Fanny Ardant la donna le cui gambe potevano misurare il mondo: "in Italia ho capito che il caos è la mia patria"

Incontro romano con la divina che torna al cinema con un film dove, l'amore, non sarà mai abbastanza.

"La Belle Epoque" Red Carpet - 14th Rome Film Fest 2019
Daniele VenturelliGetty Images

Fascino, mistero ed eleganza. Si pensa subito a questo quando si parla di Fanny Ardant, diva assoluta del cinema francese e non solo, una splendida settantenne (e nonna) con più di ottanta film alle spalle che ha fatto della parola, prima ancora dell’aspetto fisico, la sua vera arma di seduzione. Ce lo dimostra ancora una volta quando la incontriamo, dopo Cannes, alla Festa del Cinema di Roma dove presenta La belle époque, il nuovo film di Nicolas Bedos di cui è protagonista. Passa con nonchalance dall’italiano al francese e poi ancora all’italiano a cui è molto legata, come all’Italia e a chi la abita. “Sono molto grata a voi italiani, perché mi avete insegnato a essere ironica e a prendere la vita nel modo giusto con un distacco e un’intelligenza vitale proprio come Ettore Scola che sul set di La famiglia ci faceva passare il tempo giocando a poker. Qui in Italia ho capito che il caos è la mia patria”, ci dice fissandoci con i suoi occhi scuri, regalandoci a momenti un sorriso che è dolce e sensuale insieme. Oltre che con Scola, Fanny Ardant ha lavorato con Antonioni, Zeffirelli e Sorrentino, ma il suo grande amore, “quello indimenticabile”, precisa lei, è stato François Truffaut che la diresse in film leggendari come loro due, La signora della porta accanto e Finalmente domenica, l’unico uomo che poté definire le sue gambe dei “compassi che misurano il mondo”. “Il mio grande lusso? Sicuramente l’essere sempre stata libera, uno status che mi ha permesso di interpretare solo personaggi che ho amato, poter entrare in mondi nuovi ed essere trascinata dalla passione di un regista”.

“Al cinema, così come nella vita" racconta l’attrice "non si balla mai da soli”. Per quanto riguarda i valori, “l'amore è al primo posto, ma anche come amore dell'altro, della famiglia. Bisogna tuffarsi e non avere paura”. “L’amore, continua, può farci perdere la ragione. È come una delle idee pure di Platone: ci si avvicina o ci si allontana, ma è sempre lì, a un passo da noi”. Chi vince? - Le chiediamo. E lei non ha alcun dubbio: chi ama di più, perché resta vivo. Chi è amato, invece, subisce, ed ha il ruolo del carnefice. Rinnamorarsi si può? "Sì, fa lei, può succedere. Non esiste l’amore sprecato e non è mai tale anche quando non è corrisposto. Di amore non ce n’è mai abbastanza”.

Si parla di amore, ma non solo, anche ne La Belle Époque (in uscita a novembre per I Wonder) dove è Marianne, la pragmatica moglie di Victor (impersonato da Daniel Auteil) che nella terza età si scopre così nostalgico della propria giovinezza da scegliere di tornare indietro nel tempo, all’epoca in cui aveva incontrato quella che sarebbe diventata sua moglie. Il passato, a una come lei non fa paura, anzi. “Senza passato, siamo schiavi della nostra epoca”. “Sono tanti i momenti della mia vita che vorrei rivivere – aggiunge – e mi piacerebbe poter rivivere anche momenti in cui ero infelice perché, a volte, impari di più dalle infelicità". Ma nessuna nostalgia. "Sono come i matti, non dimentico niente. Sono maestra di ricordi, ma amo anche il momento presente, in fondo, alla fine, sono due cose gemelle".

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