Girl Power, intervista a Matilde Gioli

Matilde Gioli non ha alcuna mania da diva, anzi, chiacchiera con spontaneità, ma sceglie con accuratezza le parole, lasciandosi andare a qualche turpiloquio qua e là durante l'intervista.

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«Sono fortunata perché la domenica devo aiutare mia mamma ad apparecchiare la tavola per il pranzo in famiglia». In questa affermazione della ragazza dagli occhi incredibili c’è tutta la sua solidità. Matilde Gioli, 27 anni, non ha alcuna mania da diva, anzi, chiacchiera con spontaneità, ma sceglie con accuratezza le parole, lasciandosi andare a qualche turpiloquio qua e là durante una cena informale.

Conosciuta per l’interpretazione nel 2013 de Il capitale umano, di Paolo Virzì, dove ha esordito casualmente (nel 2017 sarà in altri tre film), è stata eletta come la più talentuosa tra le attrici italiane emergenti durante l’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia da L’Oréal Paris, makeup ufficiale del festival.

Qual è il valore che condivide di più di questo marchio? La scelta di bellezze diverse, non sono “fissati” su dei canoni, e questo è sinonimo di sensibilità. Significa vedere il bello in più aspetti: L’Oréal Paris è fan del talento.

È stata eletta in quanto “donna di grande personalità”, cosa significa? Sono la maggiore di quattro fratelli e crescere in una famiglia numerosa è una palestra di vita che insegna a mantenere i piedi ben saldi a terra. E poi mi è servito stare in mezzo agli altri, dagli scout alla squadra di nuoto sincronizzato. A volte però sono anche debole e infantile.

Quali sono i difetti che “rimprovera” ai suoi coetanei? Non voglio giudicare, ma a molti della mia generazione mancano curiosità e spirito di sacrificio.

Cosa apprezza nelle donne? L’istinto innato di prendersi cura di un altro essere vivente. Che non significa solo un figlio. Noto già nelle bambine questa particolare sensibilità.

In cosa invece si sente più simile agli uomini? Credo di essere nata senza provare quel senso di competizione velenosa e di tensione che a volte caratterizza i rapporti femminili. Io godo del successo altrui, perché a me non toglie nulla.

Come deve essere un’amicizia? Semplice. Io mi perdo i compleanni, chiamo poco e “whatsappo” ancora meno, ma quando c’è bisogno non mi sottraggo mai.

Quando una donna “invecchia male”? Quando vive con troppa tensione: è negativa e intossica. Anche essere troppo ambiziose non fa bene, è necessario fermarsi e avere la capacità di godersi i piccoli successi.

Cosa apprezza del diventare grandi? Il bagaglio di esperienza. Più si cresce e più si affrontano determinate situazioni con maggiore consapevolezza. Non si tratta solo di scoprire cose nuove, ma anche di affrontare in modo migliore la vita.

Qual è l’aspetto di bambina che vuole mantenere? Lo stupore.

Cosa ci racconta sulla recitazione? È faticoso sembrare sempre veri, perché si attinge a dolori e a situazioni felici realmente vissuti. È stressante per il fisico e per l’anima. Ora so che sono arrivata a un punto in cui devo trovare un metodo per strutturarmi e magari vivere meno di pancia certe performance e tutelarmi. Non si può sempre scavare nel profondo.

Nel film Claustrophonia, che l’ha vista protagonista, lo spettatore può scegliere il finale, lei quale cambierebbe nella sua vita? Ci vuole molta cautela a desiderare di mettere le mani sul destino. Mi fa un po’ paura l’idea di poter manipolare qualcosa di più grande di me. Meglio vivere con fatalismo.

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