Mick Jagger a Venezia 76 "a 13 anni ero ossessionato dal sesso. Sì, sto con gli ambientalisti sul red carpet"

Il signor Rolling Stones risveglia Venezia dal torpore di chiusura: e appoggia le proteste contro il cambiamento climatico che hanno "occupato" il red carpet.

'The Burnt Orange Heresy' Photocall - 76th Venice Film Festival - The 76th Venice Film Festival
NurPhotoGetty Images

Di solito, quando si arriva all’ultimo giorno della Mostra del Cinema di Venezia, chi ci ha lavorato per due settimane è talmente stanco e stremato che l’unico desiderio che ha è assistere alla premiazione, sapere chi ha vinto nel più breve tempo possibile dimenticando, spesso, il film di chiusura che – ovviamente – non è in concorso. Questa 76esima edizione, invece, sarà ricordata (anche) per l’esatto contrario, perché nel giorno di chiusura è arrivato niente meno che Mick Jagger e al Lido da questa mattina è come se fosse ricominciato un po’ tutto, nonostante fossimo alla fine e con enormi valigie – più che borse – sotto gli occhi (ovviamente piene di panni sporchi). Il frontman dei Rolling Stones, invece, è come se ci avesse riportato la luce o meglio, quell’energia necessaria nel quotidiano di un festival che avevamo oramai scordato di avere. Arriva puntualissimo per la prima di The burnt orange heresy, il film di Giuseppe Capotondi in cui interpreta Joseph Cassidy, un potente collezionista d’arte e mecenate di un artista misterioso interpretato da Donald Sutherland.

Uno lo vede arrivare – giacca bianca, argentata, nera e grigia che fa subito Studio 54 e capelli lisci e lucidi come la pelle - e dimentica di colpo gli eccessi che lo hanno “accompagnato” nella sua vita. I settantasei anni che ha sono solo sulla carta, questo è certo; la recente operazione al cuore e lo stancante tour negli stadi degli States solo un ricordo. È in splendida forma e a vederlo da vicino, più che una rockstar planetaria capace di mangiare funghi allucinogeni o di bere persino l’acqua dei vasi, sembra uno di quei santoni naturisti che vivono tra meditazioni in quel di Bali e cavalcate spensierate di purosangue a Punta del Este, passando le giornate a leggere, contemplare e nutrirsi di bacche, infusi, radici e qualsiasi altro tipo di alimento sano e naturale. Ci manca solo che anche lui, come una Benedetta Parodi o un Gordon Ramsay qualunque, si metta a scrivere un libro di ricette bio-energy-pro natural life.

Mick Jagger a 73 anni a Venezia
Alessandra Benedetti - CorbisGetty Images

È tranquillo e più rilassato del solito, saluta i suoi numerosi fan, dentro e fuori il palazzo del Cinema, e poi inizia subito dicendo la sua sulla protesta, finita poche ore fa, degli ambientalisti che hanno occupato il red carpet con striscioni contro il cambiamento climatico e le grandi navi in Laguna. “Mi fa piacere che queste persone lo stiano facendo – ha detto – perché sono loro che dovranno ereditare il pianeta. Siamo in una situazione molto difficile al momento, in particolare negli Stati Uniti dove tutti i controlli sull’ambiente che erano stati applicati negli ultimi dieci anni sono stati rimossi dall’attuale amministrazione”. Ogni riferimento a Trump non è puramente casuale. “Gli Stati Uniti – ha continuato la rockstar, unica tra i super famosi ad aver appoggiato gli attivisti – dovrebbero guidare il mondo sulla salvaguardia, ma sono invece persi nel desiderio di andare nella direzione opposta. Mi fa piacere che le persone siano così preoccupate da protestare ovunque, sia sul red carpet come altrove”.

Non si sa come, ma la conversazione verte poi sul sesso, un punto di arrivo quasi inevitabile quando nell’immaginario collettivo si parla di lui. E invece? “A tredici anni pensavo solo al sesso anche se non sapevo niente di come si facesse ed ero un tipo abbastanza represso, o almeno così credo”. “Ho seguito le orme di molti prima di me – aggiunge - e ho avuto le mie prime esperienze con delle ragazze a scuola, ma nella mia testa c’erano solo Baudelaire, Rimbaud e Blake come le biografie politiche di personaggi da Disraeli a Lincoln”.

Capite?

Stiamo quasi per addormentarci – sempre per colpa della stanchezza di cui sopra – ma, per fortuna, entra in gioco lui, che da ex ragazzo di periferia inglese torna a vestire (finalmente!) i panni della rockstar che conosciamo (il ritardo di questo cambiamento ci sarà stato per colpa del jet lag?) e continua: “in ogni caso amavo intrappolare le ragazze nella camera oscura di uno studio fotografico e già a quei tempi avevo costruito intorno a me un’incredibile reputazione circa la mie capacità di convincerle a pomiciare con me per ore e ore…”. “La vita – ricorda e canta nella sua celebre canzone “Jumpin Jack Flash”è uno spasso. Godetevela più che potete”. E poi intona:

“But it’s all right now, in fact, it’s a gas

But it’s all right. I’m Jumpin’ Jack Flash

It’s a gas, gas, gas”.

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