Quando Liz Taylor sposò un muratore

Larry Fortensky era il settimo marito della diva, aveva 20 anni meno di lei, era povero, e la stampa lo linciò. E se fosse stato l'unico ad amarla davvero?

“Certo, sapevo chi fosse, ovvio, la guardavo mentre aspettava nella sala d’attesa dell’ospedale ed era così graziosa”. Larry Fortensky raccontava così il suo primo incontro con Liz Taylor. Raccontava quanta tenerezza provò, una volta che era stata ammessa al Betty Ford Center, nel vedere una diva nata ricca e diventata ancora più ricca in seguito, rifarsi il letto e lavarsi il pavimento della stanza da sola per la prima volta in vita sua a 59 anni, perché questi compiti facevano parte del suo programma di disintossicazione dall’enorme quantità di antidolorifici e psicofarmaci che assumeva senza freni. Anche lui era in rehab, trovato alla guida in stato di ubriachezza dopo essersi schiantato col suo furgone per trasportare materiali edili. Aveva accettato il ricovero al posto del carcere e ce la stava mettendo tutta. Quella del ricovero era stata una delle poche scelte azzeccate della sua vita, perché se le cose si fossero svolte in modo diverso non avrebbe mai incontrato quella donna, Liz Taylor, destinata a diventare molto importante per lui. Così importante che, negli anni, lui avrebbe rilasciato col contagocce le dichiarazioni su di lei. E così tanto importante per lei che lo avrebbe citato nel suo testamento.

Larry Fortensky non era stato un ragazzo privilegiato. Era nato nel 1952 e dopo di lui i genitori avevano avuto altri sei figli. Aveva lasciato la scuola presto per dare una mano alla famiglia, si era arruolato nell’esercito ma era stato riformato tre mesi dopo. Nello stesso anno, il 1972, si era sposato per la prima volta ma aveva divorziato nel 1974 dopo la nascita di una figlia, Julie. Si risposò quasi subito e stavolta divorziò nel 1984. Al tempo del suo ricovero per alcolismo aveva 39 anni e una piccola impresa edile e non si aspettava nessuna sorpresa particolare dal futuro. Per citare il tormentone di David Letterman, Liz Taylor era invece il classico personaggio “che non ha bisogno di presentazioni”. Il suo curriculum sentimentale comprendeva sei mariti, in ordine cronologico: l’ereditiere Conrad Hilton jr, l’attore Michael Wilding, il produttore Mike Todd, il cantante e attore Eddie Fisher, l’attore Richard Burton, sposato due volte, e il senatore John Warner, dal quale aveva divorziato nel 1982. Era quindi single da nove anni.

Succede, quando si è ricoverati e isolati dal resto del mondo in una sorta di bozzolo ovattato come il Betty Ford Center, di stringere amicizie molto forti. In quelle oasi mentali che sono i rehab, le regole che si rispettano – o si violano – nella vita quotidiana vengono rimpiazzate da quelle che contano davvero per essere felici. Una regola che può cadere facilmente è la convenzione di dividere la gente per età e ceto, scegliendo amici e amori nel bacino di cui si fa parte. Per questo Liz Taylor e Larry Fortensky non pensarono, finché erano lì, che il forte legame che si stava stringendo fra loro, dapprima un’amicizia molto intensa, dovesse generare una qualche forma di imbarazzo solo perché avevano 20 anni di differenza. “Lei era così dolce, e diventava ogni giorno più dolce con me. Lì dentro si era spogliata di tutti gli orpelli della vita di una diva. Avevo conosciuto la vera Liz, e mi piaceva tanto”, racconterà lui. Finiti i rispettivi ricoveri di sei settimane, erano già innamoratissimi l’uno dell’altra. Ma fuori dalla clinica li aspettava il mondo reale. E il suo nugolo di maldicenze pronte ad attaccarli come zanzare.

