Assenzio. Versetti declamati ad alta voce. Bistrot fumosi. Pub inglesi. Risse. Coltelli. Pistole. Scandali. Anticonformismo. Sregolatezza. Mescolate tutto e otterrete la viscosa marmellata intellettuale in cui si dibatteva, a Parigi e poi Londra, la coppia leggendaria composta da Arthur Rimbaud e Paul Verlaine, alla fin de siècle dell’800. Forse una delle storie d'amore tristi più famose dell'arte. Rimbaud, il più giovane, era un libertino inarrestabile che non faceva distinzione fra donne e uomini. Verlaine era sposato con quella che probabilmente è stata la donna più sfortunata dall’istituzione del matrimonio in Francia. Ovviamente questo amore impossibile, durato due anni, non ebbe un lieto fine – come avrebbe potuto, al tempo? – ma il motivo principale della rottura non è stata la riprovazione sociale. No, di quella entrambi, in fin dei conti, se ne infischiavano. C’è stato molto di più.

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David Thewlis e Leonardo DiCaprio nel ruolo di Verlaine e Rimbaud nel film Poeti dall’inferno (1995)
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Paul Verlaine era nato il 30 marzo 1844 a Metz, in Francia, e aveva iniziato a comporre poesie da giovanissimo. I suoi primi lavori, influenzati dalla corrente Parnassien furono pubblicati quando aveva solo 19 anni. Trasferito a Parigi, frequentava i locali notturni in cui si ritrovano gli artisti del momento (Anatole France, per citarne uno). Quando da adolescente scopre di provare un’attrazione verso gli uomini che considera innaturale, cerca di annegarla nell’alcol e nell’hashish. Presta servizio nel 160esimo battaglione della Guardia Nazionale, e quando incontra la 16enne Mathilde Mauté de Fleurville si sforza di intraprendere uno stile di vita regolare. La sposa nel 1870, quando lei ne ha solo 17. Una moglie bambina, come viene definita oggi, la cui esistenza viene stravolta dall’ondata dei poeti maledetti, e di cui racconterà ogni cosa in una celebre biografia, Moglie di Verlaine. Poco dopo le nozze, infatti, Verlaine riceve una lettera colma di ammirazione di un sedicenne di Charleville che include nella busta alcune sue poesie. Verlaine, lusingato dai complimenti e colpito dai versi del ragazzo, lo sollecita a venire subito a Parigi per unirsi al grande fermento culturale in corso e per farne il suo protégé. Era Arthur Rimbaud.

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Rimbaud era nato il 20 ottobre 1854, figlio di un capitano di fanteria che non è mai riuscito a restare in casa per più di tre mesi, sempre pronto a partire per nuove campagne militari. Non era presente alla nascita dei suoi figli né al loro battesimo, per cui al settimo anno di nozze la moglie lo aveva piantato in asso portando via i due bambini. Non divorziarono mai, ma lei si farà chiamare per tutta la vita “la vedova Rimbaud”. Arthur e la sorella Isabel vengono spinti dalla madre a studiare molto, anche con severità. Arthur è un ottimo studente e anche un cattolico fervente. Ma crescendo tira fuori il carattere ribelle e senza rendersi conto che il suo talento è stato affinato anche dallo studio, compone i suoi primi versi proprio contro l’indottrinamento forzato della lingua latina. Diventa un ladro di libri, scrive poesie piene di volgarità, beve e si lascia crescere i capelli. La sua bellezza inquietante lo rende ancora più sicuro di sé: lo scrittore Ernest Delhaye definirà i suoi occhi “del celeste più pallido che c’è, screziati di blu scuro, i più belli mai visti”. Quando giunge a Parigi ha 17 anni e si sistema subito sotto l’ala del suo mentore, che lo fa mangiare a casa sua. Il giovane Rimbaud si comporta volutamente con maleducazione a tavola (la cosa più delicata che fa è parlare a bocca piena) disgustando la famiglia della moglie di Verlaine. Una croce in più sulle spalle della povera Mathilde che già prende qualche schiaffo dal marito. Il cognato di Verlaine definisce Rimbaud come "un ragazzino vile, vizioso, pieno di difetti". Verlaine invece lo trova adorabile. Non è solo maleducato: è anche sporco, fa scherzi orribili (tipo aggiungere sostanze tossiche nei bicchieri degli amici) e usa con disinvoltura coltelli e temperini ferendo chi lo frequenta. Eppure, Paul Verlaine si innamora perdutamente di Arthur Rimbaud.

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Arthur Rimbaud fotografato a 17 anni
Getty Images

Rimbaud probabilmente non è omosessuale, ma un po’ come accadrà durante gli anni 70 del secolo successivo, vuole provare tutto e trasgredire molto. Per cui si abbandona fra le braccia del suo mentore e si associa divertito ai maltrattamenti contro la sua povera moglie Mathilde, ora anche madre, che considera un ostacolo alla relazione. Non ne pronuncia mai il nome, quando si riferisce a lei la chiama “il ratto”. Intanto, i due frequentano il circolo letterario di cui faceva parte Verlaine e anche se Rimbaud non è simpatico a nessuno, tutti sono costretti a riconoscerne il talento rivoluzionario. Ben presto, dopo l’ennesimo pestaggio da parte del marito sempre ubriaco che le provoca un aborto, Mathilde chiede il divorzio. Verlaine e Rimbaud decidono così di abbandonare Parigi e si spostano insieme a Bruxelles e poi a Londra. Rimbaud adora subito Londra, che trova più schietta dell’incipriata Parigi. La definisce “pudica ma piena di vizi”. Intanto dai poemi di Verlaine, che lontano dalla patria ha abbracciato i suoi demoni, scompaiono tutti i riferimenti ai miti femminili, come Minerva e Venere.

