100 domande a Piero Angela: incontro speciale con il maestro della scienza in tv

Garbo piemontese e una passione segreta per i gianduiotti, a 90 anni il "sommo" Angela vuole sfidare le fake news e sogna progetti sul web.

Piero Angela
Leonardo CendamoGetty Images

Ognuno ha un ricordo diverso di Piero Angela, a seconda dell’età, perché è un personaggio pubblico da 65 anni. Reduce dal successo da rockstar al Cicap Fest di Padova, dove si è presentato trionfalmente insieme ai personaggi di Star Wars, mandando in delirio i fan, che lo chiamano sui social, affettuosamente, "il sommo". Talmente popolare da essere al secondo posto, dopo Papa Francesco, nella lista degli italiani più amati del 2019 (secondo il sondaggio di YouGov). Di sicuro è il più impegnato, visto il tempo necessario per organizzare questo appuntamento: oltre un mese di cordialissime telefonate per dribblare i suoi impegni televisivi, quelli istituzionali e le conferenze universitarie. L’invito finale è per un pomeriggio estivo nella sua casa di Roma, dove abita insieme alla moglie Margherita, mamma dell’altrettanto celebre Alberto. In più di due ore, tra un cioccolatino alle nocciole e l’altro, la sua passione, ha chiacchierato di scienza innanzitutto, ma anche di famiglia e del futuro che ci attende. Compirà 91 anni il 22 dicembre, ma per il suo, di futuro, ha già fatto programmi.

1) A Roma avete sempre abitato in questo appartamento? Sì, da 50 anni.

2) Non le serve un assistente per organizzarle l’agenda? In tutta la mia vita non l’ho mai avuto.

3) La sua serata al Cicap Fest, il festival della scienza appena finito a Padova, è andata sold out in pochi giorni. Come spiega questo successo da rockstar? Credo che la gente mi veda come qualcuno che si è messo al servizio del pubblico. Sento il loro affetto e la loro fiducia: ho cercato di essere sempre onesto e di fare bene il mio lavoro.

4) Ormai si dice “non fare Piero Angela” a qualcuno che vuole spiegare qualcosa. (Ride) Pensi che a me sembra di fare un lavoro normale. Che ci vuole a spiegare le cose?

5) Che ci vuole? Bisogna partire dal concetto base, cercare le metafore giuste richiede creatività. L’obiettivo è ottenere l’effetto “aaah!” (alza il tono di voce). Sa da chi l’ho imparato?

6) No, da chi? Da Alberto, che scrisse una tesi di laurea sui musei di scienza nel mondo, su come divulgare attraverso gli oggetti.

7) Quando è mancato Luciano De Crescenzo una parte della critica “alta” ha rivalutato i suoi libri di filosofia più divulgativi. Lei come fa a ricevere il plauso del pubblico e contemporaneamente quello della comunità scientifica? Non lo so. Luciano, però, non era un divulgatore come me. Non spiegava la filosofia tipo Bignami, usava i personaggi per un suo teatrino spiritoso e intelligente. Ha venduto una quantità di libri spaventosa, anche all'estero.

8) Lo conosceva di persona? Sì. Una volta eravamo alla cena per i finalisti del Premio Bancarella. Un’attesa infinita, e lui mi disse (con accento napoletano): «Caro Piero, questa è una cena a pane e acqua: prima che ti portino qualcosa, hai mangiato tutto il pane, hai bevuto tutta l’acqua».

Piero Angela al Cicap Fest 2019, insieme a Massimo Polidoro, direttore generale del Cicap, e ai personaggi di Star Wars che hanno accompagnato il suo ingresso trionfale nella sala gremita di pubblico.
Courtesy Cicap/Roberta Baria

9) Ha mai ricevuto una critica che l’ha ferita? Sì, dopo mi sono reso conto che era preconcetta.

10) C’è un capitolo della sua vita a cui tiene molto: il Cicap, che ha appena compiuto 30 anni. Cosa l’ha spinta a fondare il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze? Tutto è nato quando vidi al Rischiatutto il concorrente Massimo Inardi, un medico di Bologna. Si presentava su Mozart ma si occupava anche di parapsicologia, telepatia, chiaroveggenza. A me sta roba qui mi sembrava un po’ strana: vale la pena scavarci dentro, pensai.