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“Il minatore d’oro”. “Lo stallone”. “Il giocattolo di Liz”. Sono solo alcuni dei soprannomi che vennero affibbiati a Larry appena Liz Taylor annunciò di aver trovato nuovamente l’amore. “Il mio stallone” è uno di quelli che poi, ironicamente, adottò anche lei stessa. La stampa più cattiva li accusò di essere una coppia senza sentimenti, che basava il proprio rapporto solamente sugli appetiti sessuali dell'attrice. A freddo, oggi, ci si chiede che bisogno avrebbe avuto la Taylor di rendere pubblica una storia del genere, se non ci fosse stato amore. Una volta tornati entrambi alla loro vita, lei lo invitava a cena a casa sua, e siccome lui non aveva più un mezzo di trasporto lo mandava a prendere dall’autista con la limousine. “Era un po’ imbarazzante”, confesserà in seguito Larry che teneva nascosta la relazione alla famiglia, chiamando Liz solo “honey”, quando lei gli telefonava in presenza delle sorelle. Liz Taylor gli faceva trovare delle cene fantastiche – lei amava molto le bistecche e il pollo fritto – poi si accucciavano insieme sul divano e guardavano film per tutta la sera, chiacchierando molto. Larry Fortensky racconterà poi come fosse per lui tutto così nuovo e diverso, come lo incuriosissero le guardie del corpo dell’attrice che erano ex agenti del Mossad. O vedere Liz che riceveva il suo parrucchiere Jose Eber tutti i giorni, che pescava gli abiti da un’intera stanza guardaroba e le scarpe da una stanza scarpiera, “ed era sempre così carica di gioielli che quando saliva al piano di sopra per prendere qualcosa, capivi subito quando stava tornando perché le tintinnavano addosso”, racconta Larry nell’unica intervista che ha rilasciato nel 2011, stufo delle maldicenze che continuavano a piovergli addosso. “La prima volta che ho cenato da lei, quando abbiamo finito mi sono alzato pensando che avremmo sparecchiato insieme, e lei mi ha detto ‘Larry, stai seduto, c’è chi è pagato per farlo”. Era tutto così inusuale.


Quando la coppia annunciò di volersi sposare, si sollevò un polverone fra i giornalisti e gli ammiratori. Gli altri personaggi dello showbiz, invece si rallegravano e si complimentavano con Liz. Michael Jackson, che era suo amico ma anche il suo ammiratore più appassionato, le offrì subito il ranch Neverland come location per il matrimonio, e matrimonio fu. Alle 18.30 del 6 ottobre del 1991, Michael Jackson accompagnò all’altare Liz Taylor che pronunciò per l’ottava volta le promesse matrimoniali, stavolta al suo “Larry the Lion”, come usava chiamarlo. L’occasione era così solenne che lo scimpanzé di Michael, Chimp, era stato fatto sparire chissà dove, così come la sua giraffa. Gli invitati famosi erano molti, c’erano, Liza Minnelli, Eddie Murphy, Gregory Peck. “Era tutto surreale”, racconta Donna, una sorella di Larry che ovviamente era fra gli invitati, “ti giravi e ti ritrovavi a ballare con Brooke Shields”. Mancavano solo, per altri impegni, sia l’ex presidente Ronald Reagan e la moglie Nancy, sia Madonna, ma erano comunque nella lista degli invitati. Liz era abbronzatissima, indossava un abito giallo da 25mila dollari disegnato per lei da Valentino, come regalo di nozze. Era bellissima e i suoi occhi viola sfavillavano di gioia.

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Larry Fortensky e Liz Taylor si divertivano molto, insieme. Ma questo lui lo svelerà solo anni dopo mostrando, ad esempio, le foto di quella volta in cui in Svizzera, presa da un momento di euforia, lei si era infilata la pelliccia sulla camicia da notte e si era tuffata nella neve ridendo e invitandolo ad andare a giocare con lei a disegnare le sagome degli angeli nella neve. Liz era ancora molto affascinante, lui un prestante ragazzo biondo, e nonostante la loro estrazione sociale. e anche culturale. fossero così diverse, avevano trovato dei punti di incontro che gli permisero di trascorre un felice periodo insieme. “Lei aveva 20 anni più di me, ma era così dolcemente infantile che io mi sentivo quello vecchio, fra noi due”, dirà lui molti anni dopo, sfigurato dai farmaci che doveva prendere per le conseguenze di una brutta caduta dalle scale, caduta che gli segnò il volto in una sera in cui si era ubriacato a una festa. A volte la portava anche a fare lunghi giri in moto durante i quali, con il casco in testa, nessuno la riconosceva. Si fermavano a mangiare junk food nei peggiori bar che incontravano, e Liz aveva insegnato al suo pappagallo Alvin a gracchiare “Larry! Larry!”.

