Tornasse indietro cambierebbe il titolo del suo film, Primo Amore, “è un titolo sbagliato, sposta l’attenzione da quello che è il film, perché è molto più un film sulle dipendenze che sull’amore”. In una suite che affaccia su una Milano educata, anche troppo, la voce di Matteo Garrone sembra arrivare dalle gole di Alcantara, le stesse in cui Salma Hayek diventa madre e vedova nei Racconti dei Racconti. Non è un caso che il titolo Primo Amore, film del 2004 che ci consegna le chiavi della regia di Garrone, tornerà più volte in questa intervista per il lancio del corto di Campari, Entering Red diretto da Matteo Garrone, nuovo capitolo della saga dei Red Diaries con protagonista Ana de Armas e Lorenzo Richelmy, progetto che ufficializza l’anno del centenario del Negroni. L’uomo che ho di fronte in pullover carta da zucchero e timbro di voce tutt’altro che zuccherino è autore di racconti folli, dipendenti da e per, capace di non parlare di amore mai direttamente eppure farlo scivolare in qualunque scena: questi sono i motivi per cui il corto Entering Red è tra i più convincenti del progetto Campari (predecessore Paolo Sorrentino). Perché c’è qualcosa di ruvido, antico, schietto che finisce nei lavori di Garrone, siano corti pubblicitari o truci romanzi di cronaca italiana.

Courtesy Photo Francesco Pizzo

Matteo Garrone rende degno di un Golden Globe anche il gesto del preparare un cocktail amatoriale, semplicemente perché sincero "i primi cocktail" inizia a raccontarmi vagando con la testa ai sette colli e le mani giunte a preghiera per Cinecittà “li associo a un bar ai Parioli che ho aperto quando avevo 20/21 anni, dove facevo anche il bartender, l’ho ereditato dai miei nonni e mi ha fatto guadagnare i primi soldi con cui a 26 anni ho girato il mio primo film (Terre di Mezzo del 1996 ndr), e infatti la mia casa di produzione si chiama Archimede perché questo bar si chiamava Arichimede. Era un ristorante degli anni 70, l’ho fatto diventare un bar dove organizzavo serate e poi anche ristorante con mia madre. Insomma mi arrangiavo. Lì iniziavo ad avere i primi rapporti con i cocktail e con chi mi insegnava a farli, perché ogni volta chiamavo qualcuno ad aiutarmi, non i bartender che ci stanno qui (ride guardando Milano dalla finestra ndr) ma insomma”. I luoghi ereditati, le tavole da osteria, le città svuotate sono il fil rouge di un pomeriggio nell’hotel più istituzionale di Milano. Garrone parla e Roma prende vita tra i velluti meneghini. Garrone parla e Napoli rumoreggia in Negroni appoggiati su marmi pastello.

Da uomo quanto è complesso dirigere una donna? "Non ho mai avuto delle difficoltà particolari, forse con gli attori uomini entro più facilmente nella loro psicologia rispetto a quella femminile. Per questo spesso ho bisogno di un grande aiuto dalla protagonista. Con Ana de Armas abbiamo creato una complicità, ci tenevo che lei fosse convinta della storia che raccontavamo, cerco sempre di dare agli attori la possibilità di metterci dentro qualcosa di loro, come un matrimonio tra persona e personaggio e in questo caso lei è stata molto generosa”. Anche tu hai sentito un matrimonio con Campari? ”Sì, è un marchio che ha una grande tradizione di immagini, con un archivio di personaggi che hanno messo nel brand la loro personalità, il loro concetto di sensualità, mistero, eros”. Ps. Intervistata da Mc.it pochi giorni prima, su di lui Ana si è espressa chiaramente “è un regista incredibile, un essere umano umile, un ascoltatore e “confidente” dolcissimo.” Per la serie: silenziate gli spari, fermate le auto di notte, mettete in pausa le scene dark splatter di Matteo Garrone.