11) Quindi cosa ha fatto? Un programma di cinque puntate per indagare questi fenomeni. Incontrai anche il grande prestigiatore James Randi. Indovinò i numeri di serie degli assegni che avevo in tasca, ma io gli dissi il trucco.

12) Come lo sapeva? Non lo spiego per rispetto dei prestigiatori e poi è divertente capirlo da soli.

13) Si esercita a provarli? Lo facevo con mia moglie quando vivevamo a Bruxelles. Alle feste lei indovinava le carte che gli amici pescavano.

14) Eravate bravi? Sì, poi con il mio amico Gigi Marsico ho perfezionato il metodo: lui riusciva a descrivere fotografie senza vederle.

15) È quello che l’ha fatta iniziare in Rai? Sì, alla fine del 1951. Gigi era un radiocronista appassionato di musica come me, mi chiese di collaborare a un programma sulla storia del jazz.

16) Mai avuto raccomandazioni? Mai avute e mai fatte. Se le chiedi, devi darle prima o poi.

17) Quali furono le reazioni a quell'indagine sulla parapsicologia? Una tempesta di proteste e minacce, so di fatture di gruppo contro di me. Perché poi entrai in quel mondo sommerso dell’occulto, che include cose semplici come l’astrologia, droga leggera, per arrivare fino alle sette.

18) Perché considera importante quell'esperienza? Mi è servita a capire dove ci può essere una trappola, a sviluppare il fiuto per un sano scetticismo. Questo vale per tutto ciò che si sente in giro, dalle diete alle fake news.

19) Oggi il Cicap si occupa meno di sensitivi e più di fake news. Cos'è più pericoloso? La parapsicologia di trent'anni fa era fatta spesso da persone che si “divertivano”, si interessavano semplicemente a questi fenomeni. C’è sempre stato nell'umanità il filone del pensiero magico, dagli aruspici romani alle nostre cartomanti. Ha presente la selezione positiva?

20) Mi spieghi. Quando una persona va dalla chiromante associa in modo improprio ciò che gli viene detto. Sente tre fatti che proprio non c’entrano con lui e tre fatti generici ma azzeccatissimi. Una volta uscito, parlerà solo di questi.

21) È un bisogno che non scomparirà mai? No, è connaturato. Nella vita cerchiamo risposte che nessuno può darci, né la scienza né la religione.

Davanti a due scheletri di dinosauro, nel 1987.
Mondadori PortfolioGetty Images

22) La grande bufala che spera sia debellata al più presto? Quelle che riguardano la salute.

23) Inclusa l’omeopatia? (Non fatta: ne è sempre stato un grande oppositore, tanto da essere citato in tribunale per un servizio in cui la pratica veniva contestata. Fu assolto).

24) La scienza può rispondere a tutto? Assolutamente no. Lo scienziato è uno che sa dire «non lo so». Un politico non lo direbbe mai, forse nemmeno un pensatore o un intellettuale.

25) Possiamo escludere forme di vita extraterrestre? No. L’idea diffusa nella comunità scientifica è che esistano come possibilità o probabilità.

26) Quanto probabile? Dal modello terrestre sappiamo che la vita è cominciata rapidamente e la chimica organica è presente nello spazio. La probabilità che la vita si sia sviluppata anche altrove è data dal numero sterminato di galassie.

27) E sono più intelligenti di noi? Se c’è vita potrebbe esserci selezione naturale, evoluzione, e quindi forme di intelligenza, magari civiltà, che però potrebbero essere estinte da milioni di anni. Che poi percorrano distanze abissali per venire sulla Terra a fare i cerchi nel grano...

28) Arriveremo al turismo spaziale? Già all'epoca delle missioni Apollo, che ho seguito da giornalista, la catena di hotel Hilton era interessata. La tecnologia esiste, ma per ora è troppo costosa. Però possiamo immaginare una stazione-albergo stile 2001: Odissea nello spazio.

29) È un ammiratore di Stanley Kubrick? Gli scrissi anche una lettera per chiedergli di poter inserire qualche sequenza del suo film in un programma e mi diede il permesso.

