È morto Rutger Hauer, l'uomo che aveva visto cose, e quei momenti non andranno perduti

Se n'è andato a 75 anni il coprotagonista di Harrison Ford in Blade Runner, e ci lascia in eredità il suo famoso monologo finale.

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Rutger Hauer è morto, e molti di quelli che appartengono alle ultime due generazioni, e che ogni tanto si trovano a pronunciare la frase “io ne ho visto cose che voi umani non potreste immaginarvi”, forse non sanno nemmeno che a pronunciarle per la prima volta è stato lui. E che secondo una leggenda, quel monologo non era nemmeno in copione, lo improvvisò al momento. Era il 1982, sono passati 37 anni e chi allora andò al cinema per vedere Blade Runner le sentì pronunciare dal replicante Roy Batty, prima di morire. E giù lacrimoni, forse la prima volta in cui si piangeva per il cattivo. Era un momento solenne, in sala uomini e donne, quando sono partiti i titoli di coda, per motivi diversi erano impietriti, ancora impressionati dal suo fisico, statuario in un modo impressionante, che insieme alle sue doti di recitazione struggenti e al suo sguardo intenso lo avevano reso una prima scelta al casting di Ridley Scott, il regista del film. Rutger Hauer è stato un simbolo, per i giovani della Generazione X.

Rutger Hauer era nato in Olanda nel 1944, in piena guerra, aveva provato a fare il marinaio ma aveva rinunciato perché daltonico, e per questo motivo l’unico incarico che poteva svolgere era spazzolare le assi del ponte. Aveva ripiegato sulla recitazione, si pagava i corsi serali lavorando come elettricista e carpentiere, come guida alpina in Svizzera e come macchinista in un teatro. Lo scoprì Paul Verhoeven nel 1973 offrendogli il primo ruolo in Fiore di carne e in altri film. Imparò l’inglese per recitare anche a Hollywood. Ma il primo film dove usava una lingua diversa dalla sua lo girò in Inghilterra, Il seme dell’odio, dove affiancava Sidney Poitier e Michael Caine. A Hollywood arriva nel 1981 dove lavora con Silvester Stallone in I falchi della notte e subito dopo viene scelto per Blade Runner. Quel fim gli regalò uno strepitoso successo internazionale, e anche duraturo. Lo diresse anche Ermanno Olmi in La leggenda del santo bevitore e ne Il villaggio di cartone. Tornato alla fantascienza, girò un numero incalcolabile di altre pellicole. Ma soprattutto era un attivista impegnatissimo, si prese una denuncia per aver affondato una nave baleniera con Greenpeace e aveva fondato la Rutger Hauer Starfish Association per la ricerca sull’Aids. Rutger Hauer aveva 75 anni, la sua famiglia ha atteso qualche giorno per dare la notizia del decesso, avvenuto il 19 luglio. Per tutti noi non è morto. È solo che anche la sua di batteria, come quella di Roy Batty, si è esaurita troppo presto. E per entrambi nello stesso anno, quel 2019 in cui si svolgeva Blade Runner.

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