In 17 anni di vita Billie Elish ha costruito il futuro del pop?

Nella sue canzoni tutta la sofferenza adolescenziale in chiave dark, ma non devi essere per forza adolescente per amarla.

billie eilish
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Diciassette anni, più di diciassette milioni di follower, l'album d'esordio When we all fall asleep, where do we go? è uscito il 29 marzo e ha già superato un miliardo di stream: questi sono i numeri di Billie Elish. E tu a 17 anni cosa stavi facendo? Meglio non pensarci.

La musica di Billie Eilish è una specie di doccia fredda perché ne segui il ritmo, a volte estremamente intimo e malinconico (Hostage), a volte trap (You should see me in a crown), altre semplicemente un po' disturbante al limite con l'horror (Bury a friend) e poi, solo poi, arrivi a comprenderne il testo e qui arriva la doccia fredda. Billie Eilish mette su musica i dolori più intimi degli adolescenti come lei. Depressione (ma dichiara di non fare uso di psicofarmaci), amori complicati, solitudine, domande esistenziali, questioni di genere.

La sua musica è chiaramente pop, ma non è la solita canzoncina da saltellare in pista, il suo pop è cupo, e rientra nel filone del moody pop. Billie Eilish lo fa suo, lo addomestica, lo nutre di suggestioni dark. Le sue influenze partono dalla Lana Del Rey di Summertime Sadness al rap depresso di XxxTentation, c'è chi come Dave Grohl l'ha definita il futuro della musica pop. Insomma su Billie Eilish c'è molto aspettativa, ma non è ingiustificata, nonostante l'età.

Nata nel 2001, è figlia d'arte e questo influenza parecchio la sua vita, a partire dal nome che per intero è Billie Eilish Pirate Baird O'Connell (sì, Pirate come pirata, non è una svista) sia per il fatto che già nel 2016 (a 15 anni) inizia a mettere la sua musica online, su Sound Cloud. Il primo brano si chiama Ocean Eyes, un suono malinconico e dolcissimo, che nel testo abbina uno sguardo d'amore a cieli di napalm e città che bruciano. Lo compone insieme al fratello maggiore Finneas O'Connell (apparso anche in Glee) e i due non si fermano qui: passano tutta l'estate del 2018 a scrivere, produrre e registrare l'album When we all fall asleep where do we go? nella loro cameretta a Los Angeles. E il resto è storia, o almeno grandi numeri. Il genere di When we fall asleep where do we go? non è identificabile, passa dal rap, al reggae, al pop più intimo e malinconico.

Si può dire che la musica di Billie Elish sia fluida, passa da una categoria all'altra senza mai fermarsi, esplorando, mischiando. Così com'è fluida l'identità di Billie. Come lei stessa dichiara, non la vedrete mai in abiti iper-femminilizzati alla Rihanna dei tempi d'oro. Billie Eilish indossa tute larghe (rigorosamente super firmate da Chanel, Louis Vuitton e affini) e sneakers. Si tinge i capelli del colore che più le ispira, dal blu metallizzato all'argento. Gioca con lo streetstyle. Ma questo non le nega di avere un volto super curato e femminile.

La questione di genere le è cara e la porta avanti in modo geniale, ad esempio parlando di Dio come di una donna in All the good girls go to hell, con la frase"God herself has enemies, and once the water starts to rise and Heaven’s out of sight, she’ll want the devil on her team". Oppure affrontandola con un filo di ironia in I wish you were gay, in cui dice che vorrebbe smettere di stare male per qualcuno che non la tratta come meriterebbe e vorrebbe staccarsene, tanto da "I can't tell you how much I wish I didn't wanna stay, I just kinda wish you were gay".

Billie Eilish sa come parlare ai suoi coetanei, ammettendo pubblicamente le proprie debolezze (ha recentemente dichiarato di soffrire della sindrome di Tourette), collaborando a progetti in cui si rispecchiano (Lovely fa parte della colonna sonora di 13 Reasons Why). Con lo schermo ha decisamente un buon rapporto: i suoi video musicali sono inquietanti e ipnotici (consigliato un giro sul suo canale YouTube) a partire da Bury a friend in cui una Billie Eilish allucinata viene toccata da mani sconosciute e punta da decine di siringhe. A sottolineare le scene che si ripetono con cadenza regolare l'inquietante messaggio, che fa da titolo all'album, When we all fall asleep, where do we go?. E nonostante la carica dark, video e musica ti prendono con un effetto quasi catartico. Il tutto funziona, più che spaventare: ho sentito commentare il video con un semplice "Ehi, ma quella sembro io con il ciclo" piuttosto che con frasi allibite.

Billie Eilish ha un linguaggio suo che deve essere capito, ma che a quanto pare funziona, visto tutto questo successo. Interpretazione perfetta del mood adolescenziale, sì irrequieto ma anche decisamente ritmato. Insomma è musica per chi quel giorno è nel suo periodo blu(e) ma che non devi essere per forza blu(e) per amare.

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