30) Andremo a vivere su altri pianeti? Non è plausibile. Per rendere Marte abitabile servirebbero tempi lunghissimi e costi energetici enormi.

31) Le piacerebbe fare un giro nello spazio? (Non sto a chiederlo, scontato che sì).

32) Perché non prendiamo sul serio il cambiamento climatico? Noi reagiamo davanti a ciò che vediamo, simulare il futuro richiede una capacità di proiettarsi fuori per niente semplice.

33) Per cosa ci estingueremo? Non so dirlo con precisione, ma la causa sarà certamente la stupidità umana.

34) Greta Thunberg ci sta facendo cambiare rotta? Da tempo questa sensibilità si è diffusa: i ragazzi di oggi sono eredi dei grandi movimenti ecologisti degli anni 70. Malgrado questo, il livello politico non è mai stato raggiunto.

35) Servono divieti dall'alto o serve cambiare le abitudini? Non basta dire “stop plastica”, siamo una società troppo complessa. Sono cose che vanno programmate con anticipo. Per esempio, incentivando le biodegradabili e facendo ricerca.

Insieme al figlio Alberto, divulgatore e presentatore con cui ha collaborato in tanti programmi.
Mondadori PortfolioGetty Images

36) Per il bene del pianeta, ci nutriremo di insetti? Si mangiano già in molti Paesi: sono nutrienti e si risparmiano acqua ed energia. Certo, non devi assaggiare il verme che trovi nell'insalata.

37) E come? Polverizzandoli in farine, così non si vedono. Se ci pensa, anche i gamberetti sono dei mostri. O i cannolicchi, dei vermi col guscio.

38) Sa cucinare? No, zero.

39) Peccati di gola? Gianduiotti e vitel tonné.

40) È rimasto un piemontese a tavola? In tante cose, ho vissuto a Torino fino a 27 anni.

41) Parla dialetto? Ho ripreso negli ultimi anni. I miei genitori parlavano piemontese tra loro ma italiano con noi. Sto cercando di insegnarlo alla mia domestica filippina.

42) Si diverte? (Sorride).

43) Ha mai visto gli effetti concreti del suo lavoro? Parecchi anni fa ricevetti una telefonata da Brescia, da Gianfausto Ferrari: «Il suo libro sull'economia mi ha cambiato la vita. Mi ha convinto che i computer fossero il futuro». Aveva fondato un’azienda informatica di successo.

44) E più di recente? Nel 2010, abbiamo mandato un servizio su alcune serre olandesi ipertecnologiche. Un signore italiano lo vide e pensò di portarle anche qui: nell'ultimo Superquark siamo andati a vedere le sue serre in Maremma.

45) Problemi dell’economia italiana? Corruzione e criminalità tengono il freno a mano tirato.

46) Cosa le dispiacerà di non vedere del futuro? Tutto. Vorrei svegliarmi tra un milione di anni con qualcuno che mi spieghi che cos'è successo.

47) Fino a che età arriveremo a vivere? Gli scienziati dicono 120 anni. Quando sono nato, nel 1928, la mia speranza di vita era 52 anni. Ne ho compiuti 90: ho rubato ogni anno alla morte.

48) E saremo in salute? È come un elastico che si tira, anche la parte più delicata si allunga: il corpo è comunque una macchina.

49) La cosa bella di avere 90 anni? Nel mio caso un cervello che funziona ancora e avere accumulato una raccolta di conoscenze e storie che mi fa sentire molto meglio di quando avevo 20 anni ed ero uno sprovveduto.

50) L’età migliore? Forse 50. Hai esperienza, buona forma fisica e si è riusciti a diventare indipendenti, se si ha avuto fortuna.

Ospite di "Che tempo che fa" da Fabio Fazio. Un anno fa ha pubblicato la sua autobiografia, ricca di aneddoti e curiosità: Il mio lungo viaggio. 90 anni di storie vissute (Mondadori).
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51) Glielo farebbero rifare Superquark oggi? Non lo so, ma in tv si fanno programmi culturali. Rai Storia e Rai3 sono spazi di ottima qualità.

