Scarlett Johansson che rinuncia a un ruolo trans è vittima di discriminazione?

Negare a una donna la parte di un transgender è diventato un sopruso paradossale o una sacrosanta rivendicazione? (spoiler: l'uno e l'altro)

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Scarlett Johansson ha rinunciato al ruolo di Dante Tex Gill nel film Rub e Tug. Dante Gill è stato un malvivente americano, nato donna, che facendosi passare per uomo gestì negli anni 70 un centro massaggi con un giro di prostituzione. Diventò molto famoso in patria quando si scoprì che quel temibile gangster, forte bevitore e dal carattere spietato e aggressivo, era invece una femmina che si fasciava stretto il seno e si imbottiva la patta. Appena Scarlett Johansson ha annunciato l’intenzione di interpretarlo, la comunità Lgbt ha però subito espresso delle perplessità. Era scaturita una polemica e la rete si era ribellata. Topic della contestazione: Scarlett non è una transessuale e quel ruolo spetta a una vera transessuale. Non basta il taglio di capelli unisex che ha adottato. Alla fine, Johansson ha deciso di rinunciare: “Nutro una grande ammirazione e amore per la comunità trans e mi fa piacere che la conversazione sull'inclusività a Hollywood continui”, ha dichiarato. Ma la polemica Scarlett Johansson lgbt non si è spenta, come forse è giusto.

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Le domande che scaturiscono dopo questa decisione sono un paio. In una società che diventa sempre più gender fluid, non sembra - paradossalmente - discriminatorio impedire a una donna di interpretare un transgender? Abbiamo di fronte agli occhi l’esempio di Asia Kate Dillon, l’attrice che interpreta un/una geniale analista della serie Billions, che non avendo un riferimento di genere preciso si fa chiamare in modo neutro plurale, come fa nella vita reale l’attrice stessa (che è legata sentimentalmente a un uomo). La presa d’atto di un certo tipo di concetti, ormai, dovrebbe permetterci di dare per scontato che l'uno vale l’altra a prescindere dal sesso con cui sono nati e dalle preferenze. Quello che dovrebbe contare è il talento e basta. Ma dall'altro canto, Scarlett è stata già contestata per aver interpretato in Ghost in the Shell un ruolo che doveva essere asiatico, e tutto il film venne comunque accusato di whitewashing, lo “sbianchettamento” di ruoli e argomenti appartenenti ad altre etnie che non siano quella caucasica. Nel caso di Rub e Tug, la comunità Lgbtq ha preso la sua posizione contro la tendenza "asso piglia tutto" di chi è bianco e etero. Possiamo dargli torto? A ognuno la sua valutazione, col risultato che tutti hanno ragione. Stavolta l’attrice di origini danesi non se l’è sentita di reggere di nuovo il peso degli insulti che la rete non ti risparmia, già subiti con Ghost In The Shell. Quindi ha deciso di dare forfait, aggiungendo che ha "imparato molto dalla comunità Lgbt grazie a questa esperienza”. Ora c’è solo da sopportare un po’ i rimproveri di chi le dice che doveva tenere duro (no, non si può fare contenti tutti), almeno fino a quando non si saprà chi prenderà il suo posto nel cast.

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