Natalie Portman a Venezia 75 non convince: e il suo ritorno con Jude Law non è all'altezza di Closer

L'attrice arriva in Laguna per presentare Vox Lux, un film complesso e leggero, danza e dramma. Il risultato? Un film che fa discutere.

Vox Lux Photocall - 75th Venice Film Festival
Getty ImagesFranco Origlia

Quattordici anni fa, il regista tedesco Mike Nichols – autore di film cult come Il Laureato, Chi ha paura di Virginia Woolf ? e Una donna in carriera– coinvolgeva il pubblico e (parte della) critica con Closer, portandoci nella Londra degli anni Novanta tra relazioni e gelosie, tra romanticismo, materialismo ed egoismo condotti fino all’estremo. Al centro, oltre a quella tra Julia Roberts e Clive Owen, c’era la storia tra Dan, un attraente scrittore in cerca di fama interpretato da Jude Law, e Alice, una giovane americana con un passato da spogliarellista. Nei panni di quest’ultima c’era Natalie Portman, oggi protagonista assoluta qui alla 75esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.

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Avvolta da un tubino nero molto corto e con cappa integrata capace di portare solo l’immaginario più incapace a Jackie Kennedy - la donna-icona da lei interpretata proprio in Jackie di Pablo Larraìn - l’attrice Premio Oscar per Black Swan è qui per Vox Lux di Brady Corbet, presentato nel concorso ufficiale. Nel nuovo film del regista di The Childood of a Leader (premiato tre anni fa proprio a Venezia con il Premio Orizzonti per la migliore regia e con il Leone del Futuro-Premio “Luigi de Laurentis” da Jonathan Demme a cui è dedicato questo nuovo lavoro), è Cecilia, una donna che da ragazzina sfuggì ad un massacro compiuto nella sua aula per diventare, poi, venti anni dopo, una cantante famosa. Entra in scena nella seconda parte del film, in quella ambientata nel 2017, quando, tra un concerto e l’altro, tra un abito di strass e un’acconciatura alla David Bowie, la ritroviamo alle prese con una figlia adolescente (è Jennifer Ehle) e una sorella con cui non riesce proprio ad andare d’accordo (Stacy Martin) ma – soprattutto – con un manager, interpretato da Jude Law.

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Quattordici anni dopo, dunque, l’attrice israeliana e l’attore inglese sono di nuovo insieme sullo schermo, ma tra i due – così come nella vita – c’è solo un rapporto professionale. Dovrebbero far scintille, ma tra loro c’è solo uno scambio di paillettes, mai indossate – per fortuna – da lui, ma svolazzanti nell’aria assieme alle piume finte tra una performance e l’altra. La Portman desiderava da molto tempo interpretare una popstar, “ma non mi confronto mai con i miei personaggi”, ci spiega durante il nostro incontro e – visti i risultati non proprio edificanti – si vede. Ad aiutarla a calarsi al meglio nella parte, ricorda, ci ha pensato la cantante Sia, quella, per capirci, che ha sempre un cappello nero e un lungo caschetto biondo a coprirle il viso, autrice anche della colonna sonora di questo film assieme a Scott Walker. Grazie a loro e grazie alla scenografia di Sam Lisenco e ai costumi di Keri Langerman, la Portman “regala” agli spettatori una lunga sequenza di quindici minuti in cui darà il via ad un concerto capace di trasformare il film in un inutile e noioso videoclip musicale.

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Tra lei e Jude Law , dunque, non c’è alcuna alchimia, come dicevamo, e la coppia funziona poco sullo schermo, giustificata anche dal fatto che qui, ciò che dovrebbe emergere, è tutta la tragicità della storia, personale e collettiva, in esso raccontata. Purtroppo, però, noi non ce ne siamo accorti. “Da una come la Portman ci si aspettava qualcosa di meglio”, commenta qualcuno all’uscita della sala dopo la proiezione ufficiale. Ne siamo proprio sicuri? Dove è finita la straordinaria Matilda, la bambina da lei interpretata nell’indimenticabile Leon di Luc Besson, la pellicola che dopo Cannes la lanciò nel cinema mondiale? Da allora, di lavori e di strada, Natalie Portman ne ha fatta, ma di lei ciò che ha preso una china clicheizzata– dobbiamo ammetterlo – è il modo di porsi. Non il suo essere vegetariana da quando è piccola, ma quel suo “essere impegnata a tutti i costi” e su più fronti. Sempre. Se si guarda alle sue ultime scelte lavorative, per esempio, ad emergere è sempre una voglia di stupire che, però, alla fine, finisce con avere effetto solo su se stessa e – ça va sans dire – su suo marito, il coreografo Benjamin Millepied (un nome che è tutto un programma), conosciuto sul set de Il Cigno Nero? “Con lui abbiamo provato insieme tutte le scene dei balletti anche a casa”, precisa lei orgogliosa in conferenza stampa. Pensate che gioia. E se la preferissimo per come si poneva in un film improbabile, Amici, amanti e…, a fianco di Ashton Kutcher (che allora era ancora il toy boy di Demi Moore), perché almeno lì era un'altra se stessa? Meno stereotipi, meno frasi ad effetto - come quella detta poco fa durante il nostro incontro (“Negli Usa i massacri e le stragi scolastiche sono all’ordine del giorno che non fa mai andare via la paura che io stessa provo ogni mattina quando accompagno i miei figli a scuola”) – ma solo e soltanto lei, Natalie Portman, che – lo speriamo davvero – possa prima o poi uscire fuori al suo meglio.

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