52) Che cosa non guarda in tv? La musica, non ho mai visto Sanremo, i varietà, i quiz.

53) E che cosa guarda? Qualche dibattito, quando non litigano e l’informazione.

54) Niente intrattenimento? Certi polizieschi, dove non si squartano, tipo Law & Order.

55) Perché quello? Non è mai solo un giallo, in tribunale si pone sempre un problema sociale.

56) È vanitoso? La mia vita non è cambiata in niente da quando faccio questo mestiere, stessi amici, stesse macchine utilitarie.

57) Tiene molto ai vestiti? Nulla di griffato, tanto meno mia moglie. Ma ci sono altre vanità.

58) Per esempio? Quella degli scienziati non è apparire, ma avere la stima del proprio ambiente.

59) In cosa ha speso? In viaggi e nelle scuole dei figli. Hanno frequentato i migliori istituti.

60) Cosa vi piaceva nel viaggiare? Siamo andati in tutto il mondo, in tenda e sacco a pelo da quando i figli avevano 13/14 anni. Al mare rischi di vederli al mattino e forse a cena, in quel modo si creava uno spirito di gruppo.

61) È un nonno preoccupato per il futuro dei nipoti? Be’ un po’. Loro sono dei privilegiati, ma trovare un buon lavoro e creare una famiglia sta diventando difficile per tutti.

62) Migreranno all'estero come capita a tanti? Il figlio di Alberto si è appena laureato in Inghilterra, un altro è entrato in un college londinese. Dico sempre: se i ragazzi riescono a studiare bene, poi l’appartamento se lo comprano da soli.

63) Usa WhatsApp per comunicare con loro? No, telefonate o ci vediamo direttamente.

64) Ha detto che avrebbe voluto una nipote femmina. Con le ragazze si può parlare di più.

65) Quanto è stata importante una famiglia solida per costruire una carriera come la sua? Molto.

Insieme al figlio Alberto a inizio anni 90. Molti i viaggi e le esplorazioni che i due hanno condotto insieme per i tanti programmi televisivi.
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66) Sua moglie non si è mai lasciata fotografare, come mai tanta privacy? In questo sono un po’ piemontese. Siamo gente che esprime poco i sentimenti. Nel nostro dialetto non esiste il verbo amare, si dice “vorèj bin”. È una mentalità in cui non si esibisce nulla, anche i segni esterni di ricchezza sono di cattivo gusto.

67) Ha usato il cuore e non la testa? Non era come oggi, che si prende un aereo facilmente, il telefono era caro. Lei ha sacrificato la carriera, l’idea era di continuare con la danza, ma poi sono arrivati subito i figli (Alberto e Christine, ndr).

68) Il primo incontro con sua moglie? A una festa a casa di amici. Era ballerina di talento alla Scala. Poi, quando eravamo fidanzati mi hanno offerto un lavoro a Parigi. Bisognava decidere se separare le nostre strade o sposarci.

69) Ha assistito alla loro nascita? Sì, a Parigi.

70) Cosa scriviamo della signora Margherita? Che è una certezza. Alberto dice che è il nostro orizzonte artificiale, quella linea che gli aerei usano per atterrare.

71) Nel senso che vi mette un po’ in riga? Non intendo quello, ma ci ridimensiona, del tipo “attenti, non montatevi la testa”.

72) È stato un marito fedele? (Non fatta, non è elegante con la signora nella stanza accanto).

73) Ha vissuto in ambienti maschili, il giornalismo, la scienza. Le sembrava strano? La vita era così in tutto, non c’erano tranvieri donne. Era normale, le insegnanti elementari erano donne ma i professori universitari e liceali erano uomini.

74) Pensava che sarebbe cambiato? Era evidente: la liberazione femminile è un sottoprodotto del petrolio, inteso come simbolo dell’energia.

75) In che senso? Appena qualcuno ha inventato l’energia portatile, è cambiato tutto: i contadini lasciano i campi, nasce la scuola di massa, anche per le ragazze, che si liberano del lavoro domestico grazie alla nuova tecnologia.

