35 domande ad Alain Delon, Palma d'oro alla carriera al Festival di Cannes

Oggi ha 83 anni ma rimane indimenticabile nei film di Luchino Visconti e accanto a Romy Schneider. Mentre sulla Croisette infiammano le polemiche #MeToo sul premio alla carriera, abbiamo ripercorso la sua vita con le sue parole.

Alain Delon
Sunset BoulevardGetty Images

Il Festival di Cannes 2019 celebra Alain Delon, l’attore francese più bello e tormentato, con la Palma d’Oro alla carriera, nonostante le proteste delle femministe - e non solo - che si sono alzate contro il premio all'attore francese. Ora Alain Delon ha 83 anni, ma rimane indimenticabile nei film di Luchino Visconti, innamorato accanto a Romy Schenider e in molti film che hanno fatto la storia del cinema (La piscina, Delitto in pieno sole, Il clan dei siciliani). Queste sono le sue parole, dette nell’arco di una vita. Che raccontano il suo cinema, un temperamento irascibile e troppe passioni.

1) Si parla sempre di Delon come di una superstar. È una definizione in cui si riconosce?
L'accetto volentieri, perché a mio avviso sono rimaste poche star nel cinema. Ci sono molti interpreti ma poche star, e io sono una di quelle. (1975)

2) La sua immagine pubblica le corrisponde?
Assolutamente. Non immaginavo quello che sarei diventato, e non ho mai cercato di essere un personaggio. Sono sempre rimasto lo stesso. Fino a quando, a un certo punto, la mia immagine è diventata quella di un vecchio. (2018)

3) Pensa di dovere alla bellezza quello che ha avuto?
Se avessi capito subito che la bellezza era un'arma non avrei cominciato lavorando nella salumeria del mio patrigno. Alla fine, io ho fatto tutto grazie alle donne. Devo a loro l’opportunità di essere entrato nel cinema. (2018)

4) Come ha cominciato?
Una sera, era il '57, mi hanno presentato alla moglie di Yves Allégret. «Lei è esattamente il tipo che mio marito sta cercando per il suo prossimo film», mi ha detto. A me non interessava nemmeno tanto. Ho accettato per farle piacere. (1969)

5) Ma quando è diventato Delon?
Dopo Delitto in pieno sole (un film di René Clément uscito nel 1960, ndr). Un successo incredibile. In Giappone sono diventato un imperatore. Tutti i ragazzi si pettinavano alla Delon. (2018)

Nel 1958.
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6) E l'amore?
Per me la A maiuscola è quella dell'amicizia. Lo dico subito, non ci credo più all’amore. Non credo che alla passione che non dura. Alla molteplicità delle passioni. E le vivo a fondo, finché non si estinguono. (1969)

7) Una dichiarazione che è felice di avere scritto?
Dopo il funerale di Romy Schneider, nel 1982, le ho dedicato un messaggio postumo ricordando le parole di Visconti, che ci aveva fatti recitare insieme a teatro. «Lui diceva che ci assomigliavamo e avevamo in mezzo alle sopracciglia la stessa V che si corrugava, per rabbia, paura, angoscia. La chiamava “la V di Rembrandt” perché il pittore la metteva nei suoi autoritratti. Ma ora che ti vedo dormire è scomparsa». (2018)

Sul set del film "La piscina", con Romy Schneider, suo grande amore anche nella vita.
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8) Le è mai mancato il tempo per riposare?
In vacanza nel giro di otto giorni divento odioso. È strano ma, alla fine, forse non sono fatto nemmeno per questo lavoro. Per molte cose mi annoia mortalmente. Tranne quando poi mi ci trovo dentro. A quel punto mi appassiona. (1969)

9) Ha sempre avuto il ruolo del tormentato, del tipo poco raccomandabile.
L'aspetto più appassionante dell’essere umano per me si vede nel momento in cui è vicino all'abisso e deve dare tutto per rimettersi in carreggiata e sopravvivere. (2012)

10) Dicono che abbia una venerazione per la Madonna.
Non credo veramente in Dio, ma ho una passione per Maria, sì. Le parlo, le racconto, le faccio delle domande. E lei è sempre là, mi ascolta e mi conforta. (2018)

11) Le è capitato di comportarsi male con le donne, di essere un po’ machista?
Oh, mi è successo spesso... Qualche volta... Sì, naturalmente. Non so che cosa lei chiama machista, uno schiaffo è machista. Sì, penso di esserlo stato, però ne ho anche prese, proprio dalle donne. Ma io non sono uno che fa del male, soprattutto a chi amo. (2018)

