“Ho mollato tutto e me ne sono andata”. Sembrerebbe l’epilogo di una storia, la conclusione di un atto, le parole con cui l’attore si congeda dal suo pubblico poco prima che il tonfo di un tendone rosso monopolizzi la scena per sempre. Invece, è con queste battute stringate, dirette, determinate, che Mariela Garriga descrive l’inizio, il suo, poco meno di 10 anni fa, poco prima di salire su un volo Havana - Milano solo andata. Vent’anni trascorsi in una Cuba dolceamara e un sogno che aspettava di uscire da un cassetto a qualche fuso orario di distanza, modella, ballerina e aspirante attrice, figlia di una società che livellava le ambizioni, oggi come ieri, Mariela spera di trovare la sua La La Land in Italia. Qui inizia a lavorare ancora tra teatri e set fotografici, finché il suo volto, di quelli che ti fanno perdere le coordinate facilmente, compare sugli schermi nostrani. A partire da quelli “piccoli” di Rai 2 con il programma Stiamo tutti bene e continuare con quelli “grandi” dei lungometraggi come Matrimonio a Parigi di Claudio Risi, Colpi di Fortuna di Neri Parenti, Amici come noi di Enrico Lando… “Era arrivato il tempo di ripartire”, stavolta direzione New York. Complice l’ammissione alla scuola di recitazione New York Film Academy e un nuovo amore, presto sigillato da un “sì lo voglio”, Mariela Garriga arriva prima nella Grande Mela e poi nella Los Angeles dei casting frenetici. “Mi sono sentita un po’ Emma Stone in La La Land, speranzosa e impaurita alla guida di una Prius, la macchina che hanno tutti gli aspiranti attori perché la più low cost di tutte, mentre saltellavo da un provino all’altro…”. Così, con una gavetta “veloce, intensa, ma dritta al punto” e la partecipazione a produzioni tricolori e a stelle e strisce, Mariela è diventata la giovane protagonista del cinema contemporaneo tanto americano quanto italiano, da tenere d’occhio, molto, a partire da oggi. In sala con il film Gli uomini d’oro (01 Distribution) noir di Vincenzo Alfieri con Fabio De Luigi, Edoardo Leo e Giampaolo Morelli, un “progetto ambizioso, che racconta la verità, che vuole far risvegliare la mente di chi guarda…”.

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Chi sono gli uomini d’oro della tua vita?

Mio marito e mio fratello.

In tempi di #metoo non ci si aspetterebbe di trovare golden boy all’interno dell’industria cinematografica italiana e internazionale… Tu cosa ne pensi?

Sfortunatamente i fatti parlano da sé, e sono vicina a tutte le colleghe che hanno avuto esperienze poco felici con uomini che hanno cercato di approfittarsi della loro buonafede. Sarò sincera, nella mia carriera ci sono solo esempi positivi, di rispetto e affetto fra professionisti. Con tutti gli attori e registi con cui ho lavorato si è sempre creato un rapporto di amicizia dentro e fuori dai set.

Nel film interpreti una donna forte, lo sei anche nella vita?

Se me l’avessi chiesto un anno fa, ti avrei risposto di no. Negli ultimi 365 giorni, invece, ho imparato ad esserlo. Vuoi per una crescita professionale, vuoi per vicende personali, ho deciso di affrontare la mia vita sempre con un sorriso stampato sulle labbra.

Cosa succede in quell’intermezzo che sta fra la lettura del copione e il rec della cinepresa?

Ho una tecnica un po’ da secchiona, lo so, ma funziona. Preparo una vera e propria biografia del personaggio che andrò a interpretare, lo studio il più possibile creando le basi per una recitazione che non lascia spazio all’improvvisazione, agli “oddio, cosa sarebbe se…”.

Il tuo nome compare nei cast di produzioni sia americane che italiane, cosa NON dobbiamo proprio invidiare al mondo del cinema a stelle e strisce?

La creatività di sceneggiatori e registi. Molti di questi, però, purtroppo non hanno ancora avuto l’opportunità di mostrarla, non riescono ad avere voce nel nostro Paese. Opportunità che, invece, sono proprio il punto forte dell’industria cinematografica americana.

A proposito, prossimo film americano?

Il thriller psicologico di Henry Jacob Bloodline, in cui recito al fianco di Seann William Scott. Ero incredula quando mi hanno detto chi sarebbe stato il mio co-protagonista, ma la sorpresa e il “timore reverenziale” nel condividere con lui lo stesso set si sono sbriciolati non appena abbiamo iniziato a parlare. Ho scoperto che anche professionisti di quello spessore possono aver paura di sbagliare o di non azzeccare un personaggio.

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Ridere, piangere, spaventare, eccitare. Chi riesce a trasmetterti tutto questo sul grande schermo?

Christopher Nolan, Clint Eastwood, Meryl Streep, Margot Robbie e Marion Cotillard. In Italia, Valeria Golino, Pierfrancesco Favino e Giuseppe Tornatore. Ecco, lui è il mio regista-sogno nel cassetto.

Com’è l’Havana in cui sei cresciuta?

Se cresci all’Havana non hai percezione del mondo esterno, ti fai bastare quello che hai e non ti fai molte domande, non ti poni molte ambizioni, vivi in una società in cui le differenze tra le persone sono estremamente livellate. La mia infanzia, però, è stata molto felice, è in quel periodo che ho appreso i valori che mi fanno da pilastro tuttora. Un po’ meno felice sarà stato per mia madre, mamma single in pieno comunismo cubano… Non che la situazione sia tanto diversa da adesso, desidero un’altra Cuba per i miei fratelli che abitano ancora lì.

E il cinema contemporaneo? Ci sono esempi che raccontano questo argomento delicato?

Pochi e solo da poco tempo. In più, oltre all’abusato tema dell’emigrazione, ce ne sarebbero molti altri da trattare per denunciare un sistema che non ha a cuore il benessere della popolazione.