La sessualità secondo Xavier Dolan “è una forma d’identità che dà potere”

“Mi interessa indagare sul rapporto tra libertà e felicità di essere quello che sono”,

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Getty Images

Il bello del Festival di Cannes? La sua eterogeneità. La si ritrova praticamente ovunque: dai film (in concorso e non) alle persone, in chi viene criticato, premiato, omaggiato o festeggiato nelle numerose feste che ogni sera animano gli hotel sulla Croisette come in quelli più nascosti (su tutti, il Du Cap-Eden Roc), sugli yacht o nelle le ville di quartieri come Carnot o a Le Cannet, nei semplici ristorantini a Le Suquet come in quelli stellati. Arrivano sconosciute e sconosciuti, pochi fortunati fanno la Montée des Marches accanto a star mondiali o a idoli di Instagram fotografati accanto a simboli di un cinema d’autore di cui quest'ultimi la maggior parte delle volte, ne ignorano l’identità. Ci sono registi (Pedro Almodòvar) che difendono le diversità e altri che l’attaccano, donne comprese, ma poi ricevono la Palma d’Oro alla carriera (Alain Delon), come attrici e registe tostissime che difendono le colleghe invitandole, però, a un necessario dialogo (Valeria Golino e Céline Sciamma). E poi arriva lui, Xavier Dolan, il giovane (ha trent’anni) regista canadese che qui, dieci anni fa, spiazzò tutti presentando il suo primo film: J’ai tué ma mère, splendido nella sua crudeltà, quello che iniziò a scrivere quando di anni ne aveva solo sedici. Per dire.

Cannes e il suo Festival gli hanno sempre portato fortuna e qui, nonostante il glamour che non gli appartiene, a differenza degli eccessi, si è sempre sentito a casa, ha sempre trovato quella familiarità da lui contestata, desiderata, distrutta, ricostruita in vari modi e poi di nuovo buttata giù attraverso i suoi film. Mommy, nel 2014, ambientato nel suo Québec, gli fece vincere il Gran Premio della Giuria e due anni dopo, con È solo la fine del mondo, la descrizione perfetta della solitudine provata da un giovane malato di Aids che torna a casa tra persone che non sanno nulla e che lo ignorano vomitandogli addosso solo i loro problemi, ottenne il Grand Prix. Nel mentre, altri film - Tom à la ferme su tutti, presentato in concorso a Venezia (la scena del ballo senza musica nella stalla tra lui e il muscoloso fattore è tra quelle cult nel cinema gay) – altri premi e ancora altri film, non per forza amati. Al Festival di Toronto, ad esempio, il suo primo progetto in lingua inglese, Ma vie avec John F.Donovan, è stato stroncato dalla critica che spesso – forse per invidia o gelosia nei confronti di un ragazzo che è diventato giovanissimo una rockstar del cinema d’autore? – almeno negli ultimi anni, non è dalla sua parte.

Qui a Cannes 2019 è arrivato da una settimana e lo abbiamo visto diverse volte tra cene, feste, passeggiate in solitaria senza essere infastidito da nessuno (era il giorno dell’isteria collettiva scatenata dal duo Pitt/DiCaprio), panel in suo onore (quello di Mastercard con Werner Herzog e Julianne Moore) e proiezioni di film, ad esempio, di Portrait of a Lady on Fire della Sciamma, la storia d’amore inaspettata tra una ragazza e una pittrice (loro sono Noémie Merlant e Adèle Haenal, segnatevi questi nomi perché ne sentirete parlare) in corsa per la Palma D’Oro, da lui elogiato con un lungo post su Instagram in cui parla della scrittura (“delicata, incisiva e profonda”) definendolo “magnifico”. Un ragazzo obiettivo, non c’è che dire, e poco competitivo, visto che anche lui è in corsa per il premio più ambito del festival. Il suo nuovo film, Mathias & Maxime, lo ha presentato ieri facendocelo però vedere in contemporanea mondiale per evitare spoiler di ogni genere. Un gran ritorno sulla Croisette, ma soprattutto sul grande schermo, visto che torna a recitare lui stesso in una delle parti principale dopo cinque anni di assenza.


Xavier Dolan è Maxime
, un ragazzo proletario con problemi in casa (sua madre è una ex tossicodipendente) che conosce Matthias (Gabriel D’Almeida Freitas, comico canadese super sexy) con cui, dopo essersi scambiato un bacio per un filmino della scuola, scoprirà sensazioni mai provate fino a quel momento. Il loro, soprattutto per Matthias, sarà un bacio del cambiamento, della scoperta e del turbamento considerando anche il fatto che il suo miglior amico (almeno fino a quel momento) sta per partire per l’Australia per un tempo indefinito. A colazione, il giorno dopo, ascoltando le conversazioni “da bar” (mai espressione fu più adatta) dei colleghi, c’è chi lo ha accusato di ripetersi troppo nei suoi film, di parlare sempre degli stessi temi – l’omosessualità, la non accettazione della stessa, la famiglia disastrata, le difficoltà economiche e via dicendo – insomma, di non innovarsi. Sarà vero? A ben rifletterci, sappiamo bene che Dolan ha fatto dei film che urlava, in generale, la ribellione degli adolescenti e poi, in particolare, la ribellione di questi ultimi nei confronti dei loro genitori, quando sono presenti. È vero che nella loro continua e disperata ricerca di un posto nel mondo ama farli parlare spesso ad alta voce, condendo il tutto da colorite parolacce, ma nei suoi film, c’è sempre dell’altro anche quando sembra che non ci sia nulla di nuovo. Ci sono le storie, le emozioni, i dialoghi, i personaggi inventati e voluti da un regista che è un ragazzo che è stato travolto dal successo quando aveva vent’anni e che è sopravvissuto alla celebrità nonostante tutto.

Sta crescendo, sta maturando e con lui le sue storie e i suoi film, dategli solo del tempo e non siate frettolosi. “Mi interessa indagare sul rapporto tra libertà e felicità di essere quello che sono”, ci ha detto dopo il panel intitolato See life trough a different lens. Julianne Moore gli teneva la mano tutto il tempo. Lui, la realtà l’ha davvero vista sempre attraverso una lente diversa, sessualità compresa, che – ci ricorda – è una forma d’identità che dà potere”. “Il diverso, in tutte le sue forme – continua prima di salutarci - fa paura, ma ricordate: la gente critica e attacca quando non capisce o non conosce. Le persone hanno sempre difficoltà ad accettare quello che non comprende”. I limiti sono suoi o degli altri? La prossima volta che lo attaccate, pensateci, ma soprattutto, informatevi prima di farlo.

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