Il matrimonio durò 5 anni. Non si sa esattamente cosa lo fece finire, Liz Taylor non ha mai avuto la vocazione a far durare i matrimoni e in questo caso, neanche Larry era mai riuscito a far durare i suoi. Per cui non fecero eccezione alle loro regole. In seguito, Larry lascerà intendere che per quanto la vita da sogno che lei gli offriva avrebbe fatto gola a tutti – lei gli aveva regalato una Pontiac decapottabile fantastica –, dopo qualche tempo si sentiva inutile perché aveva sempre lavorato sin da quando era adolescente. La mattina, lui continuava ad alzarsi alle sei come aveva sempre fatto, ma aspettava che Liz fosse sveglia per fare colazione insieme, colazione che non preparavano certo loro. “Poi lei tornava a dormire”. E lui si ritrovava solo in una grande casa, con una lunga mattinata davanti e nessun obiettivo da perseguire. Stava diventando il Signor Taylor, e la cosa feriva il suo orgoglio maschile: “ovunque andassimo c’era una telecamera che ci riprendeva. Non ero in grado di gestire tutto questo”. E poi, c’era l'ombra di Michael Jackson. “Liz non ha mai creduto alle accuse di abusi sui minori”, raccontò Fortensky, “ma al nostro matrimonio aveva trascorso l’intera serata sulla pista da ballo a braccetto con un bambino, io non ero così sicuro della sua innocenza”. Già nel giugno del 1995, Elizabeth Taylor confidava alla giornalista Liz Smith del New York Post che Larry era andato a vivere momentaneamente da alcuni amici: ''abbiamo bisogno, al momento, di un po' di libertà personale, per cui abbiamo deciso consensualmente di separarci'', aveva detto la diva molto rattristata. Non era un buon periodo, per lei. Era convalescente da una delicata operazione all’anca e aveva perso il ruolo di testimonial del profumo Black Pearl di Elizabeth Arden. La separazione momentanea con Fortensky diventò di lì a poco definitiva, ma i due si lasciarono serenamente. In verità, non si lasciarono mai, anche se lei lo aveva congedato con una buonuscita di un milione di dollari (il patrimonio personale della diva, al tempo, ammontava a oltre 200). Lui si comprò un trilocale in California ma non accese mai un’assicurazione sanitaria. Per cui quando cadde per le scale sperperò tutto il resto del denaro in cure mediche. Rimase in bolletta e quando Liz lo venne a sapere, insistette per mandargli un migliaio di dollari al mese. I familiari della Taylor accusarono Fortensky di averla circuita. Ma una lettera scritta da lei prova inequivocabilmente che si è trattato di un’iniziativa dell’attrice, che si offriva di passargli “un piccolo aiuto”. Una volta gli mandò anche un assegno di 15mila dollari per pagare un conto dei medici particolarmente salato. Lui, in cambio, si è sempre comportato nel modo più corretto possibile: rifiutando ogni offerta di raccontare i segreti dell’attrice con libri e interviste scabrose.

Liz Taylor morì il 23 marzo del 2011. Qualche giorno prima di ricoverarsi per problemi alle coronarie, aveva chiamato Larry Fortensky. Lui l’aveva tranquillizzata: “morirò io molto prima di te, stai sicura”, gli aveva detto lui. Fino al giorno della sua morte, Liz ha continuato a versargli aiuti economici sul conto. Forse, lui non si aspettava nemmeno che, all’apertura del testamento, il notaio avrebbe pronunciato anche il suo nome. Elizabeth Taylor gli aveva lasciato 800mila dollari, abbastanza da sentirsi tranquilla sul destino dello sprovveduto ex marito. Larry non stava già più molto bene. La caduta lo aveva compromesso permanentemente e soffriva di gravi vuoti di memoria. A volte piangeva per la morte di “un animalino domestico che gli stava molto a cuore”. Viveva con la sorella Donna, che gli faceva praticamente da badante, mentre aveva chiuso i rapporti con la figlia Julie e con l’altra sorella, Linda, che aveva venduto un memoriale non autorizzato su lui e Liz al National Enquirer. Il 7 luglio del 2016 se n’è andato a causa delle complicazioni di un cancro alla pelle. La vita durissima che aveva fatto da ragazzo presentava il conto. Di una cosa sola, nonostante i problemi di memoria, continuava a dichiararsi certo: “La amo ancora, la amerò sempre. E so che anche lei amava me”.

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