Il nuovo lavoro di Meghan Markle per Vogue Uk (e le donne che ama, Royal Family non pervenuta)

Nuovo progetto anti-etichetta per Meghan Markle: con una scelta a che esclude gradi di parentela (e affetti).

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Getty Images

Un numero di settembre, destinato a rimanere negli annali, quello che ha appena annunciato Vogue UK. Oltre a essere il numero più importante dell'anno, il “gennaio del mondo della moda”, come lo si definiva nel documentario The September Issue, viaggio ideale nella redazione di Vogue US – mano nella mano con Grace Coddington e Anna Wintour – a firmarlo in qualità di co-direttrice sarà Meghan Markle, duchessa di Sussex. L'annuncio è arrivato proprio dal profilo Instagram ufficiale di Meghan Markle e Harry della coppia, che racconta come la duchessa e nativa californiana abbia speso gli scorsi sette mesi, tra il parto e il tour del Commonwealth, nel mettere a punto il progetto. L'idea iniziale, ha ammesso Edward Enninful, direttore del magazine, era quella di metterla anche in copertina, ma Meghan Markle ha rifiutato, temendo di apparire “arrogante” – anche se le malelingue sempre all'opera raccontano questo e altro da molti mesi – e preferendo dare spazio a 15 donne, da lei selezionate, come forze del cambiamento, capaci di modificare gli standard dei diversi settori nei quali operano, dalla politica al fashion system.

Nell'elenco figurano quindi la premier della nuova Zelanda Jacinda Ardern, le attrici Jameela Jamil e Gemma Chan, le modelle e attiviste Adwoa Aboah, Yara Shahidi e Adut Akech, Greta Thunberg, Jane Fonda, Laverne Cox – attrice trans che ha raggiunto il successo con Orange is The new blackSalma Hayek, la boxer di origine somala Ramla Ali, l'attivista Sinèad Burke, Christy Turlington, la prima ballerina del Royal Ballet di Londra Francesca Hayward – che, nonostante il nome, è di origine kenyota – e la scrittrice Chimamanda Adichie. Un numero al femminile – dentro ci sono anche interviste alla scienziata Jane Goodall e una chiacchierata con l'ex First lady d'America più amata, Michelle Obama – co-diretto da una donna che si annuncia con la dovuta pompa magna. Un'idea geniale, quella di Meghan Markle, che è riuscita a svicolare con classe dalle regole di Palazzo, che vietano ai Reali di votare, figurarsi di assumere una posizione politica, e che le permette di far parlare le sue idee, seppur per interposta persona, attraverso le voci di donne che ammira. Il sedicesimo riquadro sarà uno spazio bianco, a sottolineare che chiunque può “essere il cambiamento che desidera vedere nel Mondo”. Un incarico importante, che dimostra quanto la duchessa sia fondamentale, per il fashion system e i suoi insider. Ma l'effetto Meghan, esiste davvero?

Certo, facendo lavorare i numeri e gli analisti, bisogna tornare indietro di un anno e pensare al suo matrimonio: l'abito di Givenchy indossato all'altare ha fatto guadagnare al marchio 100 mila follower solo nel giorno del matrimonio. Stessa sorte è toccata alla direttrice creativa Clare Waight Keller, che ha aggiunto 125 mila follower al suo profilo personale nel weekend dell'evento. Di conseguenza è salito il “media value”, uno dei parametri tra i più importanti, nel calcolare il valore monetario potenzialmente generato dall'attenzione dei social e dei media. Se i cinque brand più citati durante l'evento (tra gli altri Stella McCartney e Kim Jones, direttore artistico di Dior che ha vestito per l'occasione i Beckham) hanno messo insieme un media value di 7,5 milioni di dollari, Givenchy da solo ne ha portati a casa 2, triplicando il suo valore rispetto alla settimana precedente.

L'influencer di casa Windsor, però rimane sempre Kate Middleton, almeno secondo il Brand's Finance British Luxury Survey del 2018, che la metteva al primo posto tra le personalità capaci di convincere gli acquirenti americani a comprare marchi inglesi. In effetti Meghan Markle, molto più modaiola e molto meno costretta dalle regole non scritte della Casa Reale – elenco lunghissimo e tedioso per l'americana – a sostenere designer inglesi, indossa spesso e con piacere Valentino e Givenchy. Sempre secondo lo stesso sondaggio, quando Kate indossa qualunque cosa, dagli orecchini agli abiti, passando per scarpe e accessori, la desiderabilità del bene sale del 38% tra le americane. Un risultato dovuto, in realtà, al fatto che Kate Middleton è maestra assoluta nell'arte di bilanciare creazioni couture, indossate alle occasioni ufficiali, con pezzi dai costi democratici, blazer navy di Zara e vestiti di Asos, utilizzati più di una volta, che l'hanno subito resa paladina di una certa spending review del guardaroba: in tempi di crisi globale, e timori da Brexit, gli inglesi apprezzano assai.

Meghan Markle, spesso criticata per i costi (paventati e solo ipotizzati) del suo guardaroba, che fruga molto meno tra gli scaffali del fast fashion, potrebbe certamente prendere la cognata ad esempio, anche perché il potenziale, è dimostrato, c'è tutto: l'abito a pois indossato alle isole Fraser durante il tour del Commonwealth con Harry, di & Other Stories (prezzo 89 dollari) è andato subito sold out. Ma forse, l'ambiziosa Meghan, vista la sua ultima avventura nell'editoria, ha altri sogni nel cassetto: non tanto quello di cambiare il guardaroba degli inglesi, quanto ampliarne gli orizzonti culturali, proiettandoli in un futuro inclusivo, che parli al femminile. Facendo sentire la sua voce, senza neanche dover aprire bocca. Una mossa da stratega, per la quale si è certi, nel privato della residenza di Balmoral, dove la Regina si è ritirata fino ad ottobre, le arriveranno i complimenti di Elisabetta.

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