La prima volta di Greta Scarano su un palco, e non davanti alla telecamera, risale al 1992. Al mitico Teatro Vascello di Roma andava in scena So’ l’enimmista, la parodia del film Saw, L’enigmista. Era uno show collettivo, con vari attori che dovevano interpretare ognuno un brano comico diverso. Solo Greta ne aveva uno drammatico, per cui la gente non lo capiva fino alla fine, quando esplodevano gli applausi. Da quella volta ha recitato solo sul set, per questo l’idea di interpretare un monologo autobiografico scritto da lei, durante l’evento Campari al Festival del Cinema di Venezia 76 l’ha emozionata. La prima volta in assoluto a Venezia, invece, Greta Scarano se la ricorda – anche - per una gaffe. Sul red carpet, per il film Qualche Nuvola, lei, il suo coprotagonista Michele Alhaique e il regista Saverio Di Biagio vengono fermati dal critico e giornalista Enrico Magrelli per una breve intervista. “Alla fine, Magrelli ci augura un ‘in bocca al lupo’, alza le mani e incrocia le dita, e i due con me lo imitano. Io invece ho pensato bene di fare le corna, perché l’avevo preso per un gesto scaramantico. Enrico Magrelli mi ha chiesto ‘mi stai dicendo che porto sfiga?’, e mi sono resa conto di che figuraccia avevo fatto. Gli altri due mi guardavano come se fossi impazzita”. Acqua passata, ora ci può ridere su.

La mia prima volta a Venezia, che gaffe: tutti incrociavano le dita, io facevo le corna!

Nel monologo di Greta Scarano c’era, in origine, un episodio tenerissimo di quando, alla prima di Qualche Nuvola, suo padre non è riuscito a raggiungerla per consegnarle una rosa perché era sopraffatto dall’emozione e con il volto zuppo di lacrime, così ha passato il fiore alla prima signora che capitava dicendole: “per favore, gliela dia lei”, prima di fuggire. “L’ho dovuto tagliare”, spiega Greta mentre spizzica da un piatto di scampi – che finirà – nel ristorante dell’Hotel Centurion Palace con vista sul Canal Grande, “perché era lungo e poi ogni volta che leggevo il brano a qualcuno in anteprima, invece di ridere si commuoveva!”. Ride, anche se un po’ le dispiace di averlo dovuto togliere. I suoi genitori sono figure importantissime e si percepisce in quasi tutto ciò che dice. “Mi hanno sempre assecondata. Sono entrambi complicati e presenti ma in maniera totalmente diversa, sono diametralmente opposti e mi domando come abbiano fatto a stare insieme. Sono separati, ma ho sempre avuto un rapporto strettissimo con entrambi”.

Arriva il momento della vestizione per la conferenza stampa. Gonna beige che segna la vita e blusa bianca aderente, tutto Alberta Ferretti. Tutt’altra storia, dal look di Viola la compagna tossica di Aureliano/Alessandro Borghi di Suburra, un ruolo che le ha fatto aggiudicare il Nastro d'argento come migliore attrice non protagonista e un Ciak d'Oro come rivelazione dell’anno, nel 2016. Quest’anno, a Venezia, Greta Scarano è la brand ambassador di Campari e rilascia le interviste in una location in cui il rosso predomina su tutto. “Campari è molto cinematografico. Ho visto lo spot che ha girato per loro Stefano Sollima che mi piacque tantissimo, e ho un vago ricordo di uno spot vecchissimo che ha fatto Federico Fellini. Se ne vedi spuntare una bottiglia in un film non pensi ‘che product placement banale!’, ma a un pezzo d’arredo del set”. È ora di salire sulla barca.

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Scendere e salire dalle lance taxi di Venezia è una prova atletica in condizioni normali. Con i tacchi vertiginosi è da funamboli, ma Greta ce la fa ogni volta e con grazia. Dal contrasto fra la silhouette sexy e il volto da perenne bambina è facile immaginare il cortocircuito mentale che sta provocando negli uomini presenti, che le chiedono un selfie con gli occhi lucidi. Eppure, nella serie Rai Il nome della rosa sembra una 14enne e quando ha iniziato sembrava ancora più piccola. Non è nemmeno figlia d’arte e ti chiedi come sia riuscita a farsi prendere sul serio in una vasca di squali come lo showbiz. “Sinceramente, a farmi prendere sul serio ci provo ancora e costantemente”, spiega. “Io voglio che mi si prenda sul serio, è più forte di me. Non voglio passare per una mediocre, una che non fa il suo lavoro con la massima professionalità, non voglio passare per un’attrice incapace. Voglio che la gente mi consideri un’attrice bravissima, che percepisca il mio mestiere con un valore culturale, non ho mai desiderato fare l’attrice per diventare famosa, infatti la mia non è una fama vistosa, ci sono delle colleghe che hanno fatto meno cose di me ma sono molto più popolari. Ognuna ha la sua storia, però, io faccio questo lavoro con grande serietà e voglio che nell’ambiente mi considerino per quello”, dice con passione. Poi sul molo arriva Adriano Giannini per salutarla, si scambiano baci e chiacchiere.

