E un pregio? La sincerità.
  45. Si ritiene fortunata? Sicuramente. Anche se andare sempre controcorrente può essere faticoso.
  46. Ha fiducia nell’umanità? Tendenzialmente sì. Non mi piace però un certo conservatorismo di ritorno, la tendenza a catalogare gli altri secondo categorie culturali e sociali.
  47. Cosa direbbe a una ragazza di oggi che a 21 anni vuole scappare di casa per scoprire il mondo? Sii coraggiosa, ma soprattutto non mentire mai a te stessa. E non ti fidare troppo degli altri.
  48. Che rapporto ha con la tecnologia? Non ci siamo molto simpatici. Di tecnologico mi piace il telefono.
  49. Chi è meglio: le spagnole, le americane o le italiane? Da quando vivo molto in Spagna trovo che le catalane -anche se non curate come le italiane, sempre raffinatissime, chic -siano donne dalla personalità forte e affascinante.
  50. Ha molte amiche? Proprio no.
  51. Come mai? Non lo so... Non abbiamo argomenti comuni che m’interessino. Certe volte preferisco un bel programma alla televisione.
  52. Cosa vede in televisione? L’ispettore Derrick e Il commissario Rex.
  53. Perché una donna dovrebbe comprare un suo gioiello? Già: perché? Forse è meglio investire quei soldi in un buon ristorante.
  54. Non è un po’ troppo modesta? Una donna deve comprare un gioiello solo quando ci stabilisce un rapporto intimo, emotivo.
  55. Una donna che non usa gioielli è una donna...? Fantastica.
  56. E un uomo che li usa è un uomo...? Felice di piacersi. Anche se i gioielli maschili che preferisco sono solo i gemelli e il fiore fresco all’occhiello, la boutonnière. Però se a un uomo piace un braccialetto, mi dico: perché no? Se lo fa contento...
  57. Mai pensato di scrivere un’autobiografia? Ho messo da parte tanti appunti, ma non sono pronta: mi viene una tristezza terribile.
  58. Perché ha creato una fondazione dedicata a suo padre Nando? Perché credo che fare del bene faccia bene, in senso letterale. Se i veri ricchi ci pensassero un po’ di più, forse saremmo tutti più felici.
  59. Attore preferito? Clint Eastwood.
  60. Attrice preferita? Meryl Streep.
  61. Cosa la stressa? Ogni tipo di scadenza e le persone che quando le incontri iniziano a dirti cosa faranno dopodomani. Mamma mia!
  62. Le dà fastidio che i suoi gioielli siano i più copiati al mondo? No.
  63. Come mai? Primo: l’industria del falso dà lavoro a molta gente. Secondo: inizierò a preoccuparmi solo quando le copie saranno all’altezza dell’originale. Per ora, un mio tarocco lo sgamo immediatamente.
  64. Un mito di sempre nella creatività artistica? Coco Chanel.
  65. E uno di oggi? Karl Lagerfeld e Valentino. Rossi, non lo stilista.
  66. Sa cucinare? Avrei voluto imparare, ma non ho avuto tempo.
  67. Piatti preferiti? Bollito misto, polenta con i tartufi, grandi insalate.
  68. Alcolico più bevuto? Adesso lo champagne. Da giovane, la vodka.
  69. Mai pensato: «Adesso mollo tutto »? Sì. Ma la mia Fondazione e il restauro del comune di Sant Martí Vell mi hanno convinta a tenere duro.
  70. La paura più grande? Non arrivare a definire quello che ci sarà dopo la morte, prima di morire.
  71. Cosa la rende felice? La natura, la campagna e gli animali.
  72. Quanti cani ha? Ne ho cinque da una parte, cinque da un’altra...
  73. Primo pensiero della giornata? Ce la farò anche oggi?
  74. E l’ultimo? Che bello, il letto!
  75. Un nuovo proposito? Camminare di più, dedicarmi all’attività fisica.
  76. Quando si annoia? Mai.
  77. Il più bel regalo che le hanno fatto? Il mio pastore tedesco Primo.
  78. Il più bel regalo che lei ha fatto a un’altra persona? Dovrebbe chiederlo a chi ha ricevuto il regalo.
  79. A cosa non rinuncerebbe mai? Alle sigarette. Per il momento, eh!
  80. Dice sempre quello che pensa? Purtroppo sì. Ma mi sto impegnando a stare zitta, quando è il caso.
  81. Come sarà il futuro della creatività? Spero che ci sarà un consumo più consapevole. Anche se implicherà vendere meno, ma meglio. Questo pull che indosso l’ho pagato una fortuna, ma ha trent’anni...
  82. Tra i cinque sensi, a quale tiene di più? Mi faccia pensare... Il tatto.
  83. Che valenza ha la parola sensualità? Da ragazza corrispondeva alla sessualità. Adesso è un’attitudine intellettuale ed emozionale.
  84. Il sesso è una parte importante della vita? Ho passato troppo tempo con gente così assatanata per ritenermene serenamente disinteressata.
  85. Siamo quasi alla fine: si è annoiata? Ma sta scherzando?
  86. Un progetto chele sta a cuore? Prendermi un anno sabbatico.
  87. Dove andrà? Avrei adocchiato Cat Island, nelle Bahamas, per fare un po’ di snorkeling e nuoto.
  88. Perché proprio lì? Perché non c’è nessuna deadline da rispettare.
  89. Cosa le dà forza? Il mare.
  90. La sua maggiore debolezza? Non resistere al buon cibo.
  91. Che rapporto ha col suo corpo? Ecco, appunto. Sono così cambiata... Una volta non ci pensavo neanche, a mangiare.
  92. A cena: con Cameron o Zapatero? Con Enrico Berlinguer.
  93. Cosa avrebbe fatto se non fosse diventata designer? Niente. Sa quanto è bello non aver nulla da fare?
  94. Il suono di cui proprio non può fare a meno? Quello del sassofono.
  95. Cos’è la bellezza? La bellezza è l’armonia tra le cose. E tra le persone.
  96. Tutte le cose belle sono anche buone? No. Anche una tarantola è bellissima, ma è pericolosa.
  97. Ha un suo motto? «Signore, tu sei il mio padre». Non è mio. L’ha scritto Annamaria Ortese.
  98. Come si vede tra dieci anni? Bella domanda. Boh. Sono Drago secondo l’oroscopo cinese e Toro in quello occidentale. Due animali tosti, che si godono l’esistenza.
  99. Per cosa vale la pena vivere? Il desiderio di investigare, di poter sapere qualcosa di più. In ogni campo, anche sentimentale. Se hai questa voglia, non ti andrà mai di morire.
  100. Un augurio da fare a se stessa? Spero di continuare a crescere. E di non abbandonare mai la curiosità di conoscere cose nuove.

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