Paola Iezzi torna in solitaria e mostra quanto ridere sia amaro (e dolce)

"Ho 44 anni, faccio questo mestiere da 20, non sono sposata, non ho figli e ho dedicato la mia vita al lavoro con umiltà".

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Courtesy Photo

Ci vuole una cover da sceriffa, un sole che non scalda del tutto, un binomio che lascia spazio a una voce sola e anche la totale schiettezza con cui una donna riassume la sua vita "ho 44 anni, faccio questo mestiere da 20, non sono sposata, non ho figli e ho dedicato la mia vita al lavoro con umiltà". Lei è Paola Iezzi, colei che insieme alla sorella Chiara ha formato un duo artistico/familiare, e che ora è pronta a presentare Ridi, ep in uscita l'11 ottobre sul mercato digitale di cui l'omonimo brano è apripista. Si ride? Si balla sotto il sole della Cali (dove Paolo Santambrogio ha girato il video)? No si respira, si ripensa. E sì alla fine sì, si ride (amaro)...come ci ha raccontato Paola in uno scambio sincero.

Scrivi Ridi ma racconti l’amarezza…
Un contrasto che ho vissuto sulla mia pelle. E che poi ho analizzato a sangue freddo e deciso di trasformarlo in canzone, un processo molto spontaneo.

Che storia c’è dietro?
Quella di due persone che non si capiscono, che sono su due piani di comunicazione diversi, uno ride e l’altro vive un momento drammatico. Sono sempre stata affascinata dal modo personalissimo con cui ognuno esprime comportamenti, atteggiamenti, sentimenti…

La copertina da sceriffa: ti senti più giudicante o pacificatrice?
Direi combattiva, resiliente (okay, odio il risvolto “commerciale” che ha avuto questo termine negli ultimi anni), consapevole. Ho 44 anni, faccio questo mestiere da 20, non sono sposata, non ho figli e ho dedicato la mia vita al lavoro con umiltà. Conosco il mio valore e so benissimo chi sono, e non permetto più a nessuno di sminuire la mia persona e quello in cui credo. Sì, forse mi sento un po’ la sceriffa del pop italiano.

paolo santambrogio

Da più di vent’anni sei dentro la musica italiana, come ti sembra sia evoluta?
Domandone-domandone. Beh, in primis ti dico che tendo a trattare la musica solo come musica, senza distinzioni. Il mercato italiano, poi, si è modificato parecchio negli anni e si è chiaramente adattato ai nuovi tipi di business grazie all’avvento di internet. La musica non è solo ascoltata in modo diverso, ma vissuta in modo diverso: è liquida, non esiste più il concetto di album fatto e finito, di opera massima che dura nei decenni. E se una volta era la musica ad imporre i gusti, oggi invece è la gente che costruisce la propria soundtrack secondo il proprio umore. Questo è il vero cambiamento che ha profondamente modificato il modo di fare i dischi degli artisti.

Come te con questo EP, no?
Sì, ho deciso di concepire la mia musica in modo indipendente e farlo step by step. Esco quando sono davvero ispirata con un pezzo alla volta, e non “bruciando” un album intero tutto e subito. Non avrebbe il tempo di essere assorbito dagli ascoltatori e rischierebbe di suonare già vecchio nel giro di qualche mese. Io stessa ho bisogno di sentirmi esattamente nel tempo in cui sono.

Ma un pochino pochino di nostalgia non ce l’hai a volte?
Beh, ogni tanto mi capita di pensare “che bello quando…”, ma preferisco vivere il presente e senza proiettarmi troppo sul futuro. L’ho capito recentemente, forse, ma mi piace la contemporaneità delle cose e ho trovato il giusto equilibrio per sentirmi moderna in questo “nuovo” mondo.

Da artista, che contributo senti di dare a questo nuovo mondo?
Riuscire a trasformare il dolore in qualcosa di positivo, cercare di attraversarlo restando in piedi. E, anzi, costruendone qualcosa di bello. Questo è il mio ruolo-aspirazione di vita personale e il mio contributo-messaggio al pubblico. Il mondo nuovo ti fa vedere tutto da tutte le angolazioni e, spesso, vedere tanto coincide col soffrire tanto e con l’abituarsi al male fino a non sentirlo più.

Maaa, possiamo dire che tu e Chiara siete un po’ i fratelli Gallagher della musica italiana?
Credo che abbiamo in comune la stessa quantità di messaggi di fan che ci chiedono di rimetterci insieme! (Ride). Mi identifico in loro e stimo la loro scelta, perché se un progetto è arrivato al capolinea e la felicità personale prende il sopravvento, è giusto che anche i fan capiscano. È doloroso per tutti, certo, ma è una decisione sana. Però, devo ammettere che chi mi segue ha capito le mie scelte, in fondo siamo tutti diventati grandi e più comprensivi.

Però nell’EP un brano di Paola&Chiara c’è…
Sì, è una versione chitarra e voce di Amoremidai. Un giorno la canticchiavo tra me e me finché non mi sono detta, perché non ricantarla e rifarla mia? Così, d’istinto… L’ho sempre amata come amo tutto il nostro repertorio, non sono canzoni ma pezzi di cuore. La cosa bella delle canzoni è che non finiscono anche se i progetti terminano, e in fondo è anche giusto che sia così. Tutti i progetti hanno un tempo, una scadenza, ma le canzoni no, non finiscono mai.

… che fai a Natale?
Ascolterò A Merry Little Christmas, la nuova versione + vinile in uscita del mio album dedicato alle canzoni di Natale. Eddai che sogniamo di farlo tutti!

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