Verlaine, Rimbaud and Bonnier, detail from Corner of table, 1872, by Henri Fantin-Latour (1836-1904).
Verlaine e Rimbaud in un famoso ritratto di Henri Fantin-Latour
Getty ImagesDEA / G. DAGLI ORTI
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I due poeti vivono in un continuo stato di alterazione tra gin, birra e assenzio, che li aiuta però a produrre versi favolosi. Tuttavia, un po’ perché Paul Verlaine vive con senso di colpa la sua omosessualità, un po’ perché Arthur Rimbaud è fin troppo una testa calda, si azzuffano spesso. Arthur è consapevole che la passione del suo compagno è più forte della sua, e se ne approfitta con la crudeltà tipica della sua giovinezza. Durante le loro liti volano i coltelli, ma si fermano sempre prima dell’irreparabile. Poi vanno a bere nei pub come se niente fosse. Nessuno dei due denuncia mai l’altro, per cui di tutte le ferite che si procurano a vicenda sono arrivate a noi solo una coltellata alla coscia e una al braccio, sferrate da Rimbaud a Verlaine, e un colpo di pistola di Verlaine a Rimbaud che però porta conseguenze drastiche. Questo famoso e determinante litigio era nato per esasperazione di entrambi. Verlaine, ancora innamoratissimo del compagno, era arrivato a casa con un pesce fresco e una bottiglia d’olio per cucinarlo. Rimbaud invece, che comincia a essere stanco della relazione, lo prende in giro facendolo andare su tutte le furie. Verlaine schiaffeggia il ragazzo col pesce e poi fugge minacciando il suicidio. Si rifugia a Bruxelles ma quello lo raggiunge – si è pagato il viaggio impegnando i vestiti lasciati da Paul – e lo trova in un albergo dove stava attendendo il momento buono per spararsi. Litigano di nuovo e Verlaine spara un colpo al ragazzo, ferendolo al polso. Il colpo di pistola attira la polizia e il poeta viene arrestato, processato e condannato a due anni di prigione. Rimbaud però non si dispera. Coglie l’occasione per staccarsi una volta per tutte da un compagno che considera ormai vecchio e patetico.

Una vita sregolata, quella dei due artisti, che non coincide con la disciplina ferrea con cui componevano le loro opere, che hanno permesso a entrambi di passare alla storia, osannati dai contemporanei e dai posteri. Ad esempio, il musicista Debussy comporrà il suo famoso Claire de Lune ispirato proprio dall’omonimo poema di Paul Verlaine. Quando Verlaine finisce di scontare la pena, lui e Rimbaud si incontrano un’ultima volta. E litigano. Rimbaud a quel punto non ha neanche più voglia di scrivere e tramite dei ricchi mecenati si fa finanziare il viaggio per andare a vivere nelle colonie, dove si dice abbia anche fatto traffico di schiavi e di armi. Nel marzo del 1891, mentre è ad Aden, nello Yemen, è costretto a rientrare in Francia a causa dei problemi al ginocchio destro che aveva attribuito all’artrosi. Affronta un viaggio di 13 giorni su una nave a vapore con cui raggiunge Marsiglia e qui gli viene diagnosticato il cancro alle ossa. La gamba viene amputata, e viene riaccolto dalla famiglia d’origine a Roche. Tuttavia cercherà di partire ancora per l’Africa ma dovrà rinunciare quando la sua condizione inizia a peggiorare. Il 10 novembre del 1891 muore a soli 37 anni, assistito dalla sorella Isabel.

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Paul Verlaine, intanto, dopo la fine della storia d’amore con Rimbaud precipita nel tunnel della depressione. Ha fatto ritorno a Parigi dove il suo consumo di droghe e di alcolici, soprattutto assenzio, diventa sempre più serrato. Vive tra i bassifondi e gli ospedali dove viene trasportato ogni tanto sulla soglia del coma etilico. Definisce la sua vita come un disastro totale il cui unico punto luminoso è stato l’amore per Arthur Rimbaud. Vive delle pubblicazioni delle sue opere e del vitalizio artistico che gli viene versato grazie all’incoronazione come Principe dei poeti, di cui è stato insignito nel 1894. La sua salute diventa cagionevole e si ammala di polmonite. Morirà l’8 gennaio del 1896. La statua che raffigura la Poesia, in cima all’Opera di Parigi, perde un braccio e cade sulla strada un attimo dopo il passaggio del suo carro funebre. Nel 1995 la regista Agnieszka Holland racconterà la loro storia nel film Poeti dall'inferno, con David Thewlis nel ruolo di Verlaine e Leonardo DiCaprio in quello di Rimbaud. Nel 2016 la casa d’aste Christie’s ha messo all’asta, con base di partenza 60mila euro, un cimelio che rappresenta la fine della passione fra Paul Verlaine e Arthur Rimbaud: il revolver a sei colpi calibro 7 che Verlaine aveva comprato a Bruxelles per uccidersi. E con il quale, invece, ha dato il colpo di grazia alla sua tormentata storia d’amore con Rimbaud.