È morto Andrea Camilleri e lo piangono persino gli arancini

Una vita ribelle e avventurosa, uno stile inimitabile: un paese in lacrime per il papà del commissario Montalbano, di cui ci lascia l'eredita inedita.

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Getty Images

Andrea Camilleri è morto ed è il lutto più triste che un’estate poteva riservare, ora che siamo tutti pronti per le spiagge con i suoi libri in valigia. Chi lo ha conosciuto lo ricorda con quel suo modo di fare pacato e micidiale, la lentezza dell’età, nei movimenti e nelle parole, che ti costringeva ad ascoltarlo in silenzio anche se quello che diceva sembrava noioso perché sapevi che, nel giro di pochi attimi, avrebbe sfoderato la sua battuta sorniona e tutto avrebbe preso una tinta diversa. Andrea Camilleri era di Porto Empedocle, dove era nato il 6 settembre del 1925, era stato ricoverato un mese fa all’Ospedale Santo Spirito di Roma per problemi cardiorespiratori, cose difficili da superare col caldo che faceva in quei giorni, e all’età – invidiabile - di 93 anni, ma pochi giorni prima non si era negato il piacere di dire la sua contro tutto ciò che non gli garbava, dei nostri tempi. La biografia di Camilleri era davvero straordinaria. Viveva a Roma da decenni ma il suo legame con la Sicilia era fortissimo. Infatti, anche se ha scritto tanto, ha pubblicato tanto, ha scritto per il teatro e per la tv, tutti lo associano al personaggio del Commissario Montalbano, di cui dal 1999 era stata tratta anche la serie tv con protagonista Luca Zingaretti.

Ma come già detto, la sua stessa vita potrebbe essere un romanzo, quello di un ribelle geniale. Figlio di uno dei partecipanti alla marcia su Roma, aveva studiato per un po’ in un collegio vescovile ma era stato cacciato perché lanciò delle uova contro un crocifisso. La maturità l’aveva conseguita senza dover fare l’esame, perché la data sarebbe concisa con lo sbarco degli Alleati in Sicilia, per cui la scuola, sotto i bombardamenti, promosse tutti per chiudere in fretta. Giovanissimo, con gli ultimi fuochi della guerra ancora vivi, esplorò tutta la Sicilia e ne interiorizzò le meraviglie sottovalutate. Studiò Lettere all’università di Palermo, ma non si laureò mai per iniziare l’attività nel Partito Comunista. E cominciò a scrivere per riviste, quotidiani, sceneggiature per il teatro, poesie che apprezzò anche Ungaretti. Entrò a lavorare nella Rai, si sposò nel 1957 con Rosetta Dello Siesto con cui ha avuto tre figlie. Nella narrativa fa il suo esordio nel 1978 con Il corso delle cose. Le avventure del commissario Montalbano prendono vita nel 1994 con La forma dell’acqua. Il successo è tale che ogni suo libro vende sempre intorno alle 60mila copie. Da allora ha prodotto instancabilmente una quantità di romanzi incalcolabili, spesso in dialetto. Temendo di ammalarsi di qualche forma di demenza senile, nel 2006 ha consegnato alla sua casa editrice Sellerio il romanzo con il finale della saga di Montalbano, con l’accordo che sarebbe stato pubblicato solo dopo la sua morte. Quel momento, purtroppo, è arrivato.

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