Eva Henger oggi spiegata ai millennials (ma anche a tutti gli altri)

Chi è davvero l'ex pornodiva che ha sollevato il polverone con il "cannagate" dell'Isola dei famosi? Odiarla o amarla? La parola a lei.

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Tutta la verità, vi prego, su Eva Henger. Ex pornostar. Mamma chioccia. La strega che svergogna un concorrente dell’Isola dei Famosi. Una pin up. Un’intellettuale camuffata da pin up. Un’attrice brillante. Una patita di Instagram. Qual è la versione più attendibile? Il primo errore che si può fare, quando si parla di una donna che per un periodo della sua vita ha fatto sesso davanti a una telecamera, è quello di dire con piaggeria: “ah, però è intelligente!”. Il secondo errore è quello di attendere solo l’occasione buona per lapidarla, per tornare trionfanti alla prima impressione che ci si era fatti, abbandonata con riluttanza. Eva Henger queste dinamiche le gestisce dal 1992, quando per la prima volta nella sua vita ha sceso le scale del Fans Club, lo storico locale dell’Olgiata fondato dal futuro marito Riccardo Schicchi, e si è fatta una passeggiata in bikini tra gli spettatori. Con la paura che qualcuno la toccasse, le staccasse un pezzo di corpo. Con lo stupore di vedere, invece, tutti impietriti e rispettosi della sua bellezza.

Chi è Eva Henger, allora? Mito della generazione X, lasciato in eredità ai Millennials che, in fondo, poco sanno di lei. È nata a Győr, Ungheria, nel 1972. Gli amici italiani la prendono in giro perché il suo compleanno è il 2 novembre, giorno dei morti. Mentre racconta quello che leggerete siamo in un hotel, ha lo chignon come una ballerina di danza classica, un giubbotto argentato con il collo di pelliccia rigorosamente sintetico perché lei è una pioniera del faux fur per amore degli animali. Zero voglia di essere patetica e retorica. Semplicemente, Eva racconta Eva. “Quando ero bambina i miei genitori hanno divorziato, le cose si sono complicate in una guerra tra loro, e io ho cominciato a trascorrere molto tempo a casa di nonna a Fonyod, sul Lago Balaton. Mi mancavano papà e mamma, ovviamente. Tutte le bambine del mondo vorrebbero la mamma e il papà che le coccolano prima della nanna. È stato un periodo difficile, eppure bellissimo. Sono cresciuta in un bosco ai margini di una chiesa. Quando la perpetua incaricata di suonare le campane a ogni ora era malata, lo facevo io, tanto bastava premere un bottone. Giocavo spesso da sola nel bosco e inventavo personaggi, ci chiacchieravo: papà fungo, mamma fungo. Immaginavo i negozi fra gli alberi. Correvo parecchio fra gli alberi e sconfinavo nei vicini frutteti con un cane meticcio che si chiamava Bodri. Era una vita solitaria ma piena di colori e profumi, che ha amplificato il mio modo di percepire le emozioni. Mia nonna mi faceva guardare la tv solo nel fine settimana, non avevo giocattoli, li creavo io con i legnetti e le altre cose che trovavo. Niente mi distraeva dalla mia immaginazione. Questo ha arricchito molto la mia infanzia. Qualcuno penserà ‘ok, questa è matta’. Ma non mi importa”.

I bambini che crescono lontano dai genitori a volte diventano anaffettivi

Da bambina Eva sognava di fare tante cose: insegnante, dottoressa, stilista, truccatrice. Cambiava idea a seconda del modello che si trovava davanti, una persona che vedeva fare bene il proprio lavoro. “Quando sei bambina tutto è possibile. Non stavo a pensare che la dottoressa vede molto sangue e a me il sangue fa impressione. Ma se ne vedevo una in tv che mi piaceva pensavo: ‘salverò le vite anch’io’. Poi vedevo anche una brava attrice, una cantante. Un periodo ho pensato: la mattina vado a insegnare, il pomeriggio faccio la dottoressa e la sera la cantante. Sicuramente, di fare la pornodiva non ci ho mai pensato”. Il primo lavoro di Eva è invece come infermiera: “Per pagarmi la scuola da rilegatrice. Vicino alla libreria dove facevo tirocinio c’era un teatro e gli autori portavano i copioni per gli attori a rilegare lussuosamente, con il titolo in oro. Nella libreria mi piaceva il silenzio, la pace, e poi mi è sempre piaciuto leggere. Dopo aver lavorato in ospedale, quel periodo è stata una cura per l’anima. Poi c’è stato il bowling. Lavoravo ogni tanto come modella e con i soldi che guadagnavo avevo preso in gestione con un amico del mio fidanzatino di allora questo vecchio bowling con l’impianto elettrico fatiscente. Il proprietario si rifiutava di ripararlo e io mi ritrovavo spesso a infilarmi nelle buche a tirare fuori palle e birilli perché la corrente era saltata ed era rimasto tutto incastrato. Dopo un anno e mezzo non ne potevamo più. Ora il mio ex socio è un deputato”.

