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Brooke Shields è stata la ragazza più bella del mondo o la più smorfiosa di sempre?

Troppo bella, troppo alta, troppo sportiva: negli anni 80 Miss Laguna Blu ha fatto sentire inadeguate le coetanee. E poi?

Brooke Shields
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Brooke Shields è una donna o un brand? È una montata o la ragazza della porta accanto? È la star delle star o un fenomeno sopravvalutato? Era un angelo, o una grandissima str**a perfettina che ha fatto morire d'invidia tutta la sua generazione di donne? Il mondo se lo chiede da 40 anni, più o meno da quando lei ne aveva 11 ed era già una delle modelle, la più giovane in assoluto, della famosa agenzia Ford

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Getty Images

Negli anni 80, infatti, era la maliziosa protagonista di una campagna fotografica realizzata da Richard Avedon il cui claim ammiccante diceva “sapete cosa c’è fra me e i miei Calvin Klein? Nulla”. Boom! Svenimento generale. Idem quando è uscito Laguna Blu, il film che sbancò i botteghini di mezzo mondo, in cui lei e il coprotagonista Christopher Atkins, altrettanto bello, interpretavano due giovani naufraghi mezzi nudi che finiscono per fare sesso senza sapere cos’è. Ma per far capire ancora meglio a che livelli di fanatismo arrivava l’ammirazione per lei, Brooke ha raccontato al Guardian di essere stata fermata di recente in uno Starbucks da una persona che le ha mostrato sul cellulare una foto di una vecchia Mercedes marrone del 1983, con un adesivo che diceva “auto appartenuta a Brooke Shields”. Era la prima auto che si era regalata dopo aver girato uno dei suoi teen movie drammatici di maggiore successo, Amore senza fine, diretto da Franco Zeffirelli. L’ha ricomprata, l’ha fatta riverniciare dal cognato e ora la considera una riappropriazione della sua identità.

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Con Christopher Atkins in Laguna Blu
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Ma chi è Brooke Shields, quindi? Per molti, la vittima di sua madre Teri, che quando aveva 11 mesi ha firmato il contratto per farne la testimonial di un talco e l’ha trasformata in una precoce macchina per soldi. È stata la madre Teri a farla posare nuda a 10 anni, ad accettare l’ingaggio come protagonista di Pretty Baby, di Louis Malle, uno dei film più scabrosi mai visti nel cinema mainstream. Brooke, allora 13enne, interpretava la figlia di una prostituta, Susan Sarandon, che al primo ciclo mestruale viene venduta all’asta nel bordello dove lavora la madre. In compenso, nella vita privata, mamma Teri le faceva frequentare gli ambienti più snob e le scuole migliori. Una principessina che faceva tutti gli sport e che nelle foto in cui pattinava, nuotava e ballava faceva sentire inadeguate tutte le altre. Al tempo eravamo tutti preoccupati per la sua salute mentale. Ma a giudicare da come è oggi, sposata con lo scrittore Chris Henchy e madre delle loro due figlie, sembra che abbia retto bene la pesantezza dei suoi precoci ruoli, a parte un episodio di depressione post parto. Se qualche problema lo ha avuto ha influito molto di più il dramma che viveva in casa. La madre era alcolizzatae nonostante gestisse con grande professionalità la carriera e l’immagine della figlia, la produzione di bambole che la ritraevano e di asciugacapelli col suo nome, e tutto il resto del merchandising, spesso la svegliava nel cuore della notte per parlarle “tra ragazze” dei suoi conflitti interiori e le procurava varie occasioni di imbarazzo in pubblico. Teri, come Brooke racconta al Guardian, aveva il controllo di tutto, della sua carriera, degli agenti con cui avevano a che fare, e persino dei corteggiatori. “Non sapevo dove finissi io e cominciasse lei”, ha detto l’attrice.

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Con Michael Jackson e la mamma Teri Shields
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La dipendenza materna per l’alcol ha fatto di Brooke Shields una convinta astemia e testimonial contro il consumo di alcolici, e persino di sigarette. L’articolo racconta di come, pur essendo una grande amica di Andy Warhol e Grace Jones con cui andava a ballare al mitico Studio 54, Brooke era assolutamente “drug free”, non toccava un drink e alle 22.00 era già pronta per andare a dormire. Ed era un affare di dominio pubblico anche la sua verginità, tenuta sottochiave (anche quella) dalla mamma. La giovane attrice riuscì a custodirla fino al college dove incontrò Dean Cain, attore anche lui che diventerà brevemente famoso nel ruolo di un filmetto, Lois & Clark – Le nuove avventure di Superman, al fianco di Teri Hatcher (la Susan di Desperate Housewives). Un altro amore importante, nella vita di Brooke Shields è stato il tennista Andre Agassi, con cui è stata sposata dal 1993 al 99, per poi cedere il posto a Steffi Graff. Lui stesso, nella sua biografia Open racconta di come andò in bestia quando vide la moglie fare un cameo in Friends in cui leccava la mano di Matt LeBlanc (Joey) e tornò a casa per sfasciare tutti gli scaffali dei suoi trofei dalla rabbia. Altre relazioni famose? Alcune vere, alcune sospettate: Alberto di Monaco, Woody Harrelson, Matt Dillon, John Kennedy jr., Julian Lennon, Liam Neeson e amicizie molto intime con George Michael e Michael Jackson, con cui condivideva il passato di artista troppo precoce.

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Brooke Shields oggi, alla sfilata di Calvin Klein insieme a Paris Jackson
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Brooke Shields oggi è una madre che ci tiene a far vivere alle figlie una vita molto diversa da quella che ha vissuto lei, e le tutela dai rischi di essere nate da una celebrità, anche se non ha rimpianti. Rowan ha 14 anni e Grier 11, età in cui lei era già una lavoratrice a tempo pieno sui set foto e cinematografici. Con loro fa la mamma tradizionale e pretende che le riconoscano una certa autorità, anche se le accompagna ai concerti dei loro beniamini. La mamma Teri è morta nel 2012 e lei non ne ha mai parlato male. E la sua sfolgorante carriera che fine ha fatto? A un certo punto della sua vita Brooke ha pigiato sul freno e si è data un po’ di respiro, questo è evidente. Con Laguna Blu è stata la prima a vincere come peggiore attrice ai Razzie Awards, ma poi con la serie tv Suddenly Susan non ha vinto il Golden Globe per un soffio, per due volte. A dicembre sarà di nuovo sul grande schermo col film Daisy Winters, storia di una bambina e della sua relazione amorevole con la mamma (che è lei). E no, non sarà la nuova testimonial di Calvin Klein. Peccato. “Quel servizio era proprio un riferimento ironico al famoso claim dei jeans”, ha confessato divertita al Guardian. E ci sono cascati tutti. Dopo questo, è più difficile immaginarla come una smorfiosa.

photo GettyImages.com

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