«Io, Francesco Mandelli, papà con i superpoteri»

Com'è scrivere libri e girare film mentre si cambiano i pannolini? Ce lo racconta un regista e scrittore, genitore per passione.

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Sergione InfusoGetty Images

Un coming out tenerissimo, quello di Francesco Mandelli. Parla del ruolo che in questo momento lo appassiona di più, quello di papà di Giovanna, 4 anni, a cui è ispirato il romanzo Mia figlia è un’astronave (DeA Planeta), mentre si destreggia tra la tournée teatrale di Proprietà e atto, monologo esistenziale del drammaturgo inglese Will Eno, e l’esordio come regista di Bene ma non benissimo. Nelle sale dal 4 aprile, è una commedia agrodolce che racconta il trasferimento e la difficile integrazione di una ragazzina dalla Sicilia a Torino.

Non saranno un po' troppi questi impegni?
Posso confessarle una cosa? Fino ai 35 anni la mia vita era assolutamente senza un pensiero, non ho avuto problemi particolari, personali o di lavoro. Mi svegliavo al mattino e volavo! Adesso invece…

...adesso deve correre.
Esatto, dietro a Giovanna. Anche nelle giornate in cui apparentemente sono da solo - in tournée e a teatro o su un set cinematografico -, persino a 300 chilometri lontano da casa, in testa da qualche parte c’è il retropensiero di mia figlia. Il che non è necessariamente ansiogeno, anzi, mi riporta a un legame forte che c’è, esiste.


Le mamme che lavorano conoscono bene il problema, ma adesso è appannaggio anche di voi uomini.
Mai, non riesci a staccare mai. Ma essere genitori full time significa prendersi una responsabilità meravigliosa come quella di fare un figlio, ed è fantastico. Vi immaginate rimanere un adolescente emotivo per tutta la vita? Che tristezza! Probabilmente sarei come quei quarantenni che vedevo nei locali quando io ne avevo venti, e mi chiedevo «ma questo non ce l’ha una famiglia?».

Quarantenni allo sbando, come quelli che ha descritto in Mia figlia è un’astronave. Nel libro c’è un capitolo dedicato all’allattamento, una vera prima prova per genitori inesperti. Non crede che il cibo a volte sia una fonte di preoccupazione eccessiva, già dalla culla?
Lo è assolutamente. Ovviamente nel libro è tutto amplificato, ma anche nella realtà mia moglie Luisa ha avuto problemi ad allattare. Stava male lei, la bambina, e di conseguenza anch’io. Allo stesso tempo, sei immerso in un mondo che continua a ripeterti che allattare è importantissimo, assolutamente insostituibile. La verità è che non c’è una regola su come essere un genitore, sennò sarebbe troppo facile. L’unica soluzione è essere aperti al cambiamento. Alla fine io e Luisa ci siamo arresi al latte in polvere, Giovanna non ha fatto una piega ed è cresciuta benissimo. In più, mentre l’allattamento al seno è una responsabilità solo della mamma, con il biberon siamo diventati intercambiabili. Aiuta, specie nei primi mesi.

Le è capitato di fare l’aeroplanino, davanti alle prime pappe?
Certo, l’ho fatto eccome. Me lo dicevano tutti, «un figlio ti cambia la vita». Ma è di più, ti ribalta, a un certo punto scopri di avere dei superpoteri, puoi svegliarti alle 3 del mattino in un lampo, appena senti un impercettibile gne-gne. Mi son messo persino a cucinare, cosa che non avevo mai fatto nella vita! E lì ti rendi conto di quanto sia importante scegliere cosa mettere nel piatto di un bambino. Lasciamo perdere qualsiasi estremismo, nella dieta di Giovanna noi non abbiamo escluso niente, c’è posto per verdure, carboidrati e anche per la carne, magari informandosi su provenienza e trattamenti.

Una sana attenzione al benessere.
Sì, senza diventare fanatici del salutismo. Siamo stati con Giovanna negli Stati Uniti: vuoi non farle assaggiare alette di pollo e patatine fritte? E non è che siamo morti! Mia figlia è molto curiosa, assaggia di tutto, non ha mai detto «non mi piace» prima di aver provato. Una bellezza, metà del lavoro è praticamente già fatto.

Le è capitato mentre la imboccava di pensare a se stesso da piccolo?
Caspita, davvero tante volte. Ho vissuto momenti di grande emozione pensando che sul seggiolone una volta c’ero io. Momenti preziosi, per me non hanno mai rappresentato uno spreco di tempo. Da piccolo io ero inappetente e abbastanza schifiltoso, quindi l’ho detto a mia mamma: «Oggi che ci sono dentro, hai tutta la mia solidarietà».


Francesco Mandelli sul set di Bene ma non benissimo, il film che lo vede come regista esordiente.
Courtesy photo

Anche nel suo film Bene ma non benissimo si parla di cibo. La protagonista, interpretata da Francesca Giordano, viene presa in giro a scuola perché è cicciotta.
Era un’esigenza di copione. Io trovo che Francesca sia davvero bellissima, magari non secondo i criteri dell’estetica imperante. Nel film, comunque, ha un rapporto molto
gioioso con il cibo: c’è una scena in cui, per ingraziarsi i compagni di classe, porta a scuola una sontuosa teglia di frittata di pasta. Che le attira le critiche e gli strali dei suoi detrattori, ma la gratitudine della maggioranza. La pasta viene polverizzata, e lei acquista molti punti.

L’incontro di una scolaresca torinese con la frittata di pasta è roba forte.
Vorrei sottolineare che il mio non è un film d’inchiesta, è una commedia, e l’argomento del bullismo viene trattato con toni piuttosto delicati, non ruvidi. Faccio spoiler e le anticipo che c'è un bel lieto fine.

Cinema, teatro, scrittura: cosa sta cambiando nel suo percorso professionale?
È come se la nascita di Giovanna avesse rivoluzionato non solo la vita quotidiana, ma anche le mie aspirazioni. Come fosse l’inizio di un secondo capitolo. Ho sempre avuto voglia di sperimentare cose diverse, ma adesso sento l’esigenza di andare un po’ più avanti. Faccio un lavoro meraviglioso, perché non esplorarlo in tutte le sue sfaccettature?

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