Dalla prima puntata de Le Iene ai servizi su Malika, la velocità di Veronica Ruggeri

Intervista con il volto, voce, azione dei servizi più significativi (e urgenti) dello storico programma.

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Una come Veronica Ruggeri va veloce, lo ha sempre fatto, ogni volta a suo modo. Correre, non stare mai ferma, spostarsi, reinventarsi, cambiare città e spostarsi ancora treni, aerei, macchine, bici, ma soprattutto quad – grazie al fratello rallysta – e moto – una passione che ha da sempre, “un mondo fatto per due”, come scrive sul suo profilo Instagram, una delle tante che condivide con il fidanzato Nicolò De Devitis, conosciuto al programma tv Le Iene dove lavorano entrambi, lei da otto anni, lui da prima. “A differenza sua, che ha sempre saputo quello che voleva fare, io non non ho mai pensato alla tv”, ci dice quando la sentiamo a telefono. “Mentre studiavo alle superiori, lavoravo in un bar nel Castello di Compiano, a pochi chilometri da casa mia, a Borgotaro, un paesino della provincia di Parma, e i ragazzi che lo frequentavano pensarono di parlare con una che organizzava le selezioni di Miss Italia che poi mi contattò proprio tramite il proprietario del bar”.

“Ero una ragazzina timida e insicura, ho vissuto la cosa come un incubo”, continua a raccontarci. “Per questo, una volta passate le selezioni, decisi di non continuare le successive, perché non me la sentivo più. Ero un pesce fuor d’acqua e i primi a rendersene conto furono proprio i miei genitori. “Non è il tuo”, mi dicevano. Due anni dopo, mentre continua a studiare per la maturità, viene ricontattata di nuovo, ma a quel punto fu lei a decidere di partire (eccola qua) e di andare – “non sapevo ancora bene dove, ma mi sono buttata”, ricorda – perché era una sfida che volevo vincere con me stessa. Se non ci fosse stata questa doccia fredda, sarei sempre rimasta quella ragazza timida che non voleva parlare di Borgotaro. Insomma…sarei rimasta per sempre quella cosa lì”. Passa ancora del tempo, inizia a studiare economia e marketing a Parma e sempre in zona, viene chiamata a presentare un evento in un altro paesino con ospiti i comici di Zelig. “Avevo 21 anni ed ero inesperta, ma visto che pagavano molto bene – una cifra per me inimmaginabile, vengo da una famiglia normale, non potevo dire di no - mi sembrava quasi irrispettoso non accettare e decisi anche lì in fretta e di salire su quel palco”.

A quell’evento c’era anche un ex autore de Le Iene che la nota e le dice che sarebbe stata perfetta per quel programma. Di nuovo un altro spostamento, stavolta però in direzione Milano, a Cologno Monzese, dove fa il primo colloquio con Riccardo Festinese, oggi suo caporedattore, che è stato per lei il suo “papà milanese”. “Nei primi periodi volevo tornare a casa e se non l’ho fatto lo devo a lui. Da piccola non sognavo la televisione, non fingevo di essere la Cuccarini girando per casa con la spazzola in mano, ma sognavo solo una carriera militare. Che poi, in realtà, non sapevo neanche cosa volesse dire, però era quello che volevo. Mi ricordo una volta che papà era stato ricoverato, niente di grave, ma aveva come vicino di stanza un militare, un ragazzo che prima di tornare a casa lasciò un cappellino per me, perché nonostante fossi piccolissima, lo avevo riempito di domande. Pensavo che quella dovesse essere la mia strada”.

