Un selfie con Giulio Berruti? Sì, volentieri ma solo se...

L’attore italiano, che da poco vive a Los Angeles, a Londra per lavoro e prima di uno scatto con le fans ha svelato qualche pensiero social-tecnologico.

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Getty Images

Lo si apprezza per la sua bellezza e bravura ma l’attore Giulio Berruti è anche un tipo generoso e gentile con tutti. Soprattutto con chi non conosce. Saluta con quel sorriso di chi fosse alla sua prima festa e nell’attesa di partire per la cena da Gordon Ramsey, in un completo moderno e scattante di Dsquared2, si siede su un sofà del Landmark hotel di Londra. Ho la fortuna di essere sullo stesso divano e sapendo che ha scritto un appassionato e riflessivo libro (Nutshell è il titolo, disponibile anche su Kindle) gli chiedo, tanto per rompere il ghiaccio, se il suo romanzo l’ha composto con il telefonino, visto che è pieno di riflessioni sagge ma sempre attuali, da abbozzare subito su un smartphone.“No, no, computer. Il cellulare lo uso per chiamare, per i messaggi e fotografare. Ogni tanto posto anche i miei scatti ma non avendo gli stessi like di quando appaio io, non esagero con i paesaggi”.

App che usi di più dopo Instagram?
Polarr per enfatizzare certe immagini seppure con un Huawei, se si ha tempo, si può calibrare tutto prima.

Il 3D sui telefonini ti convince?
La funzione che trasforma un oggetto in uno tridimensionale mi fa sognare. Mi fa sperare che un giorno io possa con il telefonino scannerizzare un mio regalo che poi trasmetto a qualcuno che sta lontano. E che poi lo stampa o riproduce in qualsiasi parte del mondo sia. Quello che ho visto oggi con Huawei è spettacolare. Hanno dato vita a un panda peluche che era totalmente inanimato. Io lo farei con l’amuleto tartaruga del mio libro Nutshell.

Questa mania dei telefonini più grandi, più lunghi, dalle performance infinite non è segno di insicurezze personali?
Io sono per il non esibire troppo le proprie fortune. In questo caso non c’è nessun ammiccamento o riferimento sessuale a un telefonino che lavora meglio. In tecnologia per ora più grande è lo schermo meglio è. Fino ovviamente a quando non ne avremo più bisogno.

Cioè?
Voglio essere visionario e vedrai che fra 10 anni mi darai ragione. Quando potremo proiettare su certe superfici quello che vediamo oggi sullo schermo, e allo stesso tempo renderlo interattivo, allora si ridurranno anche le dimensioni dei telefonini e degli smartwatch.

Il piacere però di un orologio al polso è insostituibile...
Stasera mi vedi con orologio “classico” (un Bulgari Diagono, ndr) che per me ha un valore personale, ma per tutti i giorni aspetto quelli (i due Huawei Watch GT Classic e Sport edition, ndr) che hanno presentato oggi a Londra.

Non vorresti l’RS, il modello di Huawei realizzato con Porsche?
Vorrei le Porsche di Richard Yu (CEO di Huawei, ndr). Secondo me ne ha tantissime nel suo garage, altrimenti non avrebbe fatto i telefonini con loro. No, in verità sogno una Porsche vintage, ma non riuscirei a guidarla come dico io.

I Mate 20 Series vanno sott’acqua: torneresti a fare il modello sirenetto?
Diciamo che preferirei tornare ai tempi di quando andavo per immersioni in Messico. Una volta ad Angelita ricordo una nuvola di zolfo che rendeva tutto diverso con una scoperta di fondali fino a 40 metri eccezionale. Ecco, lì, farei volentieri qualche scatto.

Filtro che usi di più?
Nessuno, pongo molta attenzione al momento e lo miglioro subito. Gli unici filtri che uso, tecnicamente, sono le lenti degli occhiali. Ho una collezione mia sopra i duecento paia. Ne ho anche creati qualcuno con le mie mani, con i miei skateboard che non uso più.

Nel postare su Instagram sei altalenante come mai?
Preferisco la qualità alla quantità e anche un sano distacco. Questa settimana ho usato il cellulare poco e mi è piaciuto così. Quando ho riaperto Instagram e visto tutti i like e messaggi: mi è sembrato Natale, come se i regali non finissero mai.

I selfie li fai con le tue fans?
Certo. Però li controllo. E nel caso li rifaccio. Perché non tutti hanno un Huawei P20Pro come me che fa dei miracoli di foto. Da domani userò il Mate20Pro. È più leggero, si ricarica sempre in un secondo e se hai un altro Mate 20 vicino si ricarica al solo contatto. Senza spina! Lo trovo incredibile.

Giulio Berruti alla serata Huawei a Londra
Alessandro Argentieri

Sembri un ambasciatore convinto!
Io scelgo progetti in cui credo. Huawei si sta occupando dei ripetitori 5G, i router, è nel mondo dei motori e tanto altro che non conosciamo e che dipende da loro. E in quello che ci propongono rimango stupito perché per me sono i primi e i più veloci nell’innovare una certa tecnologia.

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