Frank Sinatra e Raffaella Carrà, la storia d'amore che qualcuno - please - dovrebbe confermare

Nel 1965 una giovanissima attrice italiana incontra l'artista più potente di Hollywood e nasce il gossip più misterioso della storia: fu liaison, o due di picche?

Non c’è stata storia d’amore (?) più misteriosa e insondabile di quella che ha incuriosito l’opinione pubblica negli anni 60. E che ogni tanto, torna a far drizzare le antenne ai romanticoni. È la storia d'amore fra Raffaella Carrà e Frank Sinatra. Una di quelle voci su cui tutti sono pronti a giurare “ma sì, dai ti pare che lui se la sia fatta scappare, e che lei non gli sia caduta ai piedi?”. Eppure… Proviamo a ripercorrere le tappe della vicenda, e di come sia nata. Nel 1965 una giovane attrice bruna, che tiene in mano una sigaretta per apparire più disinvolta, rilascia un’intervista in tv per raccontare la bella opportunità professionale che le è capitata di recente. Si chiama Raffaella Carrà, ha 22 anni, il caschetto di Vergottini è ancora lontano, e ha appena girato il film Il colonnello Von Ryan, diretto da Mark Robson. È la storia di un aviatore statunitense, Joseph Ryan, che nel 1943 viene fatto prigioniero dai fascisti dopo che il suo aereo è stato abbattuto. Sospettato dagli altri prigionieri di essere un collaboratore dei tedeschi (per questo viene sopranominato “Von”) Ryan riesce invece a organizzare il sequestro del treno che sta portando lui e gli altri nei campi di prigionia.



La scena madre di Raffaella Carrà, che interpreta Gabriella, l’amante di un comandante tedesco, si consuma proprio in questa parte della storia. Quando il treno è costretto a fermarsi alla stazione di Anagni, lei tenta la fuga, e Ryan/Sinatra, camuffato da nazista, è costretto a spararle per non mandare in fumo il piano. Durante l’intervista, Raffaella tiene gli occhi bassi mentre racconta le sue esperienze cinematografiche precedenti a Il colonnello Von Ryan, alternate fra particine con registi come Mario Bonnard, Mario Monicelli, Carlo Lizzani, e filmetti mitologici con i vari Maciste o Ercole contro personaggi dalle improbabili possibilità di incontro. Il giornalista fa una battuta, vista la fortuna che quel ruolo ha portato alla giovane Raffaella, definisce Frank Sinatra “lo zio d’America”. Lei si schermisce, fa una risatina un po’ imbarazzata, anche un po’ da sciocchina non perché lo sia, ma perché è quello il modo di fare che ai tempi ci si aspettava da una ragazza. “Se lo sapesse!”, commenta lei confusa, ma lasciando intendere che lo conosca abbastanza bene da sapere esattamente come avrebbe reagito, se fosse stato presente.

Nel resto dell’intervista, Raffaella racconta di aver conosciuto Frank Sinatra alla Stazione Tiburtina di Roma, all’inizio delle riprese del film. “Ero abbastanza emozionata”, dice la Raffa di allora, “perché per me non era un gran mito, avevo visto giusto un paio di suoi film. Però lo immaginavano come un re la cui parola valeva oro”. Poi, raggomitolata sul divano da cui rilasciava l’intervista, cominciava a gesticolare nervosamente con l’accendino mentre raccontava i difetti e i pregi di The Voice, e allo stesso tempo la sua capacità di divertirsi come un bambino mettendo dei petardi nei bagni degli amici e colleghi “facendo svegliare tutto l’albergo”. Oppure, di quella volta in cui, al compleanno di un suo amico fotografo, aveva fatto buttare il festeggiato nella torta. Poi Raffa raccontava ancora di come invece, in America, aveva visto Sinatra sempre circondato dai suoi segretari e dai giornalisti che gli chiedevano di concedere un’intervista: “nel suo ambiente è più nervoso”, spiegava Raffaella, che poi elogiava le “sue ville favolose che ha a destra e sinistra”. Ma quando il giornalista le chiede se le ha viste, queste ville, lei rispondeva di no, che lei era molto impegnata anche quando lui era in vacanza. “Comunque, è un amico”, concludeva, “se lui si affeziona a una persona le sta vicina in ogni momento, l’aiuta materialmente e spiritualmente”. Poi, sempre più imbarazzata, chiedeva di parlare d’altro. Ed è nata così la leggenda: Raffaella Carrà e Frank Sinatra hanno avuto una relazione?

