Hip-hop, filosofia e camere in disordine, l'incipit del futuro del rap in Italia è Rea

"Pop o rap, non è importante l'etichetta ma la legge per cui senti veramente ciò che canti".

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instagram.com/rea_sdm

"Le mie intenzioni ai piedi della scrivania tra carta e pantaloni / Allungo un po' lo sguardo miriadi di aquiloni / Coi buchi pieni al centro sono toppe da aviatori" Rea, apre la porta della sua Camera in disordine, dove pensa, immagina, scrive su fogli che poi appallottola e lancia per terra. Poi rappa, controlla che il flow si amalgami bene alle parole, si perde nel suo lavoro e le pareti della stanza si fanno fantasia pura. Questa è Rea Sara De Michele, in Rea Scienza, il suo primo album, pubblicato nel 2018 su Sound Cloud. Un anno dopo, dicembre 2019, esce il suo primo brano su tutte le piattaforme digitali, Chimera, con la produzione di Dj Myke (che ha collaborato, tra gli altri, con Rancore, Fabri Fibra, i Sottotono). In un anno di gavetta Rea ha fatto passi avanti, tra festival, l'apertura del live dei Cor Veleno del 25 aprile a Torino, il lavoro continuo con il produttore Davide Grotta, di cui si raccoglieranno i frutti in questo 2020. Ma come mai, tra tutti gli emergenti, vale la pena tenere un occhio ben puntato su Rea?

C'è un piacere tutto particolare nell'ascoltare una ragazza di vent'anni che racconta di maieutica e maschere, draghi e sirene, Atlantide e Pandora, Nice e filosofia, su basi che ricordano l'hip-hop italiano più old school. "Sul boom-bap classico mastico un rimario icastico" dice in Il gatto di Schrödinger e, a quel rimario, aggiunge un groove tutto fatto da bum-cha, scratch, e parole come chico, che richiamano subito gli anni Novanta dei Sangue Misto.

Nata nel 2000 nelle Marche, arriva poi a Torino per continuare gli studi, da un paio di anni a questa parte. Ad appassionarla sono filosofia e poesia ed entrambe permeano il suo modo di fare rap. Così come i suoi tanti miti musicali: da Gabriella Ferri a Kendrik Lamar, passando per la sublime Björk, a cui riserva una vera e propria venerazione. "Pop o rap, non è importante l'etichetta ma la legge per cui senti veramente ciò che canti” scrive sul suo profilo Instagram Rea. Il suo lavoro infatti non è solo rap, è "incarnazione delle anime dei miti” come dice in Talamo d'amore.

Rea, Apertura Cor Veleno
Courtesy Photo

Con l'ultimo singolo Chimera, grazie anche alla produzione di Dj Myke, la base fa un passo in più verso il rap moderno mentre i temi rimangono. La Chimera è "la tua cosa inafferrabile", un essere mitologico. Così si snoda il pezzo, tra sensazioni profonde e metafore tratte dall'epica: "Mi sembra impossibile voglio restare / Ma i sogni son tali perché c'è una fine / Taglia la testa sire / Squarcia le fauci a questa chimera”. Da miti e filosofia, Rea prende per analizzare la realtà, nei brani sfoga quella che è la sua percezione del mondo e di ciò che vive. Parla, attraverso metafore arzigogolate e barre in cui sembra non prendere mai il respiro, di sé e della rappresentazione di sé stessa. In Chimera canta: “I sé che mi fanno saranno colonna crepata di un tempio dismesso". Rea spesso descrive la personalità come una maschera, che sia girata al contrario o scolpita nella pietra sul proprio volto. "La mia maschera è un casino / Le mie ombre fanno forme che di forme sono un paio / Se girassi la mia maschera, sarei la me al contrario" dice in Non plus ultra.

Attraverso la sua musica Rea esprime concetti complessi o delicati, come la libertà nelle questioni di genere, e li spiega all'ascoltatore nel modo che le è più congeniale, attraverso il mito. In Talamo d'amore rappa: “Ora scrivo una poesia si chiamerà Saffo così metto una pietra sulla mia sessualità / Io amo sia Faone sia