Alice di Battenberg, la fragile mamma del principe Filippo con la vita da eroina

La suocera della regina Elisabetta visse ogni tipo di esperienza, dall'amore folle per il marito all'esilio, dal manicomio al misticismo, ma la storia oggi la consacra.

Princess Alice
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C’era una volta la principessa Alice di Battenberg e poi, all’improvviso, non c’era più. Quando da bambini ci raccontano le favole, le principesse le invidiamo anche se da “c’era una volta” a “vissero felici e contenti” passano una serie di sciagure che riescono a superare arrivando al finale più mature e consapevoli. Nella realtà, la storia è piena di principesse tristi che hanno dovuto subire lutti devastanti, come Carolina di Monaco, o tradimenti e una fine tragica, come lady Diana, vicende che difficilmente ti permettono di essere definita “felice e contenta”. Ma scavando nel passato si ritrovano storie ancora più commoventi e quella di Alice di Battenberg, bisnipote della regina Vittoria, madre del principe Filippo, suocera della regina Elisabetta, fa riflettere su quanto a volte si baratterebbe volentieri il titolo, la tiara e tutto pur di avere una vita serena.

Il 25 febbraio del 1885 la neve era alta quasi mezzo metro intorno al Castello di Windsor, nel Berkshire. Quell’anno nel Regno Unito le precipitazioni nevose non si interrompevano da ottobre e terminarono solo a maggio. In quella notte ovattata, nella Tapestry Room dove la principessa Vittoria Mountbatten dava alla luce Alice, la prima dei suoi quattro figli, c’era oltre alle levatrici anche sua nonna, la 66enne regina Vittoria. Il marito della principessa, Luigi di Battenberg, attendeva fuori impaziente, voleva solo che tutto finisse presto e che andasse per il meglio. La bambina era sana, con tutti gli arti, un naso, due occhi e una bocca, ed era carina. Anche la madre stava bene. Sembrava che mescolare sangue inglese e tedesco avesse funzionato, per dare vita a una stirpe in salute. Il problema è che a forza di contrarre i matrimoni nella propria stretta cerchia, l’aristocrazia europea era tutta legata da qualche parentela. E questo, forse, non aiutava la genetica.

La principessina Alice venne battezzata in Germania con otto fra padrini e madrine, tra cui la regina Vittoria. Ma non trascorse molto tempo prima che ci si accorgesse che qualcosa non andava. All’età in cui i bambini cominciano a dire le prime parole, lei articolava ancora suoni senza senso. Quando raggiungeva un giocattolo gattonando, e iniziava a giocare, rimaneva assorta e presto ci si rese conto che non aveva nessuna reazione se cadeva un vaso o la stanza dove si trovava era scossa dal tuono di un temporale. I reali non sono mai propensi ad ammettere le malattie dei figli, basta pensare alla riluttanza con cui i Romanov erano disposti a rendere pubblica l’emofilia dello zarevic Alessio. Ma arrivò il momento in cui la nonna materna si impose e fece visitare la piccina da uno specialista dell’udito che emise la sua diagnosi: Alice era affetta da sordità.

Bisogna dire che la famiglia non si perse d’animo. Si decise che, oltre alle normali materie scolastiche, la bambina avrebbe imparato sia la lettura delle labbra che il linguaggio dei segni. Alice si impegnò molto e arrivata all’età di 8 anni sapeva leggere dalla bocca dell’interlocutore un discorso in inglese e in tedesco. A seguire, imparò a farlo anche in francese e in greco e il 6 luglio 1893 era una delle damigelle d’onore al matrimonio del futuro re Giorgio V e di Mary di Teck. Ma la sordità in un’epoca senza apparecchi acustici, la chiusura in un mondo interiore, stava rendendo la bambina molto sensibile. Aveva quasi 16 anni quando partecipò a un altro evento ufficiale, ma triste: il funerale della bisnonna, la grande regina Vittoria.