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Un anno dopo questa intervista, nel 1966, Frank Sinatra sposò Mia Farrow. Tre anni dopo, anche Raffaella iniziava una lunga relazione sentimentale e lavorativa con Gianni Boncompagni. Ma molti sono ancora convinti che Sinatra avrebbe voluto sposare lei, e che la Farrow sia stata (eh sì) una seconda scelta. “Aveva voglia di sposarsi: ha sposato la mia vicina di casa Mia Farrow. Aveva voglia d'innamorarsi, io no”, dirà lei ospite de Il senso della vita, di Paolo Bonolis. Il conduttore provò a farla sbottonare, visto che alla comparsa della foto di Frank sullo schermo lei aveva esclamato “che sguardo aveva, però!”, e poi ha iniziato a tessere le lodi dei sui occhi blu “assassini”, visto l’entusiasmo con cui raccontava che durante le riprese successive a Cortina era stato “dolcissimo, meraviglioso, fantastico”. Sinatra le regalò una collana di perle con la chiusura in smeraldo. Un gesto da sciupafemmine consumato o il gesto di un uomo dalla cotta memorabile? “Io non lo volevo accettare”, dice lei a Bonolis, “perché mi sembrava un gesto per farmi sentire la pupa del capo, a me piaceva essere conquistata con altre cose”. Ma la produzione la raccomandò vivamente di accettare il dono, per mantenere amichevole il clima sul set. La sera, a Cortina, finite le riprese andavano a cena insieme, e lui si vestiva come se fossero in crociera. La cosa la divertiva molto, ma era infastidita dalla “corte” che si portava dietro, fatta di guardie del corpo, collaboratori e amici.


Quella ipotetica love story senza dettagli, fra il potente attore italoamericano dalla voce più bella del mondo, e la giovane artista esordiente italiana ha però intrigato molte generazioni. Un’idea che persiste da allora più che altro in Italia, mentre negli Stati Uniti è difficile trovare articoli con questo gossip e Raffaella non è presente nemmeno alla voce “Sinatra” nei siti americani che elencano le relazioni vere o “rumored” delle star con altre star. Uno dei collanti più forti e possibili che rendevano credibile l’idea, era la voce che, in privato, Sinatra mettesse da parte l’uomo americano e tirasse fuori quello italiano tradizionalista, possessivo e geloso con le donne a cui si legava. Raffaella, italianissima, abituata a quel tipo di cultura, poteva costituire una garanzia, per lui, la certezza che si sarebbe comportata “adeguatamente”. Poi c’erano le tante foto scattate sul set dove lui è galante, gli sguardi e la prossemica che condividono sono molto confidenziali. Insomma, abbastanza da far sognare i rotocalchi rosa. Poi, Raffaella è diventata una star internazionale (guai a chi la tocca, please) e se qualcuno stava alimentando la chiacchiera per sospingere meglio la sua carriera, poi non c’è stato più bisogno.

Però. Però nel 2016, durante una puntata di The Voice of Italy, dove i coach sono Dolcenera, Emis Killa, Max Pezzali e, appunto Raffaella Carrà, la questione viene tirata nuovamente in ballo dopo decenni. Raffa risponde che Sinatra, che guarda caso era soprannominato The Voice proprio come il titolo del programma, era “uno da una botta e via”. Eh? Poi però specifica che lo intendeva così professionalmente, ossia che girava la sua scena e poi se ne andava. Insomma, questa liaison, si è consumata, o no? Frank Sinatra è scomparso nel 1998 ed era forse l’unico in grado di raccontare la verità. Raffaella Carrà, da gran signora, non mette in piazza gli affari suoi più del dovuto e soprattutto, come si dice in inglese non è tipa da “kiss and tell”, ossia da raccontare le questioni sentimentali senza l’approvazione della controparte che, ormai non potrebbe più. Ma nel 2018, in un’intervista al Messaggero, si è lasciata un po’ indulgere nel ricordo. Ha raccontato che quando lo aveva conosciuto, lei ascoltava i Beatles e che del genere di musica che faceva Sinatra non si interessava molto, rievocando anche il soprannome che le aveva messo lui sul set “la signora Von Ryan”, quando il suo personaggio, nel film era legato sentimentalmente a un altro. E che il “signor Von Ryan” era lui. Solo la collana che lui le regalò, oggi potrebbe essere il vero parametro di valutazione di quanto Frank Sinatra avesse perso la testa per lei. Purtroppo, fu rubata a Raffaella in un grande albergo di Milano e mai più recuperata. Vuol dire che in fondo, quelle perle che le aveva regalato The Voice le piacevano molto e le portava. Come un bel ricordo.

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