Nel nome del figlio di Pippa Middleton si nasconde la storia che ha fatto piangere gli inglesi

Il neonato della sorella di Kate e di James Matthews si chiama Arthur, ma è il suo secondo nome, Michael, quello a cui il padre tiene di più (per un motivo commovente).

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C’è una vicenda toccante e dolorosa che riguarda il nome del figlio di Pippa Middleton nato il 16 ottobre. Nella storia della famiglia reale inglese non mancano avvenimenti tragici e commoventi, dalla morte precoce di re Giorgio VI, il padre della regina Elisabetta, all’incidente fatale in cui perse la vita Lady Diana, a Parigi. Ma questa storia sfiora la casata Windsor con appena due gradi di separazione perché arriva da una delle famiglie che orbitano intorno a Buckingham Palace. Sono i Matthews, la famiglia di James Matthews, il marito di Pippa Middleton. La sorella di Kate Middleton non vanta alcun titolo nobiliare lo sappiamo, e deve essere strano avere una sorella che invece un giorno diventerà la regina madre e un nipotino che sarà re. Tuttavia, da quel giorno delle nozze di William e Kate in cui si fece notare per l’abito che le sottolineava le curve perfette, Pippa è amata e seguita come se fosse una Windsor. Di conseguenza, ora anche suo marito James Matthews, che custodisce un dramma per cui non esiste consolazione. È la triste, tristissima storia di suo fratello Michael Matthews, che in un libro nero che qualcuno custodisce da qualche parte è registrato come “vittima #162 dell’Everest”.

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Michael Matthews, a destra insieme all’amico Jamie Everet alle pendici dell’Everest prima della scalata.
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È il 13 maggio 1999. Nel Regno Unito si potrebbe festeggiare un record, un ragazzo di appena 23 anni si è aggiudicato il primato di più giovane britannico che ha scalato la montagna più alta del mondo. Michael Matthews come lo descriverà The Guardian dopo la tragedia, è un tipo simpatico, popolare, di bell’aspetto ed entusiasta, la classica anima della festa. È figlio di un self made millionaire, lavora come trader nella city di Londra e ha la passione per l’alpinismo. Ha già scalato le Alpi svizzere, i Pirenei e il Kilimangiaro e ora ha investito 22mila sterline per realizzare il suo sogno: raggiungere la vetta leggendaria dell’Everest. Lo fa in quel 13 maggio di 19 anni fa segnato nel libro dei Guinness, accompagnato dalla guida alpina Mike Smith. Si dice che arrivare su quella cima ti faccia sentire come se tutto il mondo fosse ai tuoi piedi. Michael, molto provato dalla scalata, tanto da essere arrivato per ultimo, restò per 20 minuti con tutti gli altri sul punto più alto del pianeta, a contemplare il panorama. L'ultima gioia prima della discesa fatale. C’è un’area, sull’Everest, che viene chiamata Death Zone, la zona della morte. Si trova a circa 8000 metri, è costantemente flagellata da vento misto a neve che azzera completamente la visibilità, ma soprattutto è il livello in cui l’ossigeno è più scarso. Oggi che, quasi 20 anni dopo, le morti sull’Everest hanno superato il numero 200, si può dire che la maggior parte siano sopravvenute esattamente a quell’altitudine.

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Michael Metthews e l’amico Jamie Everet.
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Michael Metthews aveva raggiunto la cima solo tre ore prima, forse le tre ore più esaltanti della sua vita quando durante la discesa tutta la spedizione si imbatte in una tempesta di neve accecante, che sferza ogni cosa a 120km orari. Michael si separa involontariamente dai membri della sua spedizione e si perde. Dopo il massimo delle ricerche possibili per non mettere a repentaglio la propria vita, i suoi compagni l’hanno dovuto abbandonare lì. Il suo corpo non è stato mai più ritrovato. James Matthews, oggi marito di Pippa, al tempo aveva 21 anni, solo 18 mesi meno del fratello. Erano legati in un modo indissolubile, profondo, e se la scomparsa ha sconvolto tutta la famiglia per lui è stata una ferita che ha condizionato tutta la sua esistenza, il suo modo di vedere le cose, come racconta a volte. I Matthews, come accade spesso in uno strenuo tentativo emotivo di essere utili allo scomparso, fecero causa alle guide accusandole di non aver protetto e seguito sufficientemente Michael. L’autorevolezza della British Mountain Guides intervenne a garantire per la professionalità di tutti e nessuno mise in dubbio la testimonianza del compagno di scalata di Michael, Mike Smith, che assicurò che non c'era niente di sbagliato nell'equipaggiamento del ragazzo e che la sua bombola assicurava ossigeno per sei ore. Come racconta il Guardian, tutto ciò che di lui, forse, è stato trovato da un altro scalatore salito subito dopo di loro è una piccozza a breve distanza dal percorso corretto, ma molto vicino a una discesa ripida, anche se le guide esperte dell'Everest reputano che il ragazzo, dopo aver vagato disorientato, sia caduto esausto da qualche parte.

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Si dice che per elaborare meglio un lutto sia necessario vedere le spoglie di chi ci ha lasciati, e questo per la famiglia Matthews non è mai stato possibile. Ma per non dimenticare mai il loro giovane eroe hanno dato vita alla Fondazione Michael Matthews, che costruisce scuole nelle regioni colpite dalla povertà, e per la quale sia Pippa che James sono impegnatissimi con azioni in tutto il mondo, come racconta nella sua autobiografia anche Spencer, l’altro fratello di James e Michael, famoso negli Uk come uno dei protagonisti del reality Made in Chelsea, sulla la vita dei ragazzi-bene di Londra. "La sua perdita è stata devastante per la famiglia e col passare del tempo è andata sempre peggio perché le circostanze che circondano la morte di Michael non sono mai state completamente chiarite", dice Spencer. "James prese male, malissimo le notizia, al tempo. Con solo un anno e mezzo di differenza tra loro, lui e Mike erano i più legati. La perdita è stata straziante per lui”. Non c’è nemmeno da chiedersi, quindi, perché il primo figlio che James Matthews ha avuto con Pippa Middleton si chiami Arthur Michael William (il terzo in omaggio al futuro re). Certi dolori non si cancellano, ma si possono addolcire legandoli a una vita nuova che comincia.

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