"Voglio realizzare progetti molto più grandi di quelli che ho fatto"

Le chiedo quando è stato il momento in cui hai avuto la sensazione netta di essere entrata nel mondo del cinema. “Abbastanza recentemente, perché ancora non mi sento completamente ‘established’ anche perché voglio realizzare progetti molto più grandi di quelli che ho fatto”, dice con grinta. “Però il nostro è un lavoro estremamente precario. Se ti senti ‘arrivato’ perdi la spinta a fare sempre di più e meglio. Che poi, com’è possibile sentirsi ‘arrivati’? Ci sono talmente tante cose, tanti traguardi a cui un attore può aspirare. Credo valga per ogni tipo di lavoro. Io sono felice di tutto ciò che ho fatto, ma voglio fare ancora molto altro”. Molta gente che non riesce a realizzare i sogni, spesso dà la colpa alla mancanza di agganci, di raccomandazioni: le chiedo cosa ne pensa lei, che non ha mai avuto bisogno di niente di tutto questo, mentre attraversiamo la porta girevole dell’Excelsior. “Quante volte me lo dicono… Io penso che siano fortunati quelli come me, che hanno una grande passione adamantina sin da piccoli e sanno già il mestiere che vogliono fare da grandi. Questa enorme passione ti spinge verso il sentiero giusto. Ho conosciuto molte persone che in fondo non hanno mai saputo cosa fare. Preferirei sentir dire: ‘sì, mi sarebbe piaciuto fare l’attore, ma non ce l’ho fatta perché non mi andava poi così tanto’”, dice passando le mani sulla gonna per spianare le piegoline che si sono formate seduta in barca, e che detesta. “Io, come tanti altri professionisti di qualsiasi tipo, abbiamo avuto solo quell’idea fissa e l’abbiamo realizzata. Non mi hanno mai raccomandata anche perché a me piace raggiungere un risultato con le mie forze, fa parte della mia natura e se mi facessi raccomandare non riuscirei a guardarmi allo specchio. Sono la critica più feroce di me stessa, non trarrei nessuna soddisfazione”.

Se mi facessi raccomandare per un ruolo, poi non riuscirei a guardarmi allo specchio

Durante la recitazione del monologo, Greta Scarano non poteva vedere la tempesta di cuoricini durante la diretta Instagram che i fan le mandavano online. Il suo fidanzato, il regista Sidney Sibilia, la chiama subito dopo per complimentarsi, anche se, dice lui, le risate coprivano un po’ la sua voce. Ma è andata benissimo. A ridere delle sue peripezie da giovane aspirante attrice rinchiusa da bambina nel costume dell’Uomo di latta del Mago di Oz c’è anche Alessandro Borghi, con cui dopo Suburra è rimasta molto amica. Pochi sanno che Greta Scarano ha anche una bella voce. Ma pochi minuti prima del reading ha accennato un paio di note per una giornalista che la stava intervistando ed è calato il silenzio. “Sì, so cantare. Molti attori sanno cantare. Ho studiato anche la batteria”, spiega. “Ho orecchio, se sento un accento particolare lo colgo subito. Mio padre è medico, ma quando ero bambina mi suonava sempre la chitarra. Poi ho imparato a suonarla anch’io e abbiamo cantato insieme, era inevitabile. Ancora oggi, papà scrive canzoni goliardiche che fanno sganasciare dalle risate la mia sorella minore. Mio padre, insieme a tante altre cose, è quello che mi ha dato gli strumenti per diventare artista. Se mia madre è sempre stata quella che mi ha lasciata libera di scegliere ciò che preferivo, lui è quello che mi ha indicato la direzione”.

Mamma mi ha sempre lasciato libera di fare le mie scelte, papà mi suggeriva quelle giuste

Si mette a chiacchierare con Borghi che – tra l’altro -, è probabilmente la persona che se la tira di meno sulla faccia della terra. Guardandoli insieme, due rappresentanti dell’ottima classe di giovani attori che abbiamo a disposizione in questo periodo, si ha la sensazione che il cinema italiano goda di ottima salute. “È anche la mia sensazione”, conferma lei. “Sono curiosa di vedere tutti i film presentati a Venezia 76 e c’è una offerta fortissima, in questi anni, di opportunità per tornare spesso sul set, anche per le serie tv. Una volta faticavo di più a ottenere i ruoli - il mio primo set è stato Un posto al sole -, ora c’è anche possibilità di dare di più dal punto di vista qualitativo, grazie alla competizione. Ricordo a 18 anni, se mi avessero detto ‘sarai la protagonista di un film’ sarei svenuta. Ora invece vedo le nuove diciottenni che lo danno per scontato, proprio perché c’è più domanda”.

