Twiggy, la pioniera delle super modelle e la sua rivoluzione silenziosa (a effetto prolungato)

La rompighiaccio della minigonna, la ribelle elegantissima nella sua postura scoordinata, la modella londinese più amata negli anni 60 e 70 è stata molto più di un simbolo della sua epoca.

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A guardare Twiggy dal vivo, negli anni 60 la prima cosa che ti veniva in mente era “mio Dio, come fa a non spezzarsi quando cammina?”. Twiggy, o Twiggy Lawson, come qualcuno la chiamava agli esordi, ha rivoluzionato sul serio l'universo del glamour e ha cambiato per sempre il mondo della moda, facendo del suo fisico esile e degli occhioni da cerbiatta il suo marchio di fabbrica. Si può dire che l'abbigliamento anni 60, ma più in generale la moda negli anni 60, non siano stati più gli stessi dopo il suo avvento. La storia di Twiggy, modella londinese dalla postura insolitamente sgraziata e dall'aspetto ribelle, è legata a doppio filo alla storia della minigonna. È stata infatti proprio lei a lanciare il nuovo scandaloso indumento nella Swinging London delle rivoluzioni culturali e della gioventù al potere. La minigonna di Mary Quant in Twiggy ha trovato il suo rompighiaccio. Perché la leggerezza che possedeva lei nel veicolare un messaggio al mondo intero era veramente qualcosa di inedito.

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Twiggy, biografia. Il vero nome di Twiggy è Lesley Hornby e al tempo della sua massima popolarità era una ragazza tutto pepe nata il 19 settembre 1949 a Londra. Figlia minore di tre sorelle, magrissima di costituzione sin dall'infanzia Lesley è diventata ufficialmente Twiggy quando aveva 15 anni. Vuol dire “ramoscello”, il soprannome migliore che amici e conoscenti potevano dare a una ragazzina lentigginosa così esile e slanciata. Ben presto il suo appellativo completo, nell’immaginario degli appassionati di moda, diventerà Twiggy modella anni 60 per antonomasia. Ha infatti iniziato a lavorare molto presto nel mondo della moda, diventando subito una celebrità. Ad appena 17 anni, nel 1966, il Daily Express l'ha eletta “Volto dell'anno”, indicando il suo taglio di capelli alla maschietta (così lo chiamavano al tempo) come sinonimo di sfrontata eleganza. Ma erano anche e soprattutto le sue gambe a non lasciare indifferenti. Lunghe, svettanti, atteggiate in pose vezzose mentre spuntavano da sotto un nuovo capo lanciato da una giovane stilista semisconosciuta, Mary Quant. Twiggy e la minigonna sono cresciute insieme, ribaltando i canoni della fashion e lanciando nuove tendenze, fino a conquistare le copertine di riviste come Elle e Vogue.

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Twiggy, Abbigliamento. Si può dire che Twiggy sia stata una delle prime supermodelle, una delle prime che invece di indossare i capi rimanendo anonime come le stampelle da cui venivano tolti, ha trasformato in business la sua faccia, il suo volto e il suo nome ottenendone popolarità e aprendo la strada alle sue colleghe modelle degli anni 80 e 90. Tutto ciò che hanno fatto dopo le altre top model è ispirato a ciò di cui lei è stata pioniera. Nel 1967, fresca 18enne, ad esempio, è volata negli Stati Uniti a promuovere la sua linea di vestiti e ne ha approfittato per posare per uno dei maestri della fotografia Richard Avedon. Una mossa azzeccatissima che ne ha aumentato ed esportato la fama ovunque: in breve, Twiggy la londinese è diventata una star anche negli States. Ogni cosa che avesse a che fare con la moda, ormai rimandava a lei: make-up, borsette, accessori, persino giochi da tavolo.

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La produzione di una Twiggy Barbire è solo uno dei tanti esempi della enorme popolarità di Twiggy. In suo onore la Mattel realizzò una versione rivoluzionaria di Barbie, la bambola più famosa al mondo, con tanto di capelli biondi a caschetto. Oggi è un pezzo da collezione e su eBay ce n’è qualcuna in vendita, più o meno in buone condizioni. Poi si entra nella fare Twiggy, anni 70. Nel decennio successivo, oltre che come modella, Twiggy si è affermata anche come attrice: celebre la sua interpretazione in The Boy Friend, musical di Ken Russell datato 1971 in cui si può ammirare anche una versione di Twiggy cantante. Nel 1977 si è sposata. Il fortunato è proprio un attore, Michael Witney, e insieme sono diventati genitori di una bambina, Carly Witney, destinata a diventare, prima, un’apprezzata animatrice di cartoon, poi si unirà alla madre nella fashion industry come stilista. Ma prima di tutto questo, la pioniera delle supermodelle e sua figlia dovranno subire un lutto: la morte prematura, nel 1983, di Michael Witney per un attacco di cuore. Twiggy si risposerà 5 anni più tardi con un altro attore, Leigh Lawson, che adotterà anche Carly.

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Twiggy, Blues Brothers. Quando ormai la carriera di modella si stava allontanando, Twiggy ha vissuto un’altra tappa cruciale della sua vita, della sua carriera e della sua immagine di personaggio cult: l’apparizione nel film The Blues Brothers, la fortunatissima pellicola di John Landis del 1980 con Dan Aykroyd e John Belushi (e anche Aretha Franklin). Nel 1988, inoltre, ha fatto parte del cast di Madame Sousatzka, con Shirley MacLaine. In precedenza, nel 1983, aveva anche debuttato a Broadway con My One and Onlyinsieme a Tommy Tune, suo partner in The Boy Friend, ottenendo una nomination ai Toni Award. Poi arriva l’era di Twiggy America’s Next Top Model. Dopo numerose apparizioni televisive, da ospite e da conduttrice, Twiggy è stata scelta da Tyra Banks come giudice di uno dei programmi di moda più popolari negli Stati Uniti e nel mondo, come sappiamo bene: America's Next Top Model. In seguito Twiggy ha fatto da testimonial per Marks & Spencer (sua figlia ha disegnato con lei anche dei capi per le loro collezioni) e per i prodotti di bellezza della Olay ed ha scritto un libro, A Life in Photographs, edito nel 2009. Chi è e cosa fa Twiggy oggi? Moltissimo: Twiggy adesso è soprattutto una paladina dei diritti degli animali ed è molto impegnata nella raccolta di fondi per la ricerca sul cancro al seno. Ma le sue bellissime foto degli anni 80 che circolano ovunque continuano a renderla anche oggi un simbolo di cambiamento e di rottura, di quella gioiosa rivoluzione nei costumi e nelle tendenze e di quella voglia di cambiamento e libertà di cui, sinceramente, si sente un po’ la mancanza.

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