Perché dobbiamo smettere di prendere in giro Shia LaBeouf per lo stupro che ha subito

Dopo aver confessato l'abuso subito durante una performance artistica, l'attore è stato messo alla gogna. Come una donna.

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Uomini abusati dalle donne: è mai possibile? Certo che sì. Anche le donne hanno diritto alla loro quota di bastarde. Nel febbraio del 2014 Shia LaBeouf stava partecipando al progetto di performance art #imsorry alla Cohen Gallery di Los Angeles. L'esibizione, forse vagamente ispirata a Marina Abramovich, prevedeva che l’attore rimanesse in balia dei visitatori in una stanza e con la testa in un sacco. Non è mai successo niente di violento o pericoloso. Poi, in un momento in cui la stanza era vuota, una visitatrice ha abusato di lui.

La donna, dopo aver lasciato il suo fidanzato fuori a fare da palo, lo ha legato, frustato per dieci minuti, e infine lo ha spogliato e ha abusato sessualmente di lui, fino a quando gli artisti che stavano collaborando con l’attore all’evento non se ne sono resi conto e sono intervenuti. La donna non è stata denunciata e Shia LaBeouf non ha voluto parlare pubblicamente dell’incidente fino al novembre successivo. Forse non immaginava cosa avrebbe scatenato.

Quello che gli è accaduto è il cosiddetto “victim blaming”, uno dei persistenti sintomi di malcostume che il machismo e il patriarcato continuano a diffondere nella società. L’attore è stato infatti deriso sui social, sui giornali, in tv. Gli hanno dato della mammoletta (se non addirittura “femminuccia”), hanno messo in dubbio la sua virilità perché “quale uomo non vorrebbe un rapporto sessuale a sorpresa con una sconosciuta?”. Nella migliore delle situazioni lo hanno accusato di essersi inventato tutto per farsi un po’ di pubblicità. Strano che nessuno lo abbia accusato di essersela cercata, girando un film come Nymphomaniac. Esattamente quello che accade a una donna abusata, lo spiacevole contorno che a volte induce a rinunciare alla denuncia.

In aiuto dell’attore americano sono dovute intervenire le donne. Quelle del sito everydayfeminism.com e dell’associazione internazionale Women’s March, che lo scorso gennaio ha portato milioni di manifestanti in piazza contro Trump in tutto il mondo. Le attiviste hanno stilato un elenco dei motivi per cui uno stupro non è mai da considerare uno scherzo. Nemmeno quello di una donna contro un uomo, benché sia molto più raro.

L’attivista Danica Johnson ha spiegato che un’erezione non vuol dire che il rapporto sia consensuale. Così come per una donna la vagina può lubrificarsi automaticamente per limitare i danni della violenza, un uomo può avere una reazione fisiologica alla stimolazione anche se non vuole quel rapporto. Ha spiegato che i dati degli abusi subiti dagli uomini sono molto più bassi, ma che il sommerso è molto maggiore, proprio per paura di essere derisi. Purtroppo, nella maggior parte dei casi le vittime sono giovanissimi, e le abusanti donne adulte.

Per capire quanto il problema sia grave, basti pensare che persino una celeb insospettabile come il conduttore di talent show Piers Morgan ha definito la confessione di Shia LaBeouf “patetica”. Come se qualcuno potesse decidere al posto della vittima se l’esperienza è stata mortificante oppure no. Ogni stupro è uno stupro. E quando sarà chiaro a tutti, la civiltà avrà fatto un bel passo avanti.

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