Il Leone d'Oro alla Carriera a Julie Andrews, l'unica Mary Poppins che possa salvarci

"Chiedo ai giovani cineasti di rimanere fedeli ai loro sogni e alla loro visione”.

Julie Andrews Golden Lion Award Celebration - The 76th Venice Film Festival
Daniele VenturelliGetty Images

Arriva la pioggia qui al Lido e porta Mary Poppins, pardon, Julie Andrews, l’attrice che ce l’ha fatta conoscere rendendola un personaggio indimenticabile. Al posto del suo ombrello “iconico” con la testa di un pappagallo parlante e della valigia vuota solo in apparenza (vi usciva fuori un vaso con pianta, una lampada, dei libri e il buonissimo sciroppo multi gusti) - dentro la Sala Grande del Palazzo del Cinema ha in mano un Leone d’Oro (alla Carriera) consegnatole direttamente dal presidente Baratta.

L’interprete di pellicole indimenticabili come Tutti insieme appassionatamente, ha definito la Mostra di Venezia, giunta quest’anno alla sua 76esima edizione, “il più importante festival di cinema al mondo" raccontando fin da bambina amava cantare le arie più famose, “anche se - ha aggiunto - non ne capivo il significato". Tra gli applausi, l'attrice ottantatreenne ha anche accennato due brevi passaggi della “Traviata”, sfoggiando una voce ancora cristallina. La bella e brava Maria di The Sound of Music è ancora lì e ne abbiamo avuto le prove semmai avessimo avuto qualche dubbio.

Quel che la differenzia dalle altre attrici hollywoodiane (pur essendo lei inglese) è che lei è sempre stata la “governante” di tutti noi. Quella che tutti avremmo voluto avere, anche solo per una sera. Con quei due film già citati, entrambi del 1965, non ha contribuito a salvare solo il signor Banks e a dare gioia alla famiglia von Trapp. No, la Andrews, pseudonimo di Julia Elizabeth Wells, con la sua interpretazione, le sue canzoni (da “Supercalifragilistichespiralidoso” a “Cam Caminì”), la sua arte, i suoi insegnamenti, il suo carattere e le magie (chi non ha desiderato, almeno una volta, di fare un giro su Londra usando solo un ombrello, di cenare restando sospesi in una stanza o di entrare in un quadro ?), ha saputo prendere ogni spettatore a dispetto di qualsiasi età, facendolo emozionare e dandogli l'opportunità di confrontarsi con la società e con il mondo sia dell'epoca che contemporaneo. Icona gay (“da un lato sono un'icona gay e dall'altro ci sono nonni e genitori che sono grati del fatto che faccia la babysitter ai loro figli”), la bambinaia più conosciuta al mondo proprio per questo ruolo anche dalle nuove generazioni (merito della Disney che ne ha fatto un sequel), è arrivata qui al Lido vestita di turchese con delle espadrillas argentate ai piedi ed è stata subito magia.

Theo WargoGetty Images

“Ancora mi meraviglio, sono stata una ragazza fortunata che ha potuto recitare ruoli bellissimi", ha detto l'attrice, sottolineando poi il ruolo del cinema "che unisce tutti". Con lei sul palco, il ricordo vivo del marito scomparso (Blake Edwards) e il regista Luca Guadagnino che le ha dedicato una sentita laudatio. Lei ringrazia, ma subito dopo, tra gli applausi scroscianti della platea, tosta come il/la protagonista di “Victor Victoria” da lei interpretato/a, torna attivista come sempre rivolgendosi ai giovani cineasti di oggi. "Chiedo loro di rimanere fedeli ai loro sogni e alla loro visione”, ha detto ad alta voce. “Le gratificazioni in questo modo saranno incomparabili”. Prima di andare via, ha poi voluto ringraziare “i pubblici di tutto il mondo”, perché con la loro passione per il cinema “hanno reso e rendono tutto questo ancora possibile”. “Il loro supporto continuo tiene viva la luce sullo schermo, é questo che conta davvero”.

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