12) E chi sono quelle che ha amato?
La lista è lunga. Innanzitutto c'è stata Romy, poi Nathalie (Delon), Mireille (Darc) e Rosalie (van Breemen). Ma ce ne sono state anche altre, estranee al cinema. (2018)

Con Rosalie Van Breemen, al Festival di Cannes del 1992.
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13) Spesso, quando la riprendono, nelle occasioni pubbliche, risulta molto aggressivo.
È una difesa naturale, che parte da un istinto animale. Il principio è che attacco per difendermi. (1975)

14) Dicono che sia autoritario...
Nella vita professionale sono autoritario. E collerico. Ho veramente un bruttissimo carattere, ma il fatto è che ho un carattere. Meglio averlo pessimo che non averlo, direi. (1975)

15) Il divorzio dei suoi genitori, che lei ha vissuto come un abbandono, non le ha impedito di fare lo stesso con sua moglie.
È stato il più grande smacco della mia vita. L’unico. Quando ho sposato Nathalie, pensavo veramente che sarebbe durata fino alla fine dei nostri giorni. Era il mio sogno. Ma la vita è cambiata. Nathalie ha voluto divorziare. E io non ho mai accettato l'idea di risposarmi (2018)

Con Nathalie e suo figlio Anthony, nel 1966.
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16) Quando è stato più felice?
Tra i 20 e i 28 anni. Ero tornato indenne dall'Indocina (dal corpo di spedizione militare francese, ndr), e già quello era un miracolo. L'esercito mi ha forgiato. È là che ho imparato ad amare ordine e disciplina, a rispettare i capi. Ed è a quel punto che le donne e il cinema mi hanno spalancato le braccia. Era il periodo di Delitto in pieno sole e di Romy. (2018)

17) Che padre si sente?
Non credo di essere sempre stato all’altezza, no. Per Anouchka e Alain-Fabien ho l'età che avrebbe un nonno, e questo complica. Oltre che un padre, per loro sono anche Alain Delon. La celebrità isola, allontana dal mondo. Figli compresi. (2018)

Con la figlia Anouchka nel 2007.
Tony Barson ArchiveGetty Images

18) Rivede mai i suoi film?
No, è troppo dura. La piscina di Jacques Deray non potrò mai più vederlo, è impossibile. Tre persone che adoravo, Romy, Deray, Maurice Ronet, se ne sono andate. Sentir dire a Romy «Ti amo» e sapere che non c'è più… Non ci riesco. (2018)

19) Perché preferiva operatori di sua scelta per essere ripreso?
Non ho mai messo un filo di trucco, sia per il bianco e nero che per il colore. Mai. Diversamente mi vedevo una faccia di gesso. Il punto è che la partner femminile, lei invece il trucco ce l'ha. Per questo avere un operatore personale è fondamentale. (1969)

20) Crede che il cinema francese abbia intellettualizzato troppo le cose?
Sì, e ancora esiste uno stereotipo di cinema francese che rifuggo come la peste, e deriva dalla nouvelle vague. (2012)

21) Il bilancio della sua esperienza a Hollywood?
È stata interessante, ma non di più. È importante per un attore francese ed europeo lavorare con gli americani, ma i film che ho fatto con loro non sono stati travolgenti, anche in termini di carriera. Ho capito che il mio posto non era in America, ma a casa mia, in Europa. Il miglior ricordo di quell'esperienza è extraprofessionale, la nascita di mio figlio, che è venuto al mondo mentre ero là a girare. (1975)

22) Eppure da ragazzino ha organizzato una fuga, per andare a Chicago.
Sognavo l'America: chi non l’ha fatto? Ma arrivato in luoghi di cui avevo fantasticato, sono sempre rimasto deluso. Bisognerebbe rimanere sul piano del sogno. (1975)

23) Da chi si è sentito più adorato?
Mireille è quella che mi ha amato di più, e la nostra storia è stata meravigliosa. (2008)

Con Mireille Darc nel 1980.
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24) Avrebbe voluto interpretare Lo straniero di Camus. Ma...?
Questa domanda mi fa un po' soffrire. Mastroianni l’ha fatto, con Visconti. All’inizio avrei dovuto essere io, poi per problemi con il produttore, De Laurentiis, il ruolo è toccato a lui. È uno dei più grandi rimpianti della mia vita professionale. Credo non si farà più. Non mi vedo ne Lo straniero con altri che con Visconti. (1975)