Il successore di Vittoria era il suo primogenito Albert Edward, che il 9 agosto del 1902 fu incoronato col nome di Edward VII nell’abbazia di Westminster. La cerimonia, prevista a giugno, era stata posticipata per un intervento chirurgico urgente a cui si era dovuto sottoporre il futuro sovrano, e fra i numerosi aristocratici che erano rimasti bloccati a Londra a causa dell’imprevisto c’era anche il Principe Andrea di Grecia e Danimarca, figlio di re Giorgio I di Grecia e di Olga Costantinovna di Russia. Alice aveva 17 anni e oltre a leggere le labbra era capace di esprimersi in modo molto soddisfacente, per una non udente. Andrea aveva 20 anni ed era carino, Alice ne rimase folgorata e prese una cotta epocale. I due si sposarono un anno dopo con una doppia cerimonia luterana, nell’Evangelical Castle Church, e ortodossa in Germania. Alice si trasferì in Grecia e assunse il nuovo titolo col nome del marito, principessa Andrea di Grecia e Danimarca.

La principessa Alice e il principe Andrea ebbero la prima figlia, Margherita, due anni dopo. Un anno dopo, nel 1906, nacque Teodora. Nel 1911 arrivò Cecilia. Nel 1914 Sofia. Nel 1921 fu la volta di Filippo, futuro marito della regina Elisabetta II. Tra un figlio e l’altro Alice si occupava di charity mentre Andrea era sempre assente, preso dalla carriera militare. Nel 1908 Alice andò in Russia col marito per il matrimonio della granduchessa Maria di Russia e del principe Guglielmo di Svezia e rimase colpita dall’incontro con una zia, la granduchessa Elizaveta Fëdorovna che si stava sbarazzando di tutti i suoi beni per seguire una vita di spiritualità. Con l’inizio della Prima Guerra mondiale parecchie monarchie cominciavano a traballare e nel 1907 tutta la famiglia dei Battenberg fu costretta a fuggire in Svizzera. A causa dei sentimenti antigermanici del Regno Unito, re Giorgio V chiese ai Battenberg di anglicizzare il cognome, che diventò così Mountbatten. Nel 1920 tornarono in Grecia e presero residenza a Corfù. Ma due anni dopo, quando le armate elleniche furono sconfitte dai turchi, il principe Andrea venne arrestato con parecchi ministri e generali, tutti condannati a morte. A lui la vita fu risparmiata, ma venne condannato all’esilio con tutta la famiglia.

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Prima che la situazione cambiasse in peggio, la principessa Alice, il principe Andrea e i loro cinque figli lasciarono precipitosamente la Grecia a bordo della nave inglese HMS Calypso, nel 1922. Filippo, che aveva solo diciotto mesi, fu portato via in una culla improvvisata con una cassetta per le arance. La famiglia si sistemò a Saint-Cloud, nella periferia di Parigi, dove venivano mantenuti dalle donazioni dei parenti sparsi per l’Europa, con cui si riunirono nell’ottobre del 1928 per festeggiare le loro nozze d’argento. Alice organizzava accoglienze e rifugi per gli altri fuggiaschi dalla Grecia, ma stava cedendo. L’infanzia costretta a studiare il labiale di quattro lingue, cinque gravidanze e ora l’esilio: ce n’era abbastanza per far crollare chiunque. Alice iniziò a sentire voci che le parlavano, vedeva i santi in carne e ossa ed era convinta di avere rapporti carnali con loro, ma anche con Budda. Allo stesso tempo, diventò superstiziosa e consultava la tavola ouija per comunicare con gli spiriti.

Nel frattempo, il piccolo Filippo, che non imparerà mai il greco, veniva spedito in Inghilterra dove praticamente lo crescerà Louis, il fratello della madre. Il terzo figlio di William e Kate, oggi, si chiama Louis in suo onore. Mentre le sorelle di Filippo si sposavano una per volta con nobili tedeschi, nel 1930 alla principessa Alice viene diagnosticata la schizofrenia. Sua cognata, la principessa francese Marie Bonaparte, era una grande amica di Sigmund Freud, il quale affidò Alice a un suo discepolo, Ernst Simmel. Simmel la ricoverò nella sua clinica alle porte di Berlino e, dopo un consulto con Freud, attribuì il suo malessere a un eccesso di libidine. La paziente venne sottoposta a un trattamento di raggi X alle ovaie per far accelerare la menopausa e calmarla, probabilmente, senza il suo consenso. Non servì a nulla. Alice venne ricoverata a forza in Svizzera mentre il marito chiudeva la casa di Saint-Cloud, si trasferiva a Montecarlo e la considerava un capitolo chiuso. Ogni membro della famiglia di Alice era ormai sparso per l’Europa. Filippo, a nove anni, apprese del ricovero della mamma di ritorno da un pic nic.

