Dylan Farrow è di nuovo il nome e cognome che potrebbe far tremare l'America (e non solo). La figlia adottiva di Mia Farrow e Woody Allen, oggi 33enne, che nel 1992 ha accusato il regista di molestie sessuali, si è ribellata via social ai commenti ironici che il padre adottivo ha rilasciato durante un’intervista al programma della tv argentina Periodismo Para Todos. Durante lo show, Allen si è dichiarato innocente per l’ennesima volta, ha detto di essere un fan del movimento #metoo e ha scherzato che a suo avviso dovrebbe esserne il “ragazzo immagine”, poiché lui non è stato mai accusato di molestie da nessuna delle attrici con cui ha lavorato in tanti anni. E per lo stesso motivo non ci sta a essere accostato ad Harvey Weinstein. Ha ribadito poi la sua posizione, ovvero che le accuse di Dylan sono state alimentate dall’ex compagna Mia Farrow, furiosa dopo aver scoperto le foto scattate da lui di Soon-Yi Previn, la figlia adottata col precedente marito Andrè Previv, con cui Allen ammise subito di avere una relazione (e con cui oggi è sposato). L’affair Allen – Farrow è sicuramente uno dei più controversi e discussi degli ultimi decenni, anche per la difficoltà, per chi assiste dall’esterno, di schierarsi per l’uno o per l’altra.

Dylan Farrow con la madre Mia Farrow al gala delle 100 persone più influenti del Time
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Dylan Farrow era stata adottata al principio solo da Mia, a due settimane dalla nascita nel 1985. Appena entrata in casa Farrow aveva già altri sette fratelli. Nel 1991 venne adottata anche da Allen, insieme al fratello Moses. La situazione è precipitata l’anno dopo, quando la Farrow ha scoperto le fatidiche foto di Soon-Yi, e subito dopo Dylan ha dichiarato di aver subito molestie. Sono passati 25 anni da allora e Dylan non ha mai ritrattato, appoggiata dal fratello Ronan (il Ronan che ha vinto il premio Pulitzer proprio con l'articolo che ha inchiodato Weinstein), mentre Moses si è invece schierato col padre, e ha accusato Mia Farrow di maltrattamenti. Mia ha versato quindi benzina sul fuoco svelando che Ronan non sarebbe un figlio naturale di Allen, ma dell'ex marito Frank Sinatra. Un intreccio in cui qualcuno mente e che non avrà mai una soluzione. A meno che Woody Allen non decida di confessare o la figlia di ritrattare. Intanto, ora che non è più una bambina da un pezzo, Dylan Farrow dopo aver appreso le dichiarazioni del padre adottivo in Argentina, ha risposto su Twitter, il mezzo preferito dagli americani. E ha pubblicato (per sopperire al limite dei caratteri consentiti) un’immagine con queste parole: “Le buffonate di Woody Allen sono un disperato tentativo di salvare la sua carriera in declino. Quello che pensa davvero del #metoo e di Weinstein è evidente dalle prime dichiarazioni che ha rilasciato, in cui lo difendeva. Tutto ciò che dice ora è calcolata strategia di public relation per minare le accuse contro di lui. Ormai ci siamo fatti furbi e sappiamo a che punto sono in grado di arrivare gli uomini potenti per umiliare e mettere a tacere le loro vittime”. Il fatto che non si rivolga mai direttamente al padre, che chiama con nome e cognome e sempre in terza persona, la dice lunga sulla voragine che c’è tra loro.

Soon-Yi Previn con i fratelli.
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La vicenda Allen-Farrow è stata riassunta di recente anche da Madame Le Figaro, partendo dall’agosto 1992, quando la piccola Dylan disse al dottore di essere stata abusata dal padre in soffitta. Come accade in questi casi, il medico ha dovuto allertare la polizia, ma Allen non venne mai incriminato per mancanza di prove concrete. Nemmeno lo staff di psicoterapeuti che ha esaminato il caso è infatti riuscito a trovare le prove. Tuttavia, un guardiano della proprietà in cui viveva la coppia, dichiarò al tempo di aver visto la testa del regista indugiare nell’incavo del ginocchio della bambina, come se lo baciasse. Un altro dipendente disse di averla vista senza biancheria nel giorno del presunto abuso. E Mia Farrow affermerà che Allen era in terapia proprio per risolvere il problema dell’attrazione nei confronti della bambina, tanto che in famiglia vigeva la regola che nessuno doveva mai lasciarli soli insieme. Il giudice ritenne infine che i risultati della perizia degli psicologi sia stata influenzata da una sorta di ammirazione nei confronti del grande regista, che secondo lui aveva invece un comportamento palesemente inappropriato con la figlia di 7 anni, disponendo infine le misure per allontanarla e proteggerla dal padre.

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Dylan Farrow venne quindi affidata alla madre e non si parlerà più della faccenda fino al 2013. Nel frattempo si è sposata, ha cambiato il suo cognome in Malone, si è trasferita in Florida e ha avuto una figlia. Nel 2013, quindi, comincia a rivangare la storia e rilascia al New York Times un racconto accurato dell’abuso che sconvolge l’opinione pubblica. Woody Allen ribatte nuovamente accusando Mia Farrow di aver plagiato Dylan, costruendo nel suo immaginario di bambina un falso ricordo. Ma è il periodo del film Blue Jasmine, per il quale Allen ha scritto anche la sceneggiatura che gli è valsa una candidatura all’Oscar, e per il quale la protagonista Cate Blanchett vince la statuetta e un Golden Globe. Trionfi che distraggono l’opinione pubblica dalle parole di Dylan, la cui storia scivola nel dimenticatoio. Di Dylan Farrow non si sentirà più parlare fino all’esplosione del caso Weinstein e del movimento #metoo. La donna riprende coraggio e rilascia un’intervista al Los Angeles Times, nel dicembre 2017, lamentandosi della cortina omertosa che Hollywood ha alzato intorno al regista per proteggerlo. Le dichiarazioni degli attori e degli altri registi, infatti, non sono mai state sbilanciate dall’una o dall’altra parte. Ne rilascia un’altra alla CBS, dimostrando che la sua rabbia non accenna a diminuire, tanti anni dopo l'abuso che dichiara. Si lamenta di essere stata lasciata sola col suo trauma, fatta eccezione per il fratello giornalista Ronan che continua a dichiarare di crederle, e che racconta in un articolo di quando il padre, nel cuore della notte, svegliava la sorellina per chiederle di succhiarsi il pollice davanti a lui. Ma è in questo stesso periodo che il fratello Moses contrattacca accusando invece Mia Farrow di maltrattamenti. Ronan interviene difendendo anche la madre, e su Twitter scrive che ha fatto invece “un magnifico lavoro” con loro. Poi le cose cambiano. Viene fondata Time’s Up, l’organizzazione che sostiene le donne vittime di molestie sessuali, fondata da molte attrici di Hollywood, e Dylan si sente meno sola. Nathalie Portman dichiara di crederle. Colin Firth si rifiuta di girare con Allen. Penélope Cruz invoca una riapertura dell’inchiesta sul regista. La speranza, come si augura anche la giornalista Chloé Friedmann su Madame Le Figaro, è che finalmente si faccia luce su questa faccenda per cui sono stati sprecati un sacco di titoloni. Senza venire mai a capo della verità.