Tanti ragazzi e ragazze, negli anni 90, venivano a lavorare in Italia dall'Ungheria: “Perché qui da voi gli stipendi erano molto più alti. In tanti venivano a mettere insieme un po' di soldi che poi da noi bastavano ad aprire un’attività, mentre lavorando in patria ci avrebbero impiegato anni. Quando mi hanno mandato in Italia la prima volta a posare per una campagna pubblicitaria di docce idromassaggio, in quattro giorni di pose ho guadagnato quanto in sei mesi di sfilate di moda in Ungheria. Avevo 18, 19 anni ma già mi rendevo conto che in una decina di anni mi avrebbero considerata vecchia per quel mestiere. Allora era così, si posava dai 15 ai 25. Ora l’età delle modelle si è alzata”. Poi Eva firma un contratto con un’agenzia di Budapest, la Blue Angeles, di cui era cofondatore Riccardo Schicchi. Schicchi in Ungheria era per tutti quello che aveva reso Cicciolina una star internazionale e l’aveva portata in Parlamento. Era rispettatissimo. “Conoscere Riccardo è stata una fortuna per me, non certo una disgrazia. Tutto quello che ho fatto in Italia l’ho fatto di mia spontanea volontà”. Eva comincia a lavorare per la Blue Angles posando come modella di intimo, poi inizia i primi strip tease integrali, le foto per i giornali soft core. Poi si innamora di Riccardo Schicchi, e lui di lei. "All'inizio mi metteva soggezione". Si sposano in Ungheria. Lui ne vuole fare la nuova star di punta. “Riccardo i film non mi ha mai forzato a farli. L’ho deciso io. Quando ero solo una stripper, fuori dai locali o all’uscita dal Costanzo Show dove ero stata ospite, la gente mi diceva ‘sei bellissima, ho visto tutti i tuoi film’, e non ne avevo girato ancora nemmeno uno. Già solo essere vista vicino a Riccardo faceva di me una pornostar. Tanto valeva provare”. Il periodo dei film hard è stato brevissimo, ne ha girati cinque, poi rimontati all’infinito. Ma Eva non era tagliata per quel ruolo. “Non mi è piaciuto. Sul set litigavo”. Non si piegherà mai alle richieste sempre più forti che cominciavano a rovinare quel genere di cinematografia nata come appoggio alla rivoluzione sessuale (lo racconta molto bene il documentario Porn To Be Free di Carmine Amoruso). Eva si scontra sul set con i registi, con i produttori, con le altre attrici meno belle, che l’accusano di fare la principessina e si vendicano facendole scherzi crudeli. A volte la fanno piangere. “Quelle liti hanno anche rovinato i rapporti con Riccardo, purtroppo”.

Dopo aver avuto due figli, Mercedes e Riccardino, Eva e Riccardo si separano ma non divorzieranno mai. Eva si risposerà con Massimiliano Caroletti solo dopo la morte di Riccardo, stroncato dal diabete il 9 dicembre del 2012. Negli ultimi mesi lei e il nuovo compagno lo ospitano, malato, nella loro casa. Non lo hanno mai abbandonato. “Riccardo era un genio. Ha sdoganato l’entrata in Parlamento per tutti quelli che non erano politici di professione e poi la sua impresa folle si è ripetuta in molte parti del mondo, tante pornodive si sono candidate, qualcuna ha vinto, in Svizzera, in Perù. Prima di Ilona, anche per una donna esperta di politica l’ingresso alle Camere era più difficile. Ma dopo una pornodiva, per tutte le altre la strada è apparsa spianata, liscia come una pista da pattinaggio. Riccardo lo rimpiangono in tanti perché era la persona più trasparente del mondo. Con me era come un bambino, con i collaboratori scherzava molto. Chi lavorava con lui non avrebbe mai rischiato di ricevere un sorriso la mattina e poi la lettera di licenziamento la sera. Riccardo ti diceva in faccia tutto quello che aveva da dirti, non licenziava nessuno. Era troppo giovane quando è morto, solo 59 anni. Resterà giovane per sempre”.