Benché non abbiano mai divorziato, il principe Andrea dimenticò presto l’ex ragazzina sorda che aveva tanto voluto sposarlo. A Montecarlo, e nel sud della Francia, trascorse il resto della sua vita giocando d’azzardo, bevendo e passando da un’avventura galante all’altra. Nel 1932 Alice fu dimessa dal manicomio in Svizzera e si recò a vivere in Germania. Viveva come una vagabonda, dormiva in camere affittate. Ma in silenzio, era una dura oppositrice del nazismo. Rivide Filippo cinque anni dopo e non per una bella occasione. La figlia Cecilia di 26 anni era morta in un incidente aereo e lei e il figlio adolescente si ritrovavano al suo funerale. Gli chiese di andare a vivere con lei in Grecia, ma lui aveva iniziato la sua carriera nella Royal Navy e fu costretto a lasciarla. In Grecia ci andò da sola e mentre suo fratello Louis le mandava aiuti economici da Londra, lei li donava agli affamati e aiutava ebrei a evitare la deportazione. Intanto, due dei mariti delle figlie diventavano spietati membri delle SS. Quando i nazisti cominciarono a sospettare che nascondesse in soffitta i Cohen, una famiglia che era stata fedele al re Giorgio I di Grecia, lei sfruttò la sordità per fingere di non capire le domande all'interrogatorio e se la cavò.

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Nel 1994 il principe Andrea morì per un attacco di cuore all’Hotel Metropole di Montecarlo. Alice ricevette la notizia quando ancora imperversavano i bombardament e camminava miracolosamente nelle strade per distribuire viveri fra i proiettili che le fischiavano intorno senza colpirla. Non aveva mai perso la speranza di riunirsi a lui. Alla fine della guerra, il conte e politico Harold Macmillan riuscì a rintracciarla e raccontò di averla trovata in condizioni umilissime. Nel 1947, per donare un anello di fidanzamento alla giovane Elisabetta, Filippo “il principe senza casa e senza regno” come lo chiamavano i consiglieri di re Giorgio VI contrari alle nozze, ricevette in dono dalla madre le pietre dalla sua tiara. Il resto venne venduto, e col ricavato Alice fondò il suo ordine religioso e un orfanotrofio nella periferia di Atene. Il 20 novembre del 1947, la principessa Alice era al matrimonio del figlio con la futura regina Elisabetta, mentre le sue due figlie sposate con gli ex esponenti delle SS non erano state invitate. Quando nel 1967 il colpo di Stato in Grecia rese di nuovo rovente la situazione, Filippo pregò la madre di fuggire ma poiché si rifiutava, la mandò a prelevare e caricare su un aereo con la forza. La regina fece assegnare alla suocera una stanza degna del suo rango a Buckingham Palace, da cui, vestita da suora, usciva per aggirarsi nel palazzo reale fumando sigarette.

La principessa Alice di Battenberg morì il 5 dicembre 1969 a Buckingham Palace. Non lasciò al figlio alcuna eredità. Avendolo visto ben sistemato, aveva devoluto tutto ai bisognosi. La inumarono nella Cripta Reale nella St. George’s Chapel, nel Castello di Windsor, ma nel 1988 è stato esaudito il suo desiderio di trasferire le spoglie a Gerusalemme nel Getsemani, sul Monte degli Ulivi dove era già sepolta la zia Fëdorovna che l’aveva ispirata. Poco prima di morire scrisse una lettera a Filippo chiedendogli di essere coraggioso e promettendo che gli sarebbe stata sempre vicina, dopo la morte. Nel 1994 i due figli della famiglia Cohen, che Alice aveva nascosto a rischio della vita, andarono ad assistere a Gerusalemme alla cerimonia in cui la principessa Alice di Battenberg veniva insignita dell’onoreficenza postuma di Giusto fra le Nazioni, come non-ebrea che si era opposta all’Olocausto. La principessina sorda e tormentata è entrata nella gloria.

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