Intervista a Chadia, la trapper italiana di cui tutti parlano (e che tutti ascoltano)

«Sono solo un po’ matta, non una ragazzaccia: sono a mio agio con il mio corpo e mi mostro, alla fine ho 20 anni!»

chadia rodriguez
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Chadia Rodriguez mi ricorda un po' com’ero io al liceo: le problematiche con il mio corpo, com il definire la mia personalità e il rapporto con l’altro sesso; allo stesso tempo ha un approccio alla vita che le invidio molto e da cui c’è solo da imparare: una fragilità che non nasconde ma che sa esprimere attraverso la forza del rap.

Classe 1998 (annata di altri rapper prodigio della scena, vedi Capo Plaza) mischia inesperienza e determinazione, ottenendo un modo di esprimersi schietto, menefreghista (verso chi la giudica o la vuole incastrare in una definizione) e fresco. Chadia Rodriguez ti lascia perplessa al primo ascolto, pensi che forse sia troppo commerciale, ma no, poi ti convince, ha un suo messaggio. Mette se stessa e le sue esperienze nei testi e intanto si pone come sorella maggiore per le sue fan, che spesso le chiedono consiglio attraverso i suoi canali social.

La biografia di Chadia sta diventando abbastanza nota, grazie a una fama rapidissima. Metà spagnola, metà marocchina, cresciuta a Torino con il mito del rap e di Cardi B, con un passato da giocatrice di calcio (alla Juve, con buona pace degli hater) e anche da modella di nudo, di cui non si vergogna affatto e anzi racconta nel testo di Bitch 2.0 «Vendevo foto del culo in coppia con la mia ex socia / Non sanno niente di nuovo questi sbirri dei social». La svolta per lei arriva quando un amico fa sentire le sue registrazioni amatoriali al produttore discografico Big Fish. Inizia così, con il botto, la carriera musicale di una ragazza di 20 anni che in pochissimi mesi firma un contratto con la Sony e diventa la prima donna ad avere la faccia su una playlist rap di Spotify Italia.

La storia di Chadia è la punta dell’iceberg, in una congiunzione così favorevole per la musica in Italia da far emergere una manciata di rapper donne (vedi Priestess, Leslie, Beba, per citarne solo alcune) che vanno davvero forte. Le ragazze ci sono e, se tutto va bene, sapranno prendersi la loro parte, fino a quando non ci sarà più bisogno di distinguere tra scena rap femminile e scena rap maschile.

Chadia rispetta le regole della trap e le fa sue: moda esagerata «occhiali Valentino, sangue marocchino»; sesso e droghe leggere «Nata per fare successo fuori dall'ombra / Nata per fare del sesso dopo una bomba»; l'attitude da dura di strada «Chiamami troia che ti rido in faccia, che mi vedi i denti col grill». E sa anche toccare corde più delicate, Chadia in Fumo Bianco parla del dolore «E stringimi così forte quasi a farmi soffrire / Così non ci penso a quando dovrà finire» e in Sarebbe Comodo «Sono una che si rialza quando cade / Perfino con le botte di mio padre / Perfino con i giudizi dei maschi».

Attraverso i suoi testi e il rapporto con i fan vuole raccontare le donne, far passare il messaggio che sentirsi bene con il proprio corpo e mostrarlo non è reato capitale, vuole che le ragazze si sentano unite e facciano fronte comune. Non è Simone de Beauvoir (e non pensa di esserlo) ma il discorso che porta avanti può cambiare il modo di vedersi delle più giovani, anzi lo sta già facendo, come mi racconta lei.

Come sta reagendo la scena rap al tuo successo?
Da quando ho iniziato a fare musica molte ragazze si sono interessate e avvicinate a me, anche mie colleghe come le BADA$ B.. Con loro, che sono anche mie amiche, ho un rapporto speciale perché, affrontando gli stessi problemi, riusciamo a capirci tantissimo e ci sosteniamo a vicenda

E gli uomini?
Ovviamente il sostegno degli uomini non è arrivato subito, per loro il nostro arrivo è stata una novità che hanno dovuto prima assorbire. La donna nell’ambito musicale c’è sempre stata, ma ha sempre fatto altri generi, vedi Giorgia, Alessandra Amoroso, Arisa. Noi facciamo rap quindi l’impatto è stato diverso, però nel momento in cui anche dalla parte maschile si sono creati rapporti a livello lavorativo e di amicizia, hanno cominciato ad apprezzarci. Non posso dire che tutti i ragazzi della scena mi apprezzino, ma tanti sì.