Courtesy Photo Francesco Pizzo

Gomorra, Il racconto dei racconti, Dogman: prima eravamo voyeur dell’amore ora siamo voyeur del dolore, della ferocia? Il tuo Primo Amore ne è il primo esempio? “Quella è una storia di perversione e di dipendenze delle relazioni. All’ora fu frainteso: ci fu chi parlò di anoressia, non c’entrava nulla a mio avviso, non era una ragazza che aveva un rapporto deviato col proprio corpo, era una ragazza che si sentiva il centro dell’attenzione del proprio uomo e cercava di renderlo felice e farlo significava compiere una sorta di sacrificio, si stava annullando per lui. Il tema era sulle dipendenze sentimentali. Mi ricordo che Michela Cescon mi ha aiutato molto. Tu pensa che coincidenza: ieri sera sono arrivato e sono andato nel mio ristorante preferito di Milano, Santa Lucia, quando vengo qui voglio andarci sempre, sono impazzito per questo posto - divaga con occhi sognanti - e lì ho incontrato Valter Malosti storico compagno di Michela, e ora tu mi parli di Primo Amore…” beh, qualunque ragazza post-adolescente in quegli anni non può non associarti e aver amato questo film “tu pensa che quel film è piaciuto a pochissimi ma quei pochissimi l’hanno amato tanto. La maggior parte l’ha odiato. Il titolo è sbagliato” ma chi sceglie i titoli? “fu un errore mio, non c’entra l’amore lì…” trascina le parole altrove, torniamo a Milano, Campari e la capacità di raccontare una storia d’amore e mistero in pochissimi minuti: “di misterioso c'è il personaggio di Lorenzo Richelmy che ha qualcosa di sospeso, dark”.

Courtesy Photo Francesco Pizzo

In questo Milano ti ha aiutato? “sì Milano è una città molto affascinante dal punto di vista figurativo/espressivo, ho cercato una Milano pulita, essenziale, teatrale, abbiamo girato a ottobre, puntato su elementi iconici che la luce poteva raccontare in maniera sorprendente. Milano è stata una co-protagonista di Entering Red, mi sono trovato bene qui, la città ha un rapporto sano con il cinema non la tratta come una "diva". Ma sai io sono viziato avendo girato tanto a Napoli dove se vedono una telecamera ti regalano tutto!”. Quindi schietto, ti piace Milano o no? “verrei a vivere qui anche solo per Santa Lucia, senti quel posto è pazzesco, fidati di me: prendi i rigatoni strascicati con i pomodorini che hanno 90 anni perché è da 90 anni che c’è quel ristorante. Poi ti ordini un carpaccino con le noci….Io mi illumino quando vado a mangiarci perché quando vedi un posto che è rimasto così legato alle sue origini fa bene, accanto magari hai il ristorantino nuovo dello chef stellato del momento…” e a te non piace? “mah mi sembra finto, invece lì sento qualcosa di autentico ed è anche bello che si tramandi attraverso quella pasta”. Avresti dovuto tenere il tuo bar ai Parioli e tramandarlo “ma no questo è Santa Lucia io che ci facevo coi miei cocktail ?! Invece quei piatti di pasta li senti, anche i camerieri, tu devi incontrarli, sono antichi hanno qualcosa di un’altra epoca, bellissimi”. Quindi il prossimo film lo fai partendo da Santa Lucia? “ahhh no ci faccio il catering…e anche il casting perché ieri ho visto due o tre camerieri che mi sono detto la prossima volta…”. Quando arriva nella tua testa “quella prossima volta” che ti mette su un nuovo film? “è un passaggio delicato e legato molto a quanto il film prima ti ha destabilizzato”. E questa volta, dopo Dogman, eri destabilizzato? "questa volta sono stato molto fortunato perché stavo lavorando a Pinocchio e per una serie di motivi, tra cui un inglese che si occupa degli effetti speciali, ho dovuto rimandare le riprese di 11 mesi. Avevo sul tavolo questa vecchia sceneggiatura che era Dogman, ci lavoravo da 12 anni, provavo attrazione e repulsione per quel progetto. Qualcosa mi piaceva e altro no, e allora sai che mi sono detto? Ho 11 mesi liberi e lo faccio così in scioltezza, come riscaldamento prima di Pinocchio”. Alla faccia del riscaldamento! (ride, trascinando i bassi verso la metropolitana che scorre metri e metri sotto di noi ndr) “ahhh hai capito, è andata davvero così. La cosa bella è che finito Dogman, per la prima volta in vita mia, avevo già tutto pronto per ripartire con la lavorazione di Pinocchio che torno a girare tra poco. Quindi non avevo quello spaesamento che se un film va male ti butti giù”.

Una tua creatura riesce ancora a buttarti giù? “beh un po’ sì, col tempo ti abituati ma sotto-sotto sì, ci rimani male. Se va bene il tuo ego cresce smisurato, diventi megalomane, hai paura che il tuo prossimo film non sia bello come quello prima. C’è sempre un po’ di destabilizzazione, l’idea di avere un progetto subito pronto è un lusso meraviglioso. Il problema è che dopo Pinocchio non ho niente….”. Lui non ha nulla, noi abbiamo ancora Matteo Garrone che ha provato a macchiare la Milano minimalista, portando il suo racconto liquido all’altezza dello stomaco che, più o meno, è dove ci aspetta ogni Primo Amore.