25) Chi è per lei un grande interprete di oggi?
Ce n'è uno che amo molto e che è un attore vero: Vincent Cassel. (2018)

26) Quando si è Delon, si riescono a tenere i piedi per terra?
Penso di sì. Per me tutto è stato straordinario, miracoloso, ma credo di aver mantenuto una certa distanza da quello che è successo, perché non mi sono mai adoperato per averlo. Non ho fatto l'accademia, ho lasciato la scuola a 14 anni. Io sono un attore come lo sono stati Jean Gabin, Lino Ventura o Burt Lancaster. Una personalità forte al servizio del cinema (2018)

27) È giusto dire che politicamente si situa a destra?
Ne convengo senza problemi. Non faccio politica, ma ho le mie opinioni. (1969)

28) Perché ha fatto mille mestieri oltre al cinema?
Per la necessità di vivere. Non avevo tempo di perdere tempo. Ogni giorno mi avvicina al punto finale e non voglio rinunciare a un solo attimo. (1975)

L’attore in uno scatto del 2017.
Sylvain LefevreGetty Images

29) Qualcuno ha detto che lei ha avuto tutti i doni tranne la felicità.
In alcuni momenti avrei potuto sottoscriverlo. Ho vissuto molto male il passaggio ai 50 anni. È stato duro, doloroso, non avevo più fiducia in me stesso, dubitavo di me, degli altri, di tutti, ma dopo no. (1989)

30) Si sente amato ora?
Mi emoziona che degli sconosciuti mi ringrazino per ciò che ho dato loro. Ma senza i miei figli non sarei qui. (2013)

31) Come passa il tempo quando è in casa solo?
Sto in compagnia dei miei animali, sono innamorato del mio cane, del mio gatto. Sono un solitario, è la mia natura, mi preservo. Sono sopravvissuto grazie alle mie bestie. Ho avuto 50 cani nella vita, ma con questo ho un rapporto particolare. Nel caso muoia prima di lui, chiederò al veterinario di fargli un’iniezione perché se ne vada con me. Non voglio che soffra sulla mia tomba. (2018)

32) Lei ha girato con i registi del mito, Antonioni, Melville, Clément, Losey, ma forse è stato Visconti il più importante.
La carriera di un attore è come un edificio. Bisogna avere basi solide per una lunga durata, altrimenti l’edificio crolla. Le mie me le sono fatte con Visconti, che mi ha dato il ruolo di Rocco in Rocco e i suoi fratelli. Da lui non si poteva che imparare. (1975)

33) E le voci di una vostra relazione?
Provenivano dal suo amante tedesco. Con Il Gattopardo siamo diventati intimi, e quel coglione era geloso del rapporto che Visconti aveva con me. (2018)

Con Claudia Cardinale sul set de Il Gattopardo di Luchino Visconti, 1963.
Sunset BoulevardGetty Images

34) Quali caratteristiche deve avere un grande attore?
Saper vivere bene il suo momento. Per bravo che sia, l'attore che si crede eterno è ridicolo. Chi si prende sul serio è già morto. Siamo qui solo per vivere la nostra leggerezza, la nostra fantasia, al cento per cento. Quello è il nostro territorio. Ma non è semplice. (2012)

35) Che opinione ha del presente?
È un'epoca insozzata dai soldi, dove non ci sono più valori, dove non vale più la parola data. Oggi non ti riprendono con una cinepresa in movimento, ma con un coso digitale grande quanto una mano. Tutti se ne sbattono di tutto. Quelli che dicono “era meglio prima” li trovo rincoglioniti. Ma per me è diverso perché è vero: ai miei tempi, era davvero meglio. Ecco il vecchio rincoglionito che parla! (2018)

Queste domande sono tratte da interviste rilasciate a: "L’Express", 10 marzo 1969. "El Pais Semanal", 22 gennaio 2012. "GQ Uk", 4 gennaio 2018. Trasmissione televisiva francese "Le dossiers de l’écran", 1989. Intervista televisiva francese, 1975 (su youtube.com). Intervista per la trasmissione televisiva "Thé ou Café", 27 novembre 2018. Interviste a "Paris Match" del 15 maggio 2013 e del 10 gennaio 2018.

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