Chi era il sultano dell’Oman, Qabusbin Said al Said

Il sultano raccontato da un cittadino omanita.

OMAN-US-DIPLOMACY
ANDREW CABALLERO-REYNOLDSGetty Images

È vero che la storia si ricorda dei re e non dei soldati, ma a volte un sovrano merita davvero di essere ricordato per ciò che di buono ha saputo fare per la sua gente. Il sultano dell'Oman Qabusbin Said al Said, classe 1940, si è spento, e un intero paese lo piange come farebbe, forse, solo per un vero padre. Per questo dispiace leggere di giornali che ne parlano soprattutto per le stravaganze (ovvie per un re che appartiene a questa cultura) per le auto di lusso dal cruscotto tempestato di diamanti o le tips faraoniche. Qabusbin Said al Said da 40 anni sedeva sul trono di Muscat, quello che aveva tolto – senza l’uso della forza – al padre, sovrano piuttosto retrogrado e conservatore. Due le caratteristiche che hanno fatto di lui un sultano di altro stampo: il progetto di creare un paese pensato per la sua gente e "l’amore incondizionato" per la pace in un’area di grande tensione.

Quabus trovò un paese completamente arretrato, popolato da tribù beduine. Le sue riforme hanno però consentito all’Oman – in un periodo di tempo piuttosto limitato - di diventare uno stato sviluppato dove tutti avessero accesso all’istruzione, dove la sanità fosse degna di questo nome e la sicurezza garantita. E non solo per gli omaniti. Oltre il 60% della popolazione è composta da stranieri in cerca di un futuro, di un luogo dove si ambisce a vivere tranquillamente. A scuola le maestre insegnano ai bambini a chiamarlo baba Kabus (papà Kabus): un monarca assoluto che ha cercato di ascoltare la sua gente (non è raro che parlasse con persone comuni per comprenderle meglio), che ha lentamente concesso poteri alle istituzioni, perché aveva capito che questo era il modo giusto per farlo. Aveva però vietato di parlare di lui in pubblico, forse per evitare le chiacchiere sulla sua vita privata, di un uomo (arabo) che non aveva avuto figli (un breve matrimonio alle spalle con una parente) e un amore smodato per la musica classica (L‘Opera di Muscat fu una sua idea per abituare la gente alla cultura). In questo momento milioni di persone piangono sinceramente un uomo a cui devono molto, una persona che ha garantito loro un’esistenza dignitosa.

***Scritto da Waddah Al Magrebi, cittadino omanita.

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