È morto Franco Zeffirelli, regista che ha dato a tutti due acquemarine per guardare il mondo

Il regista si è spento a Roma a 96 anni, film, religione, amori e muse che ha lasciato.

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Basterebbe guardare gli occhi viola di Liz Taylor che inchiodano Richard Burton ne La Bisbetica Domata (1967) per capire la grandezza di Franco Zeffirelli morto a 96 anni a Roma nella sua casa scelta come mausoleo della sua arte senza dimenticare Firenze, città dove è nato nel 1923 e per lui luogo della sua Fondazione dedicata all’arte più grande: intrattenere con la bellezza. Il regista Franco Zeffirelli ci ha lasciato dopo una lunga malattia ed è a Firenze che tornerà per riposare per sempre, in uno dei luoghi più belli della città, San Miniato, terrazzo d’autore che domina l’intera culla del Rinascimento dove si trova la cappella di famiglia. Si forma, giovane, con un altro gigante di nome Luchino Visconti, poi Antonio Pietrangeli, fil rouge costante Shakespeare, letture profonde che anni dopo diverranno interpretazioni teatrali da storia del teatro.

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Desiderava la coppia Anna Magnani e Marcello Mastroianni ma poi sul set de la Bisbetica Domata dirige Liz Taylor e Richard Burton: è il 1967, diventa il regista italiano che Hollywood corteggia. Secondo capolavoro nominato agli Oscar è Romeo e Giulietta. Il teatro lo chiama e lui risponde con un Amleto interpretato da Giorgio Albertazzi che è monumentale. Ritrova la sua Anna Magnani sul palcoscenico de La lupa, cura gli allestimenti della Carmen all’Arena di Verona, viene nominato dalla regina Elisabetta Cavaliere dell’ordine dell’impero britannico (nel 2004). Dichiara la sua fede cattolica fervente, la stessa che lo porterà a dirigere Gesù di Nazareth (1978), prima serie tv in tempi ben lontani da Netflix e soci che si fregia di un cast hollywodiano e che piace al pubblico italiano quanto straniero. La sua fede cattolica va di pari passo con il suo essere apertamente omosessuale, la sua cultura dell'intelligenza raffinata, sfiorata con le mani formato sciarpa di azzurra a richiamare quelle due acquemarine con cui guardava il mondo dietro, e davanti, la cinepresa ci hanno regalato bellezza, poesia, riflessione.

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