Michelle Williams "le relazioni dense possono essere violente. Se non recitassi? Farei la mamma"

Debutta in una nuova serie tv, FOSSE/VERDON, e da Los Angeles ci apre il cassetto più intimo che contiene un solo grande amore.

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Getty Images

Dietro il genio di Bob Fosse, famoso ballerino/coreografo, regista di musical tra cui Cabaret e All That Jazz c’era Gwen Verdon, moglie, madre e ballerina, collaboratrice di Fosse (spesso trascurata nei riconoscimenti) il cui talento creativo ha prodotto look iconici come quello di Liza Minnelli con bombetta, gilet e calzoncini in Cabaret. La loro complessa collaborazione e relazione sentimentale, minata da costanti tradimenti da parte di Fosse, è diventata FOSSE/VERDON, una miniserie in 8 episodi, dal 18 aprile ogni giovedì alle 21 su FoxLife. Nella serie Gwen è interpretata da Michelle Williams, mentre Sam Rockwell è Bob Fosse, entrambi produttori esecutivi insieme a Lin-Manuel Miranda e alla figlia Nicole Fosse, a sua volta attrice/ballerina nel musical A Chorus Line, diretto da Richard Attenborough. Michelle Williams ci racconta la sua trasformazione nel ruolo di Gwen.

Come descriverebbe la loro relazione?
Densa, sotto molti aspetti quasi perversa. Erano molto simili, a livello emotivo erano quasi dei gemelli siamesi. Ottima relazione a livello creativo, ma sentimentalmente tragica e abusiva, molto simile ad altre coppie di talento come June Carter e Johnny Cash, o Ike e Tina Turner. L’amore profondo spesso diventa violento.

Ha mai studiato danza?
Da bambina, mai a livello professionista. Negli ultimi dieci anni ho avuto occasione di studiare ruoli per cui avevo bisogno di ritornare a ballare e così ho ricominciato a studiare. Ballare mi dà gioia ed è una passione che condivido con mia figlia Matilda.

Come ha studiato per diventare Gwen?
Per questo ruolo conoscevo il vocabolario e avevo una base solida ma non certo comparabile a quella di Gwen. Ho guardato e riguardato i suoi video su Internet. La mia preferita è Erbie Fitch’s Twitch del 1959. La trovate su YouTube

Gwen era sempre in conflitto tra il ruolo di madre e la carriera professionale. Anche lei, col suo lavoro, vive una situazione simile?

Sì, sempre. Per me l’equilibrio non è una meta da raggiungere ma una sfida costante con cui combattere, a volte lavoro di più, altre volte passo più tempo con mia figlia. L’importante per me è la qualità con cui impiego il mio tempo, ogni minuto è prezioso.

Qual è stato il suo ruolo più importante?
Diventare mamma. Quando diventi genitore una parte di te muore e rinasci sotto una nuova forma, sembra molto drammatico eppure per me è stato così. Ogni giorno rinasco guardando mia figlia e i suoi progressi come essere umano.

Se non fosse diventata attrice, quale carriera avrebbe scelto?
Sarei una mamma a tempo pieno. Non c’è un altro mestiere che so fare meglio, e forse non mi pagherebbero per fare altro! Mi piace scrivere e cucire, mi piace la moda, forse avrei potuto diventare stilista.

Quanto è vicina ai personaggi che interpreta?
Molto vicina, mi immedesimo in tutti i miei ruoli. Ho interpretato Marilyn Monroe e mi sono affezionata alla sua personalità, era una donna molto divertente, esuberante ma anche molto triste e scontenta, soprattutto nella sua vita sentimentale. Al momento sto preparandomi a interpretare Janis Joplin. Anche lei come Marilyn e Gwen, nonostante il successo, è stata una donna molto insoddisfatta. Mi piace lottare per i miei ruoli, lotto per le donne che non hanno avuto modo di elaborare completamente le proprie esperienze nei confronti di un pubblico, ecco perché mi interessava il ruolo di Janis, perché forse posso rivelare al mondo tutto quello che avrebbe voluto dire ma non è mai riuscita.

Con quali attrici vorrebbe recitare?
Tilda Swinton e Kate Winslet. Dei mostri sacri a cui mi inchino con umiltà.

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