Elisabetta Sgarbi racconta il suo nuovo film Extraliscio

L'editrice e regista a colloquio con Piera Detassis nel quinto appuntamento di Hearst Vivere Meglio - Cinema

“Il cinema per me? È vitale, da editore (ha fondato La Nave di Teseo) vivo nella morsa dei conti economici che devono tornare, nei film invece trovo la mia libertà, Il cinema è lo sguardo sul mondo, il mio sguardo strano, affilato: vado per strada, mi guardo intorno e vorrei mettere ordine in ciò che vedo, illuminare e ingrandire con un fascio di luce angoli nascosti e piccoli, ma che sono per me la bellezza. IL cinema, attraverso la cinepresa, mi consente di vedere l’universo come lo sogno, le vite o la vita che vorrei”.

Courtesy Photo Gianmarco Chieregato

Si fatica a concentrare in poche righe la densità e generosità delle parole di Eilsabetta Sgarbi, che del resto non crede alla ‘comunicazione’ ma all’attenzione, e usa una frase di Moravia per spiegarsi: “si può morire di distrazione”. Arriva all’incontro con Hearst Vivere meglio - Cinema accompagnata dagli imprescindibili eroi del suo film Extraliscio presentato alle Giornate degli Autori, Mirco Mariani, Moreno il Biondo, Mauro Ferrara, l’ “Alain Delon della Riviera”. È lei anche l’ideatrice di una ventennale, prestigiosissima, Milanesiana, “immaginata quando a Milano la parola cultura non c’era più, apparteneva a Roma, un tour de force che unisce e ibrida scrittura, letteratura, cinema, musica, filosofia, artisti, musicisti. Il primo anno, tra lo sconcerto, proposi il tema “poesia”, quella che nessuno vuole, gli editori neppure la pubblicano tanto poche sono le copie che si vendono. Mi sono definita ideatrice e non organizzatrice perché organizzare secondo me è impresa impossibile, il mondo non ti segue, c’è sempre qualcosa che accade e stravolge i piani, una rottura dell’ordine che hai previsto”.

Quest’anno, le ricordiamo, la grande rottura s’è prodotta con la pandemia, come ha reagito? “Come faccio sempre, resisto. Quando vedo un ostacolo non lo evito, lo affronto, so vivere solo così. Bisogna cercare la forza per affrontare le paure, che sono però formative. Ho portato la Milanesiana in giro per sedici città italiane, all’aperto, ancora più tappe e ospiti. E io di paure ne ho tante, ci convivo, altrimenti come avrei potuto resistere e crescere in una famiglia pur bellissima come la mia, ma nel confronto continuo con un fratello come Vittorio, improbabile quanto geniale? Bisogna guardarle in faccia le paure”.

Courtesy Photo Gianmarco Chieregato

Con gli occhiali scuri scuri come oggi? “Ma sì, come nella canzone inventata dagli Extraliscio: Milanesiana di riviera, occhiali scuri fino a sera.”. La grande paura? “Non riuscire a portare il film a Venezia, il timore del rifiuto, sentivo la responsabilità di questi Extraliscio coinvolti nella mia avventura. Li ho scoperti grazie allo scrittore Ermanno Cavazzon, li ho invitati alla Milanesiana e non ho capito bene chi fossero, ma sono molto curiosa, un valore secondo me necessario. Ed è nato il film, pian piano, ho riconosciuto il suono della mia Romagna, sono nata a Ravenna”.

Courtesy Photo Gianmarco Chieregato

Mirco Mariani, il leader del gruppo musicale lo dice bene sotto la barba che non ha voluto mai tagliare, neppure per il cinema: “grazie a Elisabetta abbiamo potuto raccontare la balera e il liscio, la commistione punk e rock e di come abbiamo ripreso per i capelli questa musica fantastica, ma considerata antica”. Il film fa molto ballare, ed è molto poetico nel descrivere il mondo, le brume e le piste da ballo della Romagna. Dice Elisabetta che c’è questa bizzarra idea che un editore “non balla, l’editore pensa agli autori e ai conti”, e, come lei adesso, resiste alla pandemia reinventandosi con l’ebook e lanciando comunque libri di carta, come quello di Woody Allen, in tempi in cui le librerie son chiuse o limitate dai protocolli sanitari.” E’ stata” dice “una azione di resistenza”.

“Ma io il fatto che l’editore non balla non lo capisco, non capisco perché gli editor non vanno al festival di cinema, non credo negli steccati. Ci deve essere un dialogo tra le arti. L’editoria è un mondo chiuso, ma è cambiando aria che nascono le idee. Per migliorare la vita e il lavoro sarebbe meglio dialogare di più, dovremmo aprire di più il nostro sguardo. È un cosa che mi viene dalla famiglia, i miei genitori ci spingevano a vedere tutto, ogni mostra, ogni lettura, ogni conferenza e concerto. Tutto. Perfino esagerati”. Ma è felice, forse ancor più intenerita, all’idea di Pupi Avati che gira un film dal romanzo di suo padre, “ieri il set, blindatissimo, era nella nostra casa d Ravenna, mio papà è Renato Pozzetto così diverso da lui eppure con la stessa ritrosia, io avrò il volto di Chiara Caselli, Isabella Ragonese e Stefania Sandrelli saranno la mamma giovane e più matura”.

Courtesy Photo Gianmarco Chieregato

Siamo curiosi, cosa le ha detto di Extraliscio suo fratello Vittorio? “Non lo sappiamo ancora, quando lui è in sala io tremo e sto in ansia, il cinema non lo ama, resiste dieci minuti e poi si addormenta. Ma è talmente intelligente che nel sonno coglie nonostante tutto delle cose. In questo caso non ha mai dormito, ma stava sempre sul telefonino, secondo me ha perso sequenze fondamentali, ma può darsi sia in grado di scrivere e guardare insieme, ne è capace”. L’ultima frase è detta con garbo, ironia e molta verità. Poi basta, l’arrivederci è un “Romagna mia” lanciato con voce potentissima da Mauro Ferrara che fa battere le mani a tempo al pubblico. Insolito finale per una Sgarbi, ma forse è il più vero. Anche gli editori ballano…

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