Devi distaccarti dai ruoli che non ottieni: se ti ci attacchi come un molosso, perdi i denti

Il 19 luglio di quest’anno, lo sceneggiatore Mattia Torre se n’è andato. Troppo presto e troppo giovane. Essendo uno che stava dietro le quinte, che firmava solo cose destinate a diventare cult, da Boris a Dov’è Mario, non tutti si rendono conto di come cambierà il paesaggio artistico senza di lui. Greta ci aveva lavorato nella bellissima serie La linea verticale, insieme a Valerio Mastandrea, dove Torre raccontava la scoperta e la cura del suo cancro che, anni dopo, lo ha sopraffatto. “Per me, nel privato, è mancato prima di tutto un amico”, lo ricorda Greta. “Gli spettatori, invece, hanno perso il suo sguardo sulla vita, che era assolutamente unico. È come quando è morto Troisi, o John Lennon: viene a mancare una voce che non aveva eguali, che ha fatto parte del mio immaginario per tantissimi anni”. Ormai sono quasi le due di notte, il cluster di romani a Venezia raggruppati sul Canal Grande a chiacchierare si sta sfaldando pezzo dopo pezzo, Alessandro Borghi è già andato a dormire. Lei, stacanovista, risponde ancora, serenamente alle domande di questa intervista. Le chiedo se è testarda. “Sinceramente no. Anzi, sono molto accomodante. Forse perseverante. Testarda è un termine un po’ negativo. Non sono la persona che si fissa sulle cose che poi dopo non è ragionevole. Sul lavoro sono perseverante, ma ho dovuto imparare a lasciare andare le cose, sono molti più i ruoli che non ho ottenuto di quelli andati in porto. Se mi ci attaccassi emotivamente come un molosso, ci rimetterei i denti”.

Un ruolo in particolare, a Greta dispiace di non aver ottenuto. “Uno che alla luce dei fatti, a pensarci oggi, era quasi impossibile perché si sono candidate praticamente tutte le attrici possibili, gli agenti stavano per picchiarsi tra loro per farglielo ottenere: è quello della fata turchina per il Pinocchio di Matteo Garrone. Lì per lì mi è dispiaciuto, mi sembrava un ruolo bellissimo e Garrone mi piace moltissimo. Ma hanno preso Marine Vacht che è di una bellezza pazzesca. Va bene così. Prima ho detto che il cinema è in salute, ma i ruoli femminili sono sempre troppo pochi. Quando ne spunta uno particolarmente bello lo vogliamo interpretare tutte. Ma negli anni ho imparato ad accettare anche le cose che non vanno sempre in porto. Sono cambiata dai tempi in cui Sorrentino mi provinò per una piccola parte ne La grande bellezza, sei anni fa; ero giovanissima e in vacanza, e quando mi hanno detto che non era andata, ho pianto”.

"I voti li sposta un grande pensatore, un grande intellettuale, non un artista”.

È un periodo in cui sui social tanti artisti dicono la loro sulla politica. Greta Scarano non lo fa mai. Forse pensa che schierarsi pubblicamente sia sbagliato? “Sinceramente no. Gli artisti devono potersi esprimere anche in questo. Io sono molto riservata perché mi piace che la gente mi riconosca per il mio lavoro, non per quello che dichiaro di votare. Ma se un artista è particolarmente intelligente e si sente a suo agio a condividere quello che pensa, non vedo perché no. Tanto poi si è liberi di ascoltarlo o no. Penso a Fiorello, che amo molto, e che trova il modo di dire quello che pensa o comunque di farlo intendere, facendoti morir dal ridere. Come quei suoi video di Instagram in cui paragona i politici agli animali, esilaranti. Poi, tanto un attore può influenzare relativamente l’opinione pubblica. I voti li sposta un grande pensatore, un grande intellettuale, non un artista”.

La domanda che un sacco di donne mi hanno chiesto di farle: “Alessandro Borghi ormai è un tuo caro amico, ma Quanti beata te!, ti sei presa, per aver lavorato con lui?”. Sorride e spalanca gli occhi: “Moltissimi! Che poi, nella vita, lui è un ragazzo normalissimo. Ma le ragazze, e anche molti ragazzi, mi hanno invidiata per aver fatto Suburra con lui. Se devo dire la mia su di lui, lo apprezzo perché è un ragazzo che sa quello che vuole e ha una grandissima qualità: sa ascoltare, che non è mica tanto scontata, soprattutto fra gli uomini. E poi dice sempre quello che pensa. Non mi è mai sembrato che nascondesse qualcosa. Ah, mettiamoci che è anche spiritosissimo. Sarà che veniamo da un background molto simile e ci intendiamo bene, ‘la Roma povera’, come mi ha detto una volta Mastandrea”. Un’ultima curiosità va tolta, prima di andare a dormire. Sul red carpet, in lungo bianco, e alla conferenza stampa con la pencil skirt, era uno schianto. Eppure Greta Scarano ha sempre interpretato donne meno belle di lei. Mai una femme fatale, una dark lady. Perché? “Sono ruoli che non mi hanno mai offerto. Ma se ci pensi bene, negli ultimi anni, quanti personaggi di questo tipo si sono visti nei film, in Italia? Quale donna supersexy avrei potuto interpretare? Sembra che sia un tipo di ruolo passato di moda, da noi. No, qualcosa sul tipo di Reneé Zellweger in What/If, la serie Netflix, dove è tutta un’altra persona rispetto a Bridget Jones, da noi, ultimamente, non s’è vista proprio”.