Tones and I non è solo quella del tormentone Dance Monkey

Da busker negli ostelli australiani a successo mondiale, l'uragano biondo che canta di coming out e forza generazionale (in calzini) è il nuovo pop di cui innamorarsi

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Courtesy Photo/Tones and I Instagram

Tones and I, lunghi capelli biondi e cappellino calcato in testa, è il tipo di persona che sale sul palco improvvisando mosse totalmente prive di coordinazione e, approdata davanti al microfono, scalcia via le scarpe per rimanere in calzini gialli e blu. In questo modo si sente più a contatto con il palco, con la sua vita di un anno fa, quando si esibiva in locali davanti a qualche decina di persone o come busker per le strade di Byron Bay, Australia. La voce alla radio, al supermercato, in palestra, che ripete: “Move for me, move for me, move for me, yeah” il ritornello di Dance Monkey che ormai abbiamo conficcato nella testa come una scheggia, è suo. La cantante Tones and I è esplosa con un successo planetario nel giro di pochi mesi: la sua Dance Monkey è stata al numero uno dei brani più ascoltati su Spotify, cosa che un artista australiano non era mai riuscito a fare. Quando ha annunciato il suo primo tour in Australia è andato subito esaurito e anche nel resto del mondo, da San Francisco a Berlino, ha registrato molti sold out.

Toni Watson è il suo vero nome, è originaria del Victoria e spesso si esibisce per le strade di Melbourne. Da quando ha quattro anni gioca a basket che, insieme alla musica, è la sua grande passione. Sul profilo Instagram ri-posta spesso la foto di una se stessa bambina, con le guance cosparse di lentiggini attraversate da un sorriso enorme, canotta, fascia per capelli e stretta in mano la palla da basket. Alle superiori impara a suonare il piano, poi sperimenta con drum pad, effetti del suono e loop station: così trova il suo suono. Con il decollare della sua carriera è costretta a smettere lo sport, ma quello che le rimane dopo anni di basket è la determinazione da partita, un'attitudine sportiva, ingegnosa e di sana competizione con se stessa.

Tra il 2017 e il 2018, sotto consiglio di qualche amico, Tones and I prende due settimane di aspettativa dal lavoro (che poi lascerà), si mette in viaggio con un van e decide di fare un tour home made spingendosi fino alla cosmopolita Byron Bay, suonando come busker sul lungo mare, nei bar, a piccoli festival. Tones and I è il tipo di persona che, in nome della sua passione per la musica, dorme nel van stipato di attrezzatura, cavi e il minimo necessario per sopravvivere. Si lava i denti fuori parcheggiata su un marciapiede, prende cibo tailandese d'asporto e lo mangia con gli amici in un parcheggio sotterraneo, perché fuori ci sono cinquanta gradi, lei si deve esibire più tardi e, in qualche modo, deve pur ingegnarsi per arrivare al concerto senza un'ustione.

La si trova negli ostelli di Byron Bay, sotto una tettoia diventata in un attimo palco, armata di tastiera, microfono e amplificatore, che improvvisa qualche cover da Slim Shady a Forever Young. Attorno a lei ragazzi da tutto il mondo si bevono una birra e cantano assieme, seduti sulla terra battuta o sulle panchine, la seguono rapiti dalla sua voce. Lei col classico cappellino, calzettoni e felpa, vuole solo far ballare chi le sta intorno. È così che nasce Dance Monkey, il tormentone mondiale, scritto per creare una melodia su cui i suoi amici dell'ostello potessero scatenarsi senza pensieri.

In queste serate Tones and I posiziona davanti a sé un cartello che riporta i contatti Facebook e Instagram e il prezzo (dieci dollari australiani) dei CD demo, che a ogni esibizione vanno a ruba. Tones and I è autodidatta nel canto il che, ascoltando i voli, le picchiate e le risalite della sua voce sembra quasi miracoloso. Ha una voce che può ricordare quella di Adele, note pop-soul e un suono catchy da festa, anche se i testi non sono affatto leggeri. La Dance Monkey a cui si riferisce durante il pezzo è anche se stessa, è l'artista preso come un animaletto ammaestrato che il pubblico ammira, adora, ma di cui allo stesso tempo è carnefice, perché vuole che balli e balli e che soddisfi le sue richieste. E quando non lo farà più, passerà al prossimo.

Il legame d'amicizia è il valore in cui Tones and I crede di più. Chi le sta intorno è anche fonte di ispirazione: il singolo di debutto ufficiale si intitola Johnny Run Away e parla della storia personale del suo migliore amico Kurt. Pubblicato a febbraio 2019 sulla piattaforma australiana Triple J (che la classifica come genere indie pop) e ufficialmente su tutti i canali a marzo. Il brano l'ha scritto a 16 anni quando Kurt le racconta il suo coming out con la famiglia. La canzone ripercorre la sua storia, specialmente col padre, che all'inizio (quando Kurt ha sette anni) gli consiglia di lasciar perdere i sentimenti che prova per un altro maschio. Tones and I restituisce l'incontrollabilità dei sentimenti e la perversione della società nell'imporre di reprimerli se si tratta di persone dello stesso sesso. Kurt ha poi ritrovato sintonia con la propria famiglia e, ogni tanto, calca i palchi assieme alla migliore amica.

Il 30 agosto è uscito l'EP di debutto di Tones and I, Kids Are Coming. Ne fanno parte Johhny Run Away, Dance Monkey e altri pezzi che vale la pena scoprire, tra cui la traccia che dà il nome all'EP. “No one wants to listen to the kids these days” è la prima frase di una canzone generazionale, in cui Tones and I si rivolge a chi ha una mentalità chiusa, chi crede che i ragazzi di oggi siano incollati agli smartphone, senza uno scopo nella vita o la voglia di combattere. I ragazzi di oggi, dice, non vogliono nemmeno rispondere a queste critiche perché sono impegnati a diventare qualcuno, a sistemare il casino che gli adulti hanno lasciato in eredità, tra armi e riscaldamento climatico. I kids stanno combattendo per la parità di genere, per i diritti LGBTQIA+, per sconfiggere il razzismo.

Tones and I è distruttiva (in modo positivo) per tantissime ragioni: la sua è un'idea di femminilità non stereotipata quando fa un live i calzettoni e cappellino; arriva in cima alle classifiche mondiali con testi non banali, lei stessa ha dichiarato: “Non scriverò mai canzoni che parlano dei miei capelli, del mio culo, di macchine (…) e di tutte quelle cose stupide”. È giovanissima e, nonostante questo, il suo successo non arriva dalla rete ma da un lavoro appassionato fatto di piccoli concerti per strada che lei, nonostante la fama, torna a fare ogni volta che può.

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