È morto Franco Battiato, il maestro, poeta, cultore del pensiero

Era un poeta e un intellettuale e ha accompagnato per mano, con le sue canzoni, tre generazioni: e ora come faremo senza di lui?

battiato
Getty Images

Il maestro Franco Battiato è morto il 18 maggio a 76 anni nella sua casa a Milo, dopo una lunga malattia. Questo è il nostro ricordo e il nostro ringraziamento per averci regalato, arte, pensiero, mondi.

Quanta influenza ha avuto Battiato sul nostro immaginario, sulla nostra fantasia? Chi è un po' meno giovane ricorda quando fingeva di capire ogni verso criptico delle sue prime canzoni per non fare brutta figura. Tutti a cercare il proprio Centro di gravità permanente. Ad aspettare L'era del cinghiale bianco e La stagione dell'amore. Tutti pronti ad alzare Bandiera bianca. A salire sui Treni di Tozeur. A cercare La cura e a chiedere ai nostri amori Voglio vederti danzare. Piaceva proprio per quello, perché ascoltarlo, anche durante le interviste, faceva sentire tutti degli intellettuali (e a volte ci ha ispirati a diventarlo davvero). Qualche anno fa, Battiato diceva di sentire la fine vicina e per questo stava intensificando i suoi impegni musicali. La battuta d'arresto è stata a novembre del 2017, con una brutta caduta con cui si era fratturato il bacino. Il silenzio, le voci che giravano sulla malattia che era stata la causa della caduta.

Franco Battiato era nato a Ionia, il 23 marzo del 1945, una città nata dalla fusione (fascista) di Giarre e Riposto. Come diceva Gabriel Garcia Marquez, gli aneddoti migliori capitano a chi li sa raccontare, e chi scrive ha avuto a che fare con quelle zone in cui tutti lo conoscevano. Lo conosceva anche mia madre, che da ragazza abitava a Ionia (ma lei l'ha sempre chiamata Riposto). Anche se era a Roma da decenni, si sentiva ancora al telefono con la vicina di casa che le aveva cucito tutti i vestiti. "I più belli", diceva lei. Al telefono strillavano, anche se non ce n’era bisogno, perché le vecchie generazioni pensano che per coprire tutta quella distanza serva alzare la voce. Quando avevo 18 anni mia mamma mi ha chiesto di portarla “giù” a rivedere i luoghi dove era cresciuta, a Riposto. Scesa dal treno, parlava in siciliano: uno shock. L'ho accompagnata nel pellegrinaggio fra le amiche, casa per casa. Fino a quella dell'amica sarta, un po' buia e piena di centrini e santini.

Getty Images

Rievocavano i pomeriggi trascorsi a cucire e parlare di fidanzamenti, e poi quella signora se ne esce con “Hai visto Ciccio quanta strada ha fatto?”. Ciccio era Franco Battiato, il figlio di sua sorella Grazia, e mia mamma lo ricordava come appare sulla copertina dell’album Fisiognomica, ma non lo aveva riconosciuto credeva fosse un'omonimia. Invece "Ciccio" era il bambino musone che si metteva in silenzio a fissare sua zia e mia madre. Qualche volta, mia madre lo aveva anche aiutato a fare i compiti.

Getty Images

La zia disse che in quei giorni Battiato (lo chiamava solo così, con il cognome) era venuto a trovare la famiglia e che se fossimo andate in spiaggia a Fondachello di Mascali, la mattina dopo, lo avremmo incontrato con i suoi amici. Lo abbiamo fatto ed è arrivato davvero con il fratello, qualche amico milanese e qualcuno d'infanzia. Quelle poche persone che erano sulla spiaggia di settembre gli si erano fatte intorno ma non osavano toccarlo né parlargli, mentre lui sorrideva al sole. Lo guardavano tutti come un'immagine sacra.

Battiato
Getty Images

Sorrideva con la beatitudine di chi è tornato a casa dopo un lungo viaggio, sulla sdraio, sotto l’ombrellone, con addosso la camicia bianca, i pantaloni e i sandali. Sembrava terribilmente felice e in pace col mondo perché tornare nei luoghi dell’infanzia è il modo per fare il bilancio e la tara fra allora e adesso, e tutto quello che sei diventato. Poi annunciò placidamente di voler fare un concertino lì in paese, a sorpresa. Con mia cugina Carla, a 30 anni di distanza, siamo incerte sul luogo, se fosse piazza del Duomo, o Piazza del Commercio. Era una piazza piccola, il palco era minuscolo, l'impianto da compagnia del liscio alle feste di paese, e siccome era un concerto da passa parola eravamo appena un centinaio. Franco Battiato era felice, aveva un'aura luminosa intorno. Mia cugina e io siamo andate sotto al palco, così basso che ci arrivava a metà petto, e gli abbiamo teso la mano. Lui che in foto non si vedeva ridere manco se gli avessero puntato una pistola alla tempia, quel giorno sorrideva tanto che le guance gli coprivano gli occhi. Si è chinato per stringerci le mani. E adesso chi glielo spiega a mia mamma, che continua a ripetermi: “Ma perché mi chiedi tutte queste cose di Riposto, è successo qualcosa a Ciccio?”.

This content is created and maintained by a third party, and imported onto this page to help users provide their email addresses. You may be able to find more information about this and similar content at piano.io
Pubblicità - Continua a leggere di seguito
Altri da Gossip