Je t'aime ... moi non plus: l'amore di Jane Birkin e Serge Gainsbourg raccontato in due mostre

L'album di famiglia e del grande amore di una delle coppie più emblematiche e trasgressive, in libreria e in mostra, da Parigi a Calais, con la complicità di Charlotte Gainsbourg e Andrew Birkin

Le baiser de Serge à Jane dans la voiture, 1969 © Andrew Birkin

Potremmo perderci nel rileggere la prima notte d'amore tra Jane Birkin e Serge Gainsbourg una delle coppie più emblematiche del secolo (esageriamo? No). Il loro legame intenso, turbolento e scandalosamente conturbante che li ha tenuti insieme per dodici anni, ci fa re-innamorare di loro ancora oggi quando riascoltiamo il capolavoro soft-erotico Je t'aime ... moi non plus. Un amplesso musicale audace e provocante eletto colonna sonora della rivoluzione sessuale. Romanticismo più che intenso protagonista di due mostre fotografiche, da Parigi a Calais (e due libri), con la complicità della celebre figlia della coppia, Charlotte Gainsbourg e di Andrew Birkin. Regista, fotografo, fratello di Jane, amico di Serge e zio di Charlotte.

1968-2018. A cinquanta anni dal loro primo incontro, sul set del film Slogan, la celebre storia d'amore tra Serge e Jane continua a dispensare fascino. Anche grazie alle canzoni, i film, i servizi di moda e le fotografie che l'hanno condivisa con il resto del mondo. Anche la loro prima notte è entrata nella leggenda con il racconto romantico della giovane icona della Swinging London (già apparsa completamente nuda nel Blow Up cult di Michelangelo Antonioni, del 1966). La ventenne piena di fresca joie de vivre, sedotta dall'arroganza che nasconde la timidezza. Dall'aura tenebrosa, dissoluta, irriverente e affascinante del quarantenne ebreo di origini russe che aveva già stregato i circoli culturali francesi con il suo poliedrico talento. "Era molto sarcastico, ma nascondeva una profonda timidezza. E fu questa contraddizione a farmi innamorare di lui. In pubblico era insopportabile, un provocatore. In privato dolce e pudico. Con i figli un clown".

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Sur le chemin de Blenheim Palace, 1969, Jane fait du stop près d’Oxford, Serge est dans la voiture derrière
© Andrew Birkin​

Si è vero, Je t'aime ... moi non plus! Serge l'aveva scritta per Brigitte Bardot durante la loro fulminea relazione. "Novanta giorni di amore folle di purezza o più semplicemente di felicità" li ha definiti la Bardot a Paris Match. Jane, duettando con Serge, ha però saputo farne suo ogni afflato di passione e spudorata conversazione tra i due amanti. Al successo ha sicuramente contribuito anche la censura in diversi paesi, dalla radio inglese al Vaticano, con la condanna del Papa a lanciarlo in testa alle classifiche, ma basta ascoltarla per coglierne le ragioni e la forza eversiva. "Je vais et je viens entre tes rein" (vado e vengo tra le tue reni, nel testo). A causa della popolarità della canzone, la Birkin sta intraprendendo un tour mondiale delle canzoni di Gainsbourg in versione orchestrale.

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Fino al 1980 sono rimasti la coppia creativa più glamour d'Europa, con il loro amore assoluto e dissoluto sotto gli occhi di tutti. Grazie anche a fotografie come quella ormai celebre che apre questa segnalazione. Scattata a Parigi in un giorno di pioggia del 1969. Serge bacia Jane sul sedile posteriore di un'auto e l'equilibrio vibrante della foto sembra capace di trattenere tutta l'energia della loro relazione. Ancora agli inizi ma già così intensa e costellata di scandalose conferme.

Serge divertissant Jane et Régine lors d’un déjeuner, 1969
© Andrew Birkin​​

A scattarla il fratello di Jane, come fa ormai da quando ha comprato la sua prima macchina fotografica economica. Andrew Birkin, lo sceneggiatore e regista inglese appassionato di fotografia che qualcuno ricorda come assistente di Stanley Kubrick per 2001: Odissea nello spazio, o il leggendario film mai realizzato su Napoleone. Altri per aver scritto e diretto Il giardino di cemento (The Cement Garden, 1993). Il film premiato con l'Orso d'argento del Festival di Berlino, per la regia della storia di attrazione incestuosa, tenera e spiazzante, interpretata dalla nipote Charlotte Gainsbourg e suo figlio Ned Birkin.

Deux poseurs, 1964, Photo de Jane et d’Andrew
Séance photo pour un magazine français, 1969
© Andrew Birkin​

Una delle tante foto che Andrew Birkin continua a scattare negli anni sessanta e settanta, per servizi fotografici e per l'album di famiglia. Rimasto in parte inedito fino alla selezione raccolta nelle 172 pagine della pubblicazione edita da Taschen nel 2013, con il titolo di Je t'aime ... moi non plus (The Jane Birkin and Serge Gainsbourg family album).

Foto di mattinate sonnolente, lunghi pranzi, quotidianità, serate fumose e mondane, insieme a prospettive meno familiari di Gainsbourg che ride a crepapelle, gioca o coccola l'amato cane, il Bull Terrier Nana. Frammenti di una relazione amorosa che Il Musée des Beaux-Arts di Calais ospita insieme a testi, oggetti, un mini documentario e tanta poesia, lungo un percorso espositivo alla scoperta di Jane & Serge (fino al 4 novembre 2018).

Le torchon brûle chez les Gainsbourg (planche contact n°28 A), 1974
© Andrew Birkin​
Serge et Nana, 1977
© Andrew Birkin​​
Sur le chemin de Blenheim Palace, 1969
© Andrew Birkin​

Un viaggio nella dimensione più intima della loro relazione, affatto interrotta dalla separazione nel 1980 (per colpa degli eccessi di Serge), altri amori, figli. Del loro affetto, nutrito dall'affinità e dall'amore per la figlia Charlotte, fino alla morte di Serge Gainsbourg nel 1991. Un legame sostenuto dalla passione per la musica di entrambi, anche dopo la sua scomparsa.

Jane Birkin et Serge Gainsbourg, 1969
©Tony Frank / La Galerie de l’Instant​​

Contemporaneamente, Charlotte Gainsbourg, con la complicità dell'amico fotografo Tony Frank, ci lascia anche entrare nella mitica e inaccessibile casa parigina di Serge Gainsbourg e della sua infanzia, con Gainsbourg 5 bis rue de Verneuil. Il libro edito da E / P / A (25 ottobre 2017) e la mostra fotografica, ospitata al momento a La Galerie de L'Instant di Parigi (fino al 10 giugno 2018), ci schiudono le porte del rifugio privato del mito indimenticabile, custode della sua eredità più intima.

Un antro zeppo di ricordi e cimeli che ha ispirato le opere più dirompenti del cantautore, del musicista, del poeta e dell'artista poliedrico, insieme alle passioni e gli amori, i figli e gli amici. Un luogo di culto per orde di fan, prima e dopo la scomparsa di Gainsbourg che la celebre figlia ha provato a rendere un museo per anni.

Gainsbourg sur son lit, entouré de quelques-uns de ses albums souvent illustrés par des photos de Tony Frank, 1979
©Tony Frank / La Galerie de l’Instant
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