Chi diventerà il più ricco del mondo (sfacciatamente ricco) nel 2020?

Sembra una previsione difficile da fare: i mercati fluttuano e gli scenari sono immersi nella nebbia, ma la matematica non è un'opinione e i giovani prendono la rincorsa.

Stack of US Dollar banknotes, close-up
Siri StaffordGetty Images

Fare i miliardari non è più un posto fisso. Sembra un’affermazione bizzarra ma è supportata dalle cifre che ogni anno raccolgono scrupolosamente le testate di finanza. Forbes ne è la Bibbia e secondo quello che riportava nel marzo del 2019, il numero di super ricchi si stava riducendo sotto i colpi delle forze economiche e dei mercati azionari deboli. L’anno passato iniziava quindi con 2.153 miliardari sulla faccia della terra, 55 in meno dell’anno prima, il famoso 1% che detiene una ricchezza (8,7 trilioni di dollari) maggiore del 99% del resto della popolazione terrestre sommata. Inoltre, il 46% di questi era diventato più “povero” (va beh, relativamente). Oggi si possono tirare le somme con qualche previsione del 2020? Chi saranno gli emergenti del nuovo decennio? Alcuni nomi sono già cautamente alle griglie di partenza e i commentatori ci scommettono su. Ma quello che è già evidente, forse, è il modo in cui essere ricchi sta cambiando radicalmente, così come sta mutando tutto il resto velocemente, anche se questo sarà visibile solo guardandosi indietro, a periodo finito.

Nel 2020, in quale caso ci si potrà considerare “ricchi”? Nel primo episodio di Austin Power, uscito al cinema nel 1997, il Dr Male, ibernato nel '67, rimaneva di stucco quando chiedeva solennemente un riscatto di un milione di dollari e si sentiva rispondere che, okay, si poteva fare, la cifra era ragionevole. Oggi, secondo i parametri bancari internazionali (con le dovute differenze di reddito e costo della vita per ogni Stato) un individuo con 100mila dollari sul conto è un affluent, mentre viene considerato in media un individuo high net worth (HNWI) chi dispone sul conto di un milione di dollari, o equivalente. All’inizio del 2019, le persone classificate con questa sigla erano poco più di 14 milioni. Per un italiano è una bella somma. Per Jeff Bezos (Mr. Amazon da 110 miliardi di patrimonio, attualmente l’uomo più ricco del mondo), trovarsi domani mattina con un solo milione di dollari sulll’estratto conto sarebbe una tragedia. Bezos non fa parte nemmeno della categoria successiva, gli ultra-high-net-worth (UHNWI), che sono quelli con almeno 30 milioni di dollari a disposizione. Bezos è infatti catalogato dalle banche semplicemente come billionaire. Ossia qualcuno con almeno un miliardo di liquidi.

Jeff Bezos, 56 anni, Amministratore delegato di Amazon.com
MARK RALSTONGetty Images

Se ci può consolare, secondo un sondaggio americano di cui sono usciti gli esiti nei primi giorni di gennaio, la frazione nell'1% di individui più ricchi del mondo che ha la cittadinanza negli Usa non si sente “necessariamente felice”. Anzi, il 3% ha dichiarato di essere infelice, anche se tutto quel denaro li ha convinti che il concetto di sogno americano è reale e ancora valido. Il sondaggio infatti fa una distinzione precisa fra “felicità” e “soddisfazione per i risultati ottenuti”. Forse è uno dei motivi per cui Bill Gates, che è il secondo uomo più ricco dopo Bezos, ha dichiarato che dal 2020 i super ricchi come lui dovrebbero pagare molte più tasse, probabilmente per alleggerirsi dal quell’inevitabile senso di colpa da cui sono accompagnati costantemente o solo un paio di volte nella vita. Specialmente leggendo sondaggi come quello (freschissimo) del Pew Research Center secondo cui sette americani su dieci cittadini con reddito normale o basso sono convinti che l'economia degli Stati Uniti sia "truccata" a beneficio degli interessi dei ricchi e potenti. Una lamentela che i candidati alle presidenziali si stanno contendendo per farne il cavallo di battaglia nella campagna elettorale.