Lo disse anche a Festinese e fu, probabilmente, anche quella confessione non comune a incuriosirlo e a credere in lei – come tiene a precisare Veronica – affidandole il suo primo servizio fatto da sola su un usuraio, intitolato “Nell’inferno dell’usura”. Da allora, ce ne sono stati tantissimi, tutte storie complicate ma raccontate con una semplicità e una professionalità da far invidia ai migliori giornalisti. “Io non lo sono, lo ribadisco sempre – aggiunge lei – perché non ho studiato per esserlo. Mi sono sempre limitata a essere una persona normale che fa Le Iene riportando il pensiero di molte persone. Quando prendi e vai dal cattivo di turno a dire quello che pensi, dici quello che pensi tu – è vero - ma soprattutto quello che pensano e dicono tante altre persone in quel momento. Non sono altro che quella ragazza di Borgotaro - il mio centro del mondo – una ragazza che può dire la sua in quel programma e questo mi piace da pazzi. Sono molto malinconica purtroppo, chi mi conosce lo sa – aggiunge - e ancora oggi non ho superato totalmente la lontananza dalla mia famiglia. Sono sempre stata una bambina e una ragazza timida: se andavo a fare la spesa con mia mamma, diventavo rossa al solo pensiero di scendere dalla macchina. Avevo tante insicurezze, non parlavo mai quando ero con tante persone e le interrogazioni a scuola erano un problema, non perché non fossi preparata – ero parecchio secchioncella - ma proprio per via della timidezza: l’idea di essere ascoltata da tante persone mi faceva terrore”.


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Una paura che a ben vedere ha superato al meglio, visto che oggi si rivolge a milioni di persone tra conduzioni (ha condotto Le Iene nel 2019 con le colleghe Roberta Rei e Nina Palmieri) e servizi, molti dei quali hanno avuto un’eco grandissima. Dall’incubo dello stalker fino a uno dei più recenti e visti su Malika, la giovane ragazza cacciata di casa dai genitori perché lesbica. “A che punto siamo in Italia sulla tutela dei diritti e la protezione delle persone LGBTQI+ lo si capisce vedendo quel servizio”, ci fa notare. “Quella di Malika è una storia che parla per tutte le storie. Quando ho iniziato a registrarla, quasi non ci credevo, non sapevo come aiutare quella ragazza di 19 anni che non aveva più né affetti né casa né vestiti, nel mio piccolo potevo fare ben poco. Arrivando nel suo paese e parlando con i genitori, mi sono resa conto della gravità della situazione. C’è così tanta gente ignorante da far davvero paura, ma oggi in cui si festeggia tra l’altro il Pride Month - mi dispiace davvero doverlo dire - non rispetto più chi pensa, dice e fa certe cose. Quando ho sentito quella madre pronunciare delle parole così offensive, ho ringraziato di averne una che ha avuto un’educazione diversa e che è riuscita a trasmetterla al meglio a mio fratello e a me. Ho sofferto tanto con Malika: oggi la sento spesso e finalmente è riuscita ad avere una sua casetta a Milano, ma non posso immaginare – nessuno può immaginarlo – il dolore che ha dentro. Come fai a stare lontano dai tuoi genitori sapendo che pensano certe cose su di te?”. “Ci sono comunque stati tanti pezzi di merda – aggiunge - che dicevano che lei lo ha fatto solo perché voleva visibilità. Sono una che cerca sempre di non esagerare, ma in quel caso mi stava venendo voglia di urlare contro certe persone e commenti, ma purtroppo –come dicevo - all’ignoranza non c’è fine. Sono sicura che tra tre anni a Le Iene si continuerà a parlare ancora di certe cose, anche perché si tratterebbe di rieducare troppe persone”.

