Chiacchierata (semi)seria con Giacomo Ferrara, lo Spadino di Suburra

Dal bromance con Alessandro Borghi al suo concetto di potere femminile: intervista al personaggio più controverso della serie tv Netflix.

suburra spadino
Andrea Miconi/Netflix

Abbiamo imparato a conoscere Giacomo Ferrara come lo Spadino della serie tv Netflix Suburra, e da quel momento ci siamo affezionati inevitabilmente al suo personaggio: il ragazzo sinti che tenta di prendere le redini della criminalità organizzata di Roma, ma che in realtà dovrebbe partire dal prendere le redini di se stesso. E grazie a Spadino abbiamo conosciuto meglio anche Giacomo, 28 anni, che nel 2017 ha vinto il premio rivelazione dell'anno ai Nastri d’Argento (per il film Il Permesso - 48 ore fuori), è stato protagonista del film visionario Guarda in Alto, ambientato sui tetti di Roma, e che non sembra intenzionato a fermarsi nemmeno un po’, nemmeno per un attimo. Giacomo Ferrara è il ragazzo dell’"assolutamente", perché è il termine che ripete ogni singola (ma proprio ogni, ogni) volta che può. È super innamorato del suo lavoro e ci si impegna tantissimo, anche se dice di prendere tutto come un gioco. Un po’ si apre e un po’ ti sfugge, cerca di apparire (secondo me) più timido di quanto in realtà sia, o pensi di essere.

Con la serie tv Suburra ha a che fare dal 2015, quando, sotto la regia di Stefano Sollima, interpreta Spadino per la prima volta (e per pochi minuti perché poi – occhio agli SPOILER – muore). Basato sull’omonimo libro di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini, il film racconta il crimine organizzato nella Capitale, che muove i suoi interessi attorno ai terreni di Ostia. La trama di Suburra, la serie, riprende quella del film e fa da prequel, mantenendo i protagonisti: Aureliano (Alessandro Borghi), Lele (Eduardo Valdarnini, nella serie) e Spadino. I tre lottano per ottenere il loro spazio nel mondo e, più concretamente, il controllo di Roma. In un'offerta seriale già un po’ satura di capolavori come Romanzo Criminale, Gomorra, Narcos e affini, Suburra sin dall'esordio si difende benissimo. Se la prima stagione finisce malissimo, con una scia di morti e avvenimenti che trascendono fino a sfuggire dalle mani di Aureliano, Lele e Spadino, della seconda stagione di Suburra possiamo anticipare che i tre non ci hanno capito molto di più. E continueranno a regalarci meravigliose puntate al cardiopalma seguendo il filo delle loro decisioni sbagliate. (qui il trailer, per farvi un'idea).

Una scena da Suburra, la serie
Andrea Miconi/Netflix

La voce di Giacomo Ferrara squilla, è allegra, è talmente familiare da lasciarmi perplessa. Sarà l’effetto delle maratone di Suburra. All’altro capo della cornetta io me lo immagino vestito da Spadino: giacca griffata, catena al collo e cresta nera ingellata. Ma Giacomo ci tiene molto a farmi sapere che lui e Spadino sono entità ben separate "soprattutto per il lato da criminale", sottolinea. Nota: metà dell’intervista è stata realizzata ridendo, perché lui per primo non si prende (sempre) troppo sul serio.

Una delle prime battute di Spadino nella seconda stagione è "Sto a svoltà". Senti di star svoltando anche tu a questo punto della tua carriera?
Ma guarda è un momento molto figo nel senso che sto svoltando però effettivamente non ho ancora svoltato. Sono su Netflix, in 190 Paesi, però mi accorgo che sono all'inizio e che ho ancora tanto da voler raccontare, da voler dire. Quindi sto continuando a studiare e ad essere concentrato affinché questo possa accadere. Insomma a 28 anni avere le opportunità che mi stanno capitando è... insomma sono molto felice.

Spadino è sinti e gay. Due caratteristiche che, a onor di cronaca, urtano particolarmente l’attuale ondata populista in Italia. Ci avevi pensato?
Assolutamente no. A parte che abbiamo girato prima che l’attuale governo entrasse, quindi questa tematica, così come altre che raccontiamo nella seconda stagione (vedi lo sfruttamento dell’immigrazione, ndr) non sono assolutamente da vedere in chiave politica. Poi quando interpreti un personaggio tu non devi avere un giudizio, devi pensare e comportarti come lui al di là di ogni morale, come quella che potrebbe essere la mia, cioè di una persona assolutamente lontana da tutto quello che è Spadino. Ti parlo soprattutto del lato criminale ovviamente…

Beh, che tu non sia un malvivente lo diamo per scontato
(ride) No, meno male però eh, perché non è detto. Non sai quanta gente mi dice: "Oh ma pensavo fossi delinquente veramente".

Ti confondono col personaggio
Sì, sì, te lo giuro, dicono: "Ma guarda quelli di Suburra che hanno pescato ‘sti tre attori bravissimi dalla strada", ti giuro che va così.

Una scena da Suburra, la serie
Emanuela Scrapa/Netflix

Nella seconda stagione Spadino si incontra e scontra con sua madre e la moglie Angelica…
Diciamo che ora Spadino entra davvero in contatto col potere femminile e questo permette di raccontare un'altra sfaccettatura del personaggio. Il fatto di non riuscire ad arrivare al trono e che ad ostacolarlo sia, non più il fratello, ma proprio la madre è una vera pugnalata al cuore. Poi c'è il personaggio di Angelica. Tra loro adesso c'è una complicità che è fortissima: lei è la spalla su cui contare. I due sono separati ma complementari, giocano nella stessa squadra, uniti per arrivare al potere.