Bill Gates, 64 anni, imprenditore e fondatore di Microsoft Corporation
NurPhotoGetty Images

La vera novità del 2020, su cui ha indagato anche The Atlantic, è che la gente si è stufata di elargire i like alle fortune altrui. Secondo la storica testata americana, i social hanno concesso al popolo di spiare dal buco della serratura la vita quotidiana dei ricchi, ma ora quel popolo non ne può più. Atlantic cita le immagini dell’evento di raccolta fondi per il giovane (classe 1982) candidato democrats alle primarie presidenziali, Pete Buttigieg, che si è tenuta a fine anno in una lussuosa vineria sotterranea nella Napa Valley, in California, e che sembrava il set della serie tv Succession della HBO ambientata in una cerchia di magnati, con tanto di enorme lampadario in cristalli che pendeva dal soffitto. Il giovanotto ha preso una lavata di capo dalla senatrice Elizabeth Warren (del 1949) che ha tuonato: "Non dovremmo mai scegliere il prossimo presidente degli Stati Uniti fra i miliardari!". Touché. Ma Warren ha ragione: tutti quegli eventi di gala politici e charity filantropici per raccogliere fondi, spesso a favore di categorie alle quali non sarebbe mai permesso di entrare all’evento, cominciano a irritare la gente comune che, con il crescere della disponibilità di informazione e l’aumento della capacità di analisi (strano ma vero) cominciano a prenderli per quello che sono: pretesti per coltivare le relazioni in cui il denaro cambia di mano. Sempre fra le stesse.

Pete Buttigieg, 37 anni, sindaco della città di South Bend e candidato alle primarie presidenziali americane
Joe RaedleGetty Images

L’altra novità del 2020 è il probabile proseguimento di un trend che ribalta le carte in tavola. Secondo il Global Wealth Report 2019 del Credit Suisse Group, per la prima volta nella storia la Cina ha superato gli Stati Uniti come numero di persone nella distribuzione patrimoniale del pianeta. In soldoni, la Cina vanta ora un totale di 99,9 milioni di persone che fanno parte della cerchia del 10% più ricco del mondo, mentre gli Stati Uniti hanno 98,8 milioni di persone nella stessa categoria. Ops. Che la Cina si stesse popolando di super ricchi non è una sorpresa, ma che potesse superare gli States, un po’ lo è. Come lo è il dato secondo cui i nouveaux riches dell’estremo Oriente, in generale, hanno amato molto un film come Parasite, che invece attacca proprio la loro classe sociale. Una sorpresa è invece il dato di Forbes secondo cui le persone più ricche del Sudafrica sono diventate ancora più ricche nel 2019, non allo stesso ritmo delle loro controparti globali ma con una buona rincorsa che nel 2020 promette bene. Nomi come Nicky Oppenheimer, Johann Rupert e Michiel le Roux sono però noti da anni, per ora da quelle parti non ci sono enfant prodige.

Johann Rupert, 69 anni, imprenditore
Jan KrugerGetty Images

Un’enfant prodige è invece considerata Magdalena Kala, 29 anni, che al momento guida gli investimenti nel settore dei consumi di Bain Capital, il gigante dell’investimento privato da 105 miliardi di dollari di fatturato. Kala, che ne è la vicepresidente, arriva da un villaggio agricolo polacco dopo aver vinto una borsa di studio per frequentare la Mercersburg Academy della Pennsylvania. Dopo, ha superato il test per Harvard. Alla Bain Capital gestisce affari da miliardi di dollari (con interlocutori come Unilever e Richard Branson) ma trova il tempo per scrivere una popolare newsletter, Retales, sul comportamento dei consumatori. Secondo alcuni osservatori, l’ambizione e la preparazione la porteranno nella top ten dei super miliardari. Un altro nome su cui molti si sentono di puntare ancora, non fosse altro perché i competitors hanno abbassato la guardia sottovalutandolo, è Pierre Morad Omidyar, il creatore di eBay. Iraniano con la cittadinanza statunitense, sembra avere qualcosa che bolle in pentola. Altri nomi in arrivo? Sembra che l'ondata di giovani rampanti a cavallo tra vecchio e nuovo millennio, che hanno prodotto fenomeni come Mark Zuckerberg, Elon Musk, Jack Dorsey (e Jeff Bezos stesso) si sia calmata. Ma considerate tutte le premesse fatte, quanto tarderanno a spuntare i loro affamati (e affamate) competitors?

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