La battaglia contro la violenza sulle donne è un suo credo, un fil rouge che troviamo in molti suoi servizi per cui si batte da otto anni a questa parte. Di recente, in diretta da quella suggestiva cornice che è lo Stadio dei Marmi di Roma, ha condotto su Italia Uno la partita Gillette Bomber & King, la partita benefica a sostegno della Fondazione Doppia Difesa creata nel 2007 da Michelle Hunziker e Giulia Bongiorno proprio per denunciare e combattere la violenza sulle donne. “È stato molto emozionante lo eravamo un po’ tutti, perché sono scesi in campo gli uomini (da Francesco Totti a Bobo Vieri, da Daniele De Rossi a Bernardo Corradi, Luca Toni e molti altri, ndr) per le donne in un contesto come quello del calcio che è seguito per la maggior parte da uomini. Il servizio che ho fatto sulle tante donne vittima di violenza e stalking telefonici – aggiunge - è uno dei miei ultimi servizi prima della chiusura estiva del programma (l’ultima puntata andrà in onda l’8 giugno prossimo, ndr), e dimostra che di casi del genere, non bisogna smettere di parlarne”. “La mia paura era di fare retorica, di ripetere cose già dette, ma in realtà, a ben vedere come vanno le cose, non è mai abbastanza, perché i numeri di violenza si sono alzati incredibilmente soprattutto nell’ultimo anno, complice il lockdown, con moltissime richieste di aiuto e vittime. In Italia non siamo messi bene e adesso, al posto di quei numeri che si sono alzati, chiediamo serenità. Lo stalker di quel servizio, nonostante tutto, non si ferma ancora. Ci deve essere un sostegno psicologico per persone malate come lui, perché fino a quando non si curerà, continuerà a fare del male a se stesso e agli altri. Bisogna stare attenti a queste persone e non accontentarsi di certe e frettolose misure cautelari come gli arresti domiciliari, perché a volte servono davvero a poco”.

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Come donna – le chiediamo - ha mai avuto paura? “No, mai”, ci risponde subito. “Anni fa, mi è capitato di avere una relazione con una persona molto gelosa, ma niente di paragonabile alle storie che ho raccontato nei miei servizi. Dipende tutto sempre dall’età e dal carattere che hai. Quel tipo di gelosia pesante l’ho affrontata scappando, cambiando vita, trasferendomi, ricominciando”. Per lei, il presente e il futuro – in attesa di ricevere, il 25 giugno prossimo a Bari il Magna Grecia Awards 2021 - per il suo slancio “oltre il talento, volto a smuovere le coscienze dalla stasi dell’omologazione, del conformismo e della rinuncia alla partecipazione”, come si legge nella motivazione – e di un prossimo programma estivo, è tutto con il suo Nicolò. “All’inizio eravamo solo amici. Lo so, aggiunge subito, questa frase è banale, ma è andata così. C’è stato anche un periodo in cui non mi stava neanche troppo simpatico, ognuno aveva le proprie vite. Poi abbiamo iniziato a confrontarci, eravamo disperati tutti e due, un po’ persi, lui forse un po’ di più, sa, è un romano a Milano (ride, ndr). Insomma, abbiamo iniziato a raccontarci, eravamo entrambi single, passavamo ore a telefono, fino a quando, un giorno, dopo aver finito di registrare un programma, lui mi chiama – o forse sono stata addirittura io a chiederglielo? (ride di nuovo, ndr) – e mi dice che avremmo potuto prenderci due giorni e fare qualcosa insieme, in amicizia. Non ci vidi nulla di male, anche perché il mio migliore amico di sempre è un uomo, quindi figurati, non c’era alcun un pensiero dietro. Decidiamo così di andare a Gardaland, ma Nicolò non vuole fermarsi la notte lì, perché – ma questo me lo ha confessato solo tempo dopo - si sentiva in imbarazzo a dormire con me. Da lì è nato tutto, esattamente da quel giorno in cui siamo stati completamente da soli per 15 ore di fila. Sentivo che c’era qualcosa di strano, poi ho capito. E anche lui”. Oggi sono molto complici, fanno molte cose insieme tra cui una experience (manco a dirlo) con il fuoristrada, ma spesso usano la moto che lui ha preso da poco. “Ho il piede pesante che sfrutto però solo in pista, sono molto prudente”, ci dice Veronica prima di salutarci e di raggiungerlo su una gradinata per mangiare una piadina. “Sono quasi le 16 e 30, abbiamo finito entrambi da poco di lavorare, è il nostro pranzo. Poi scappiamo a Milano, poi a Roma, dopo domani chissà”. E ride di nuovo, stavolta ancora con più gusto. Viva la velocità, viene da pensare aggiungendo un #allatua - uno degli hashtag più usati da Nicolò - aggiungendo anche un #allavostra e un #atuttinoi, più necessari che mai.


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