Chi è la prima presidente dell'Etiopia Sahle-Work Zewde e perché cambierà il mondo

Dalle elementari ad Addis Ababa ai palazzi dell'Onu, fino alla massima carica nel Paese più antico del mondo dove nacque la nostra antenata Lucy, e che ora ci dà lezioni di parità di genere.

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È stata eletta la prima donna presidente dell'Etiopia, si chiama Sahle-Work Zewde ed è un sasso nello stagno, il segnale forte di come un continente problematico qual è l’Africa, e una nazione, l'Etiopia, da cui sono partite le origini dell'umanità - qui viveva la nostra antenata Lucy -, si stiano adeguando alla tendenza in espansione in tutto il mondo. Ovvero: le donne che si rimboccano le maniche per fare ordine nei pasticci secolari degli uomini. Accade negli Stati Uniti, dove la percentuale di donne in ruoli istituzionali sta aumentando di elezione in elezione, è accaduto in Baviera, dove la pasionaria dei Verdi Katharina Schulze sta conquistando fiducia incondizionata, per citarne solo qualcosa. Sembra di leggere il capitolo di Cent’anni di solitudine in cui la nonna ultracentenaria Ursula, esasperata dai familiari, esce dallo stato catatonico e lava e riordina energicamente e a fondo tutta la casa di famiglia per poi tornare nel suo angolino. Unica differenza: queste donne non hanno nessuna intenzione di tornarci nell’angolino, ed è un bene per tutti.

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Sahle-Work Zewde, o semplicemente Sahlework, eliminando il patronimico, è un vero punto di rottura nei luoghi comuni sull’Africa. Frezze bianche nei capelli stirati, grandi occhi colore dell’ossidiana sempre ben truccati, allure europea, foulard di seta. Ha compiuto 68 anni il 21 febbraio 1950 con un curriculum straordinario. Da bambina ha studiato ad Addis Ababa ma quando ha terminato le scuole superiori si è trasferita a Montpellier, in Francia, e si è laureata in Scienze Naturali. La gavetta l’ha fatta come dipendente del Ministero degli Interni, ma a 39 anni era già ambasciatrice dell’Etiopia in Senegal con deleghe per il Mali, Capo Verde, Guinea-Bissau, Gambia e Guinea, poi ancora ambasciatrice nel Gibuti, ambasciatrice in Francia.

Sahle-Work Zewde con il Primo Ministro dell’Etiopia Abiy Ahmed
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A seguire, una sfilza di incarichi importanti, come Rappresentante permanente presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'educazione, la scienza e la cultura, rappresentante permanente dell'Etiopia presso l'Unione africana e la Commissione economica per l'Africa delle Nazioni Unite, direttrice generale per gli affari africani presso il Ministero degli affari esteri dell'Etiopia, rappresentante speciale del Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, Capo dell'Ufficio integrato per la costruzione della pace delle Nazioni Unite nella Repubblica Centrafricana. Quando Ban Ki-moon è stato sostituito da António Guterres, per Sahlework è arrivato il primo dei suoi record al femminile che ha fatto da profezia per i fatti recenti. Guterres l’ha infatti designata come sua rappresentante speciale per l'Unione africana, capo dell'Ufficio delle Nazioni Unite presso l'Unione africana a livello di sottosegretario generale delle Nazioni Unite.

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Il 25 ottobre 2018, quando è stata eletta prima presidente dell’Etiopia Sahlework si è ritrovata a essere anche l’unica donna a capo di uno Stato africano. La sua elezione è stata votata all’unanimità da un Parlamento che esiste dal 1995, lei è la quarta presidente dello schieramento politico Ethiopian People's Revolutionary Democratic Front. Solo una settimana prima, il primo ministro Abiy Ahmed aveva inserito nel suo gabinetto figure femminili per il 50%, poco meno di quello che ha fatto in Spagna Pedro Sanchez. Marito? Figli? Roba da gossip. Sono affari suoi. Anche intorno alla sua figura queste informazioni contano poco, anche se nei suoi discorsi fa spesso riferimenti alla maternità. Dopo aver prestato giuramento, la neopresidente ha promesso di lavorare duramente per rendere l'uguaglianza di genere una realtà in Etiopia. E a supportarla c’era al suo fianco Abiy Ahmed, che ha dichiarato sui social e alla stampa: "In una società patriarcale come la nostra, la nomina di un capo di stato femminile non solo definisce gli standard per il futuro, ma normalizza anche le donne come partecipanti delle decisioni nella società". Ed è così che un paese verso cui l’Occidente soffre di complesso di superiorità, ci sta dando una bella lezione.

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