76) Quando si sente ancora un principiante? Ogni volta che scrivo un libro su un nuovo argomento: la mia sola specializzazione è spiegare le cose, ma prima devo studiarle e capirle io.

77) È stato più difficile essere sposato per 64 anni, girare oltre duemila puntate di Quark o scrivere 40 libri? Ognuna di queste cose si può fare perché si è fatta l’altra.

78) Suo padre era un medico antifascista, cosa ha preso da sua madre? Il carattere, l’ottimismo, il senso dell’umorismo, ed era molto affettuosa. Come si vive l’infanzia è importante non solo nello sviluppo cognitivo ma anche affettivo.

79) Ha un bel rapporto con i suoi figli? Ottimo.

80) Ha rifiutato un film su suo padre? Sì, è vero.

81) Prima o poi ne faranno uno sulla sua vita, non crede? Non penso proprio, non vorrei.

La prima puntata di Quark è del 1981, era in seconda serata e durava un’ora. Nel 1995 divenne Superquark e durava due ore. Ha mantenuto come sigla la celebre Aria sulla quarta corda di Bach.
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82) Cosa le ha insegnato il pianoforte? A socializzare con persone che amano la stessa musica ma hanno origini diverse, di tutti i ceti.

83) Classica o jazz? Ho studiato musica classica ma ero esecutore, nel jazz sei un creativo.

84) Come nasce il suo nome da jazzista Peter Angela? Da un mio amico, da giovane nel mondo del jazz mi chiamavano così.

85) Nel 1948 scappò a Nizza a vedere Louis Armstrong? Non scappai, andai a sentirlo.

86) Dove si va quando si muore? Dentro delle cassette.

87) La più grande paura? Solitamente la gente ha paura di morire. Parafraso spesso Seneca: siamo stati morti per millenni, torneremo a essere morti.

88) Mai stato tentato dai social media? No. Alberto li usa per parlare del suo lavoro. Forse potrei iniziare a comunicare le cose che faccio.

89) L’ultima volta che ha pianto? Per la morte di un mio carissimo amico.

Al Cicap Fest 2019 insieme a Massimo Polidoro: la serata con Piero Angela dedicata ai 50 anni dell’allunaggio è andata sold out in pochissimi giorni.
Courtesy Cicap/Roberta Baria

90) Sa cos'è l’uomo sapiosexual? Nel senso di un uomo sapiente e attraente sessualmente?

91) Sa che Alberto è considerato il massimo rappresentante dei sapiosexual? (Non fatta, sopraffatta dalla vergogna).

92) È un termine corretto? Non lo so, i sentimenti sono alchimie così complesse. Anni fa ho anche scritto un libro sull'amore, Ti amerò per sempre. Avere un partner sapiente va bene, basta che non rompa con la sua saccenteria.

93) Lei non rompe? No, mi spoglio sempre di ogni arroganza. Trovo interessanti tutti quelli che incontro, ognuno ha un patrimonio da raccontare, ogni persona è una scoperta.

94) Ama la compagnia? Ho la capacità di interagire con tutti, non mi trovo bene con chi parla solo di sé. A me interessa capire chi ho di fronte, anche solo per cortesia.

95) La buona educazione è importante? Per me è il segreto di tutti i rapporti, famigliari e lavorativi: mettersi nei panni degli altri.

96) È un buon capo? Lavoro con la mia redazione da tanto, non ho mai alzato la voce e ho cercato di stabilire un clima collaborativo.

97) Sarete una redazione ambita in cui entrare. Vogliono venire tutti, perché è un lavoro interessante e lascio molta libertà agli autori. Una volta Alberto Ronchey, direttore de La Stampa, mi disse: «Del mio giornale condivido in pieno solo gli orari delle farmacie».

98) Desideri per il futuro? Vorrei fare un progetto sul web, i giovani sono lì.

99) Il più grande rimpianto? (Non fatta, dopo oltre due ore capisco che devo chiudere).

100) Chi vuole ringraziare? Quelli che mi hanno aperto delle porte, dandomi delle opportunità. Cosa che ho poi cercato di fare a mia volta: è evidente che alcuni partono avvantaggiati, si sa benissimo, però ci sono persone che hanno dei numeri e vanno aiutate a esprimerli.

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