La storia di Sasha Bianca Lane l'attrice che ha ucciso il sogno americano (con proiettili di miele)

Da Maison Margiela al film ovviamente di culto: il volto che sta invadendo i wall di Instagram, senza volerlo affatto.

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American Honey. Come il sole che tramonta sui diner di una provincia texana, come l’ambra che inzuppa la pelle. American Honey. In uno sguardo acacia che attraversa tutto il Midwest, in un paio di camperos sgualciti, shorts ingialliti, in una montagna di dreadlocks nocciola. American Honey. Come il primo film di Sasha Bianca Lane, quello che ha regalato più groppi in gola a Cannes 2016, quello che ci ha impregnato l’animo di amaro romanticismo tutte le volte che l’abbiamo rivisto, quello che ci ha reso complici per 162 minuti di un sogno a stelle e strisce da vivere di pancia.

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Alla radio di un furgone saturo di fumo c’è Bruce Springsteen che canta Dream Baby Dream, dalle casse stridenti delle corsie di un minimarket di una stazione di servizio semideserta risuonano le promesse di Rihanna in un loop viscerale. We found love in a hopeless place. L’amore per un’America che ti dà poco da sperare, l’amore per un uomo che entra ad esce dalla tua vita come una sfilza di pugni allo stomaco sul ring. Nella scenografia di American Honey c’è la vita, quella vera, di Sasha Bianca Lane. Cresciuta a Dallas a pane e white trash alla tivù, da padre afroamericano e madre neozelandese, l’attrice classe 95 ha percorso avanti e indietro le coste degli States, studiando e lavorando come cameriera, prima di essere scoperta da Andrea Arnold. Dopo averla vista prendere il sole su una spiaggia durante lo spring break, la regista inglese ha annullato di punta in bianco tutti i casting previsti per trovare la protagonista di American Honey. Colei che avrebbe trovato nel petto di Shia LaBeouf il luogo dove iniziare, forse per la prima volta in vita sua, a sperare.

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Volto ma soprattutto voce della nuova campagna Primavera Estate 2019 di Maison Margiela Sasha Lane sostiene quella battaglia a-generazionale all'anticonformismo, alla fluidità dei generi e all’annullamento dei ruoli e delle etichette sociali. “In passato, sentivo attorno a me la pressione costante di dovermi comportare in un certo modo, recitare in un certo modo, essere sexy, bellissima, magra… Ma poi finivo col chiedermi: io sono quella con i dread e i tatuaggi, non posso non essere me stessa, voglio che la gente mi senta per quello che sono”. Pensieri liquidi che scorrono insieme ai frame dei corti della Maison dedicati al lancio della fragranza Mutiny, presentata durante la sfilata SS 19 della casa couture di John Galliano. E che fanno pendant con i messaggi ammutinati di altre sei ribelli social-i, tra cui Willow Smith, la top intersessuale Hanne Gaby Odiele e la modella transgender Teddy Quinlivan. "Allontana il tuo ego, allontana le tue paure, non essere la migliore, sii differente. Questa è la mia rivolta".

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