«Fare la loca non vuol dire essere un’oca» cosa intendi?
Per il nostro modo di vestire eccentrico veniamo giudicate (anche dagli adulti) come persone che non siamo, quando in realtà siamo semplicemente ragazze che si divertono e si godono la vita per quello che è: abbiamo 20 anni! Non voglio arrivare ai 30 e pensare «avrei potuto, avrei dovuto…» e credo che per le persone che ora hanno 40/50 anni e ci guardano storto sia stato lo stesso. Quello che non capiscono è che avendo 20 anni mi vesto in modo aggressivo, ma questo non vuol dire che io sia una brutta persona. È tutto molto semplice: io sono a mio agio col mio corpo e mi mostro. Sono solo un po’ matta, non una ragazzaccia

Sentirti bene con te stessa (fisicamente e mentalmente) è un argomento che mi sembra ti stia a cuore
Molto. Cerco sempre di fare delle dirette Instagram su questo tema per parlarne con le mie fan e ho un buon riscontro. Tante ragazze mi hanno detto: «Grazie alle tue canzoni ho trovato il coraggio di mettere una gonna un po’ più corta o un vestito un po’ più attillato». Questa cosa mi fa davvero felice perché una donna non si deve sentire imbarazzata dal giudizio degli altri, ma deve essere sicura di se stessa. Solo così può diventare davvero forte. Se noi donne fossimo state sempre come gli uomini, cioè sempre unite senza questioni di insicurezza e invidia, a quest’ora saremmo a capo del mondo

Com’è il tuo rapporto con i fan maschi?
Ci sono e hanno tra i 16 e i 24 anni. Quando li vedo ai miei live mi fa molto piacere, vuol dire che provano a capirmi, che non si fermano all’apparenza ma si interessano a ciò che ho dentro. Questo discorso vale per uomini o donne che siano e mi dimostra che ho una bella forza, che potrei cambiare qualcosa.

Come nascono le tue canzoni, ad esempio, com’è nata Fumo Bianco?
Dalla mia sofferenza nel rapporto con un uomo, non solo un fidanzato, anche un padre, un amico, un fratello. Almeno una volta nella vita noi donne ci siamo sentite abbandonate da un uomo. Il fatto di pensare che quella notte (ossia il loro affetto) sia per sempre è un po’ la nostra forza e la nostra debolezza. Diciamo che ho descritto quello che ho provato e l’ho amplificato per tutte le donne che provano emozioni contrastanti tra amore e odio.

Nei tuoi testi e nei video sei spesso immersa in una vasca, c’è una spiegazione, un messaggio che ci vuoi mandare?
(Ride) In effetti ci sono affezionata un pochetto, diciamo che la vasca da bagno rappresenta il mio limite: mi piace stare nell’acqua ma non so nuotare.

Nelle tue canzoni parli di sesso per provocare?
In realtà ne parlo spontaneamente, perché è una cosa vera, non vedo perché si dovrebbe nascondere il fatto che noi ragazze facciamo sesso, esattamente come lo fa un uomo. Siamo fatti della stessa carne, alla fine. Dovremmo avere un rapporto alla pari anche su queste cose, ma sono pochi gli uomini in grado di farlo. Uno di questi è il mio migliore amico, lui mi fa sentire davvero come una sua pari, in ogni campo e argomento, non ci sono differenze tra noi, com’è giusto che sia.

Dai tuoi testi emerge una generazione di donne forti, più consapevoli ed emancipate. Tutto questo c’è solo nella musica o anche nella realtà?
Con la mia generazione la consapevolezza di se stesse sta effettivamente migliorando, anche grazie ai social riusciamo a vedere altri esempi di donne (che magari prima ci erano inaccessibili perché lontane) che sono forti e riescono a raggiungere i loro obiettivi. Secondo me dobbiamo imparare a essere più forti, più unite, più consapevoli del nostro corpo e di quello che siamo. Lo noto nelle mie amiche ma anche nei gruppi di ragazze che non conosco, l’insicurezza delle ragazze è molto forte, se sei a disagio col tuo corpo sei a disagio anche con le altre persone, ti immergi in una sorta di solitudine anche quando sei in mezzo a tanta gente. La forza parte dalla consapevolezza di te stessa.

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