Nella guerra degli scapoli social ci siamo davvero dimenticate di Jack Dorsey?!

Il fondatore di Twitter è ben diverso da Mark Zuckerberg e dal classico nerd da Silicon Valley.

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Non è un mistero che in un’ipotetica classifica di “scapoli d’oro” vecchio stile, Jack Dorsey starebbe minimo nella top 5. Ma chi è Jack Dorsey, si chiederà chi ha vissuto su Marte dal 2006 in avanti. Barba hipster accennata, giubbotto di pelle al quale riesce a sottrarre quell’effetto da “quarantenne che ne vuole dimostrare venti” (cfr. il king degli zarri Justin Theroux), sguardo corrucciato all’apparenza, Jack Dorsey è il responsabile di buona parte della comunicazione contemporanea. L’uccellino bianco in campo azzurro è colpa OPS roba sua. Jack Dorsey Twitter l’ha fondato e continua a dirigerlo CEO dopo scambi interni di poltrone. Nonostante a cicli regolari come le maledizioni emergano articoli in cui si grida alla morte di Twitter. Che invece, scossoni rilevanti permettendo, sta discretamente. Meno sulla bocca di tutti come Facebook, preferito da un certo tipo di utenza rispetto a Instagram (i cui fondatori se ne sono andati di recente in aperta polemica con l’imperator Zuckerberg). Twitter strumento indispensabile per la politica, per le emergenze, per le discussioni. Anche se dopo la recente audizione di Jack Dorsey al Senato USA, dove ha testimoniato assieme a Sheryl Sandberg lady Facebook, il valore in borsa di Twitter è sceso del 6%.

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La biografia di Jack Dorsey inizia il 19 novembre 1976, la sua data di nascita (Jack Dorsey età 42 anni) a St. Louis in Missouri. Una città particolare che gli regala una vena di blues negli occhi e lontane ascendenze irlandesi, inglesi e italiane. Da ragazzo studente si innamora dell’informatica e della programmazione open source, software liberi e modificabili. Per mantenersi agli studi sceglie una carriera più che alternativa: Jack Dorsey modello occasionale, come lui stesso non ha mancato di evocare (via Twitter naturalmente) ripescando fotografie del suo passato nel fashion system (il faccino un po’ emo, perfettamente nelle tendenze di allora, glielo permetteva).

Dall’università del Missouri si sposta alla New York University ma molla all’ultimo semestre: ma proprio nella Grande Mela, tra un esame e uno shooting fotografico, Jack Dorsey inizia a pensare ad un sistema che permetta di scambiare rapidamente informazioni essenziali, sostanzialmente per favorire le comunicazioni nel mondo dei trasporti, appoggiandosi ad un servizio simile a quello degli SMS. Taxi, corrieri, veicoli d’emergenza devono avere la possibilità di conoscere prima di chiunque altro i percorsi più brevi e sgombri di traffico per ottimizzare i tempi di lavoro. Un modo di pensare molto americano e votato all’efficacia. È il 2000, si è superato il millennium bug e l’uso del web sta crescendo vertiginosamente. L’idea/embrione di Twitter è già nella testa di Jack Dorsey. Che però dovrà incrociare prima Biz Stone, con cui cofonda Odeo, poi l’altro programmatore ex Google Evan Williams e con Noah Glass per riuscire a rendere il pensiero sempre più concreto ed effettivo. Passano altri 6 anni di febbrile scrittura di codici e ricerca di finanziamenti. Il primo giorno di primavera 2006 dal profilo Twitter Jack Dorsey @jack vengono pubblicati i primi due cinguettii ufficiali della piattaforma. Il primo è computer-generated, il secondo è scritto proprio da lui: con il suo “inviting coworkers” (invito i colleghi), Jack Dorsey non sa che sta sbullonando il mondo della comunicazione nelle fondamenta.

Il vero successo di Twitter inizia l’anno successivo, alla SXSW conference, dove viene sperimentato inconsciamente il primissimo livetwitting indicizzato per hashtag. È un trionfo di crescita e un riconoscimento notevole per Jack Dorsey e soci nella baia di San Francisco, dove ha sede la loro società. Nel 2008 Dorsey viene nominato dal MIT nelle sue technology reviews quale uno dei migliori innovatori sotto i 35 anni, titolo che 4 anni dopo gli verrà ribadito e alzato di livello dal Wall Street Journal, che lo elegge miglior inventore tecnologico dell’anno. Twitter diventa il social delle proteste organizzate, dalla primavera araba a Gezi Park in Turchia, fino all’#OccupyWallStreet in USA. La creatura continua a crescere, a volte con polemiche (vedi il bodyshaming) e a volte con qualche scandaletto (la protezione dati degli utenti non è sempre così rigorosa), fa paura ai governi che intimano il blocco di Twitter nei momenti di massima tensione e protesta popolare che diventa trending topic nei propri paesi. Diventa la voce della libertà. Twitter è un baluardo di racconto e resistenza. Il preferito da tanti, persino dal principe William in persona. Fonte di informazione preziosissima in caso di emergenze, privilegio pericoloso di molti politici che lo scelgono per le proprie comunicazioni (uno su tutti Donald Trump, sul quale anche il fondatore ha avuto diplomaticamente ma pubblicamente da ridire).

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Jack Dorsey oggi, a 12 anni di distanza, non si è limitato a Twitter. Ha fondato Square, una piattaforma per i micropagamenti online. È intervenuto nella politica americana, non negando il fatto di essere un donatore per i Democratici americani. Chi conosce Jack Dorsey, come l’ex CEO di Twitter Dick Costolo, lo definisce “un leader riflessivo e preciso”, mai una parola fuori posto, mai una sbroccata in eccesso. Sereno, attento, discreto. I rumors sostengono anche che non sia proprio questo genio informatico e il merito di Twitter sia da ascrivere prima di tutto a Noah Glass, più che a Jack Dorsey. Lo indicano anche come menefreghista verso il sociale, narcisista, machiavellico e "fighetto", secondo la definizione di Nick Bilton autore del libro-verità Hatching Twitter. Jack Dorsey stile che passa serenamente dai completi di Dior alle felpe sformate da nerd incallito, che fa brillare gli occhioni azzurri ma non rinuncia all'orecchino al naso e alla barba lunga, leggermente imbiancata, ben curata. A leggere la lista di do's/dont's di Jack Dorsey su Twitter, non è difficile cedere alla tentazione di cantare "ragazzo fortunato".

L’unico accenno di pubblicità della sua privata, perché al contrario del più pubblico collega/rivale Mark Zuckerberg sposato con Priscilla Chan e padre di due bambine, il fondatore di Twitter ha un riserbo assoluto sui fatti suoi. Jack Dorsey Instagram, per dire, lo usa: ma guai a mettere foto troppo personali. A scorrere la sua amatissima lista, sembra davvero un perfettino. Jack Dorsey moglie? Non pervenuta. Nel senso che proprio non esiste (ancora). Gli ultimi rilievi dicono ancora Jack Dorsey fidanzata manco per idea, single e donnaiolo incallito. Non gli riconoscono molti gossip: l’unico flirt pubblico è stato quello con la modella Lily Cole, rapidamente finito. È impalpabile sotto quel punto di vista. Lascia sempre e solo parlare il suo lavoro. Sembra essere ancora il nerd dal viso pulito che 12 anni fa pensò di affidare l’efficacia della sintesi ad Internet. Se scrivesse un appello da agenzia matrimoniale, come lo farebbe? “Jack, 42 anni, fondatore di Twitter”. Fidatevi, anche meno di 140 caratteri basterebbero.

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