John Travolta oggi ha smesso (ufficialmente?) di ballare il Sabato Sera

A Cannes l'ex Tony Manero diventa John Gotti: sarà il ruolo decisivo della carriera?

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Di Night Fever è rimasta quella da tappeto rosso, calcato con il passo deciso di chi ha saputo ballare in quel di Hollywood dagli anni 70 a questa parte. Tonfando malamente, rialzandosi dopo anni, dribblando polemiche religiose e personali. John Travolta oggi si svela per quello che è: un attore che sa di essere un grande quando vuole. Anche di fronte alle prese in giro della stampa per look scruffy e forse non proprio adeguati a lui: John Travolta barba incolta e capello incerto ai photocall di Cannes 2018, uhm. Da rivedere. Ne è passato di tempo dall’energico e fonatissimo Tony Manero. Ne è passato altrettanto dallo sguardo laser di Danny Zuko. John Travolta a Cannes ci torna a 40 anni dal successo di Grease, quello che lo consacrò definitivamente a icona del cinema e della musica al tempo stesso dopo il successo strepitoso de La febbre del sabato sera. Che lo lanciò nell’olimpo delle star sulle note dei Bee Gees. John Travolta è un uomo che ha passato la vita, in un certo senso, a liberarsi di due personaggi ingombranti. Con affetto. “Un'intera generazione ha avuto per simbolo Tony Manero e io mi sentivo bene in quei panni. Mi ero allenato duramente per diventare un ballerino, avevo appena 22 anni, mi sentivo fortissimo. La troupe ancora si ricorda l'energia specialissima su quel set” ha raccontato l’attore, riportato dall’ANSA, all’incontro coi giornalisti e i fan accorsi sulla Croisette in occasione del quarantennale di Grease. John Travolta Danny Zuko ovvero il bello della scuola che si ispirava palesemente a James Dean ed Elvis Presley ma nascondeva un cuore di panna per gli occhioni di Sandy, interpretata dalla deliziosa eterna ragazzina Olivia Newton-John. Quel Grease che è stato ritrasmesso sulla spiaggia di Cannes nel quarantennale dell’uscita alla presenza di Travolta e del regista Randal Kleiser (con gli occhi lucidi). Quel Grease che registra i picchi d’ascolto ogni volta che passa in tv con tanto di commenti Twitter in tempo nostalgicamente reale. John Travolta oggi a Cannes riceve il Variety Cinema Icon Award, il primo consegnato dalla rivista americana, dopo aver presentato il film Gotti nel quale recita accanto alla moglie Kelly Preston e alla figlia Ella Bleu Travolta. Affari di famiglia in tutti i sensi, visto che il film racconta la storia del boss John Gotti che prese il comando dei Gambino, una delle più celebri e famose famiglie mafiose che operarono a New York nel secolo scorso. E la chimica tra moglie e marito è passata nel film, a quanto si legge dalle prime recensioni e critiche pubblicate dopo la prima.

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Ma è John Travolta a Cannes la sorpresa. Perché se c’è un simbolo di uomo che ha vissuto il momento di atomico splendore della sua stella e subito dopo quello di massimo appannamento, che ha vinto Golden Globes e Razzie Awards al tempo stesso, che ha rifiutato ruoli incredibili andati a Richard Gere (American Gigolò, per esempio), quello è John Travolta. Che nel 1993 incontra il regista che lo aiuta a togliersi la polvere dalle ginocchia e gli regala il ruolo del decennio, quello di Vincent Vega in Pulp Fiction. John Travolta a Quentin Tarantino deve molto della sua vita di fine millennio, e lo riconosce. “Quentin rischiò su di me e io con lui” ha riconosciuto Travolta. E di Pulp Fiction dice: “Un film eccezionale, un fenomeno culturale di enorme impatto, divertente, grandioso. Il successo di quel film mi ha permesso di scegliere tutto quello che è venuto dopo, ricevevo fino a 20 copioni nello stesso tempo” ha raccontato Travolta davanti al pubblico di Cannes. Ma lui, forse testardamente, ha continuato a fare quello che si sentiva di fare rispetto ad un ruolo. Un attore non deve mai giudicare il suo personaggio, lo deve incarnare con la trasformazione fisica, vestendone in panni. Travolta ha spesso sbagliato ma a differenza di tanti ne ha voluto pagare le conseguenze. La vita privata è stata complessa: John Travolta e Scientology, capitolo aperto (e l’antica ruggine mai sopita con Tom Cruise). Di fronte alle critiche per l’aderenza al credo di Ron Hubbard, lui oggi dice che gli è stato di molto sostegno nei momenti difficili. Non alimenta polemiche, non vuole, non gli serve. John Travolta e il figlio Jett, capitolo tristissimo: nel 2009 il ragazzino muore dopo una presunta crisi epilettica mai del tutto chiarita. La famiglia è devastata, la stampa non molla i Travolta. Perché Jett era autistico, come aveva ammesso Kelly Preston nel 2006, ma la speciale condizione del figlio era stata sempre tenuta nascosta non si sa bene per quale motivo. Pudore, forse. Dalla tragedia John Travolta esce con le ossa sbriciolate a sua volta, le critiche sono esagerate nei suoi confronti, mescolano professione e vita privata. Due concetti che all’attore americano non piace mai mescolare. Superare il momento difficile si può: nel 2010 nasce il terzo figlio Benjamin, il piccolo di casa Travolta. L’amore tra John Travolta e Kelly Preston resiste all’urto. E la vita può ricominciare di nuovo, così come la carriera.

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Di ruoli speciali nei film John Travolta ne ha interpretati tantissimi, sin dal giovane: oltre a quelli storici, va segnalata la protagonista en travesti di Hairspray nel 2007, con cui è tornato al primo grande amore, il musical, mostrando ancora una volta le sue capacità ballerine. Ma considerare John Travolta ballerino e basta è riduttivo: e in Gotti lo mostra con un’interpretazione notevolissima. Dimentichiamo le sue mosse, i suoi piedini che si muovevano in uptempo, le dita che puntavano al cielo. Alla premiére del nuovo film a Cannes, Travolta si è messo a ballare assieme a 50 Cent, ospite musicale della giornata, ripentendo i passi già mostrati nel celebre ballo di Pulp Fiction. Quello che lo ha inserito nell’immaginario collettivo assieme ad Uma Thurman in camicia bianca e caschetto nero. Ma quei tempi sono davvero andati, cristallizzati nella storia. John Travolta oggi, a 64 anni, si sta concentrando su quelli che potrebbero essere i ruoli definitivi della sua carriera cinematografica. Balla balla, ballerino. Che sei stato.

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