E il tuo rapporto col potere femminile com'è?
Il potere femminile non lo vedo assolutamente come un intralcio. C'è sempre da imparare dalle donne, anzi, bisogna saper imparare da loro. La donna per noi uomini è una figura davvero molto importante, per questo di mamma ce n'è una sola (ride). Comunque io credo che sia importante avere una donna forte a fianco, che ti faccia vedere i tuoi limiti e ti spinga a crescere.

Lo sai che su YouTube girano fan fiction dedicate a Spadino e Aureliano con tanto di Crazy in Love di Beyoncé in sottofondo?
Anche Netflix ha giocato su questa cosa, con poster ispirati al film Chiamami col tuo nome, che poi è diventato Chiamami cor nome tuo Aurelià. C’è da dire che questa bromance ha funzionato molto, il pubblico si è affezionato al rapporto felice tra Spadino e Aureliano. Alla fine quando una cosa piace vuol dire che si è fatto un buon lavoro e ci fa molto contenti. Sia a me che ad Aureliano… ehm Alessandro.

Questa bromance c’è anche fuori dal set?
Sì. Anche noi, bene o male, ci vediamo molto nella vita privata e siamo diventati molto amici, anche con Eduardo e gli altri del cast. Siamo stati 4 mesi e mezzo sul set per la seconda stagione, più i sette mesi della prima e devi contare altri due mesi con Alessandro per il film. Diciamo che siamo stati un bel po' insieme quindi, soprattutto se incontri persone belle, è difficile non diventare amici anche nella vita privata. Anche per tutto quello che ci si dà sul set, tutta la generosità che siamo riusciti a dimostrarci a livello emotivo.

Dietro le quinte di Suburra, la serie
Emanuela Scarpa

Ti senti più a disagio nudo davanti alla telecamera (per girare una scena) o con vestiti griffati davanti all’obiettivo (per servizi di moda)?
Ah ma io sono una persona fondamentalmente molto timida quindi mi imbarazzo in entrambi i casi, senonché in fase di lavoro poi riesco a contestualizzare tutto e a renderlo in maniera molto professionale. Se devo fare una cosa la faccio, punto. Non mi faccio troppi problemi, mi riconosco una certa sanità in questo. A stare in maniera griffata, fare foto e quelle cose lì, mi imbarazzo ma cerco di sfruttare anche il bello della cosa, il divertimento che ci deve essere assolutamente. Per me fare questo mestiere è un po' come stare in un parco giochi. Nel momento in cui inizia a diventare una cosa seria capirò che non è più il caso di continuare, forse.

Quanto tempo ci mettono a farti la cresta?
Eh adesso sta diventando una cosa tranquilla, diciamo una ventina di minuti, ormai so ogni singolo passaggio per realizzarla. Io la chiamo Creatura perché ha una vita tutta sua, è diventata iconica.

Parlami del sorriso da pazzo che fa Spadino quando dice, o gli dicono, le peggio cose.
C'era già dal film e fa intuire un po' la doppiezza di questo personaggio. È la maschera in cui si nasconde e in cui cerca di celare quelli che poi sono i suoi reali sentimenti, la sua fragilità. Tutta la sofferenza in realtà, se tu vai a notare bene, è negli occhi. Questo elemento lo contraddistingue, come quello della danza, che mi è stato permesso di inserire dalla prima stagione, prendendo una sfaccettatura della cultura sinti.

L’hai citato tu, quindi te lo devo chiedere: balli così quando vai a far serata?
Ehm sì, oddio (ride) quando parte la musica diciamo che mi metto a ballare anche là, poi io non mi ubriaco. Io non bevo alcolici, io non fumo, io non…

Strano, non è che lo dici solo per sembrare un bravo ragazzo?
Ehm no oddio, sono… lo sono un bravo ragazzo (ride). Anche se dovrei farlo dire dagli altri e non dirmelo da solo. Ma sono astemio, non perché abbia qualche remora verso queste cose, semplicemente non mi piace farlo.

Una scena da Suburra, la serie
Emanuela Scrapa/Netflix

Tu sei un abruzzese importato a Roma: quanto è tuo il discorso di doversi spostare nella Capitale per contare qualcosa? Mancano prospettive a casa tua?
Io sono molto affezionato alle mie origini. E no, non mancano, o meglio, per quello che riguarda il mio lavoro sì, perché il cinema e le serie sono a Roma. Io ho fatto una scelta di vita che mi ha portato ad andare fuori, ma ovunque si può essere felici e realizzati. Guarda la cosa importante nella vita è fare ciò che si ama, che sia anche continuare l'attività di famiglia o fare il contadino.

Tra i tuoi vari progetti c’è il corto realizzato per l'ultimo album di Emis Killa, poi vedo dal tuo Instagram che ascolti una buona dose di rap e ho letto che hai studiato canto…
Ascolto e sono assolutamente aperto a qualsiasi tipo di musica. Mi piace rap, strumentale, pop. Sono molto curioso di sperimentare e, come per i film, cerco canzoni che mi raccontino qualcosa di me. Per immedesimarmi nei personaggi mi aiuto molto con la musica. Se devo pensare a Spadino penso a Studios che è una canzone solo strumentale. Non so se la conosci, ha una chitarra molto flamenco style.

Te l'ho chiesto anche perché vedo dalle tue storie che sei spesso con Carl Brave, Coez, Salmo...
Sì, sì, diciamo che la serie ha avuto una fascinazione non indifferente verso il mondo rap, quindi sono stati loro a cercarci inizialmente, ma poi è nata una bella amicizia.

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