La polemica Eva Henger Francesco Monte Isola dei Famosi. Eva lo ha accusato di aver portato con sé delle droghe leggere. Forse ora, a stomaco pieno, è meno soddisfatta del modo in cui lo ha detto, ma è convinta di aver fatto la cosa giusta. Ad Asia Argento, sul caso Weinstein, hanno detto: perché parli dopo 20 anni? A lei hanno detto: perché lo dici proprio ora? “Un’obiezione che non è valido per nessuna delle due. Non c’è prescrizione per la verità. L’unica cosa che ci distingue, forse, è che io non ho aspettato 20 anni e non mi sono mostrata in giro la persona che avrei poi denunciato. Però quello che ha subito Asia Argento è molto più grave”. Sui social network hanno detto di Eva: tu non puoi permetterti di accusare qualcuno, hai fatto la pornostar. “Allora se assito a una rapina non posso gridare “aiuto!” perché sono stata una pornostar? Chi non denuncia un reato diventa complice. Non ho fatto mai cose illegali. Non ho fatto uso di droghe, non ho rubato, ho fatto un lavoro che in molti paesi è considerato rispettabile. Persino chi ha commesso reati è un testimone attendibile: pensate a quanti criminali vengono incastrati grazie alle confessioni dei detenuti. E non posso farlo io perché ho fatto la pornostar?”. E Riccardino Schicchi, il figlio tirato in ballo come consumatore di droghe durante la polemica sull’Isola? “Quanto è bello mio figlio. Si è arrabbiato per questa polemica sul fumo. Lui sa che in passato mi ha dato dei guai. Ha superato tutto da tempo, ora e a posto, si concede giusto una birretta con gli amici perché se ne beve due già comincia a straparlare. È andato a vivere in una casa su un laghetto da pesca a Győr. Ha 4 gatti, un bel giardino, ora vuole tinteggiarla perché è rosa e non fa per lui, anche se non è un macho strafottente, tutto il contrario. Sta prendendo la patente e sta per mettersi a lavorare, farà la gavetta come corriere, con le consegne. Si sta costruendo la sua vita”. L’altra figlia Mercedes Henger, Memi, per gli amici, Memike per mamma e nonna, compare all’improvviso. È strepitosa. Dopo aver partecipato anche lei all’Isola dei Famosi è diventata modella ed è testimonial di parecchi brand. Si divide tra palestra, letture e lavoro. È magrissima, con i capelli biondo cenere, più alta della madre. Ancora non ha abbandonato l’idea di diventare psicologa, è sempre iscritta all'università.

Eva Henger, dieta? “Mi chiedono come mi tengo in forma”, dice Eva per alleggerire il discorso. “Negli ultimi anni ho provato un sacco di regimi alimentari ma perdevo un chilo e ne prendevo due. Adesso ho scoperto quella dell’Isola dei Famosi. No, non intendo il digiuno. C’è un piccolo segreto, in questo reality: ti danno pochissimo cibo ma hai a disposizione tre litri al giorno di acqua addizionata di sali minerali. Ti smorza parecchio la fame e ti mette al riparo dai giramenti di testa. Per cui mentre ero lì non soffrivo così tanto, anche se a volte si riesce a mangiare appena uno spicchio di cocco per tutto il giorno. Sono stata lì pochissimo ma quando sono tornata in Italia e mi hanno scaricata in hotel, alla prima doccia che ho fatto sono passata davanti allo specchio e quasi piangevo dalla felicità. Mi sembrava di aver ricevuto un regalo. A Natale avevo preso un bel po’ di peso. In così poco tempo, invece, ho perso 8 chili. Nei giorni successivi avevo problemi a mangiare, probabilmente lo stomaco si era ristretto. Per cui ora ho comprato gli stessi sali che ci aggiungevano nell’acqua e spero di mantenermi con questo peso, simulando ogni tanto la "situazione-Isola".

Eva Henger avrebbe potuto fare di più nella vita? In fondo, il papà era direttore di un importante dipartimento del conservatorio Béla Bartók di Budapest. Lei, di conseguenza, è esperta di musica classica, ma anche di cinema. Con Schicchi di film ne andavano a vedere anche un paio al giorno. Di lei Riccardo diceva “l’ho sposata perché è l’unica donna che ho conosciuto che la mattina non devo spingere a uscire in bici, a passeggiare nel Parco di Vejo (dove una volta si sono persi, ndr), o programmare il cinema per la sera”. Eva è precisa come una ragioniera. Ha una serie di qualifiche nel cassetto mai usate. È una persona affidabile. “No, non credo che avrei potuto, o dovuto, fare di più. Tutto quello che ho fatto è stato condizionato dalla mia voglia di avere figli. La prima l’ho avuta a 18 anni, e va benissimo così”.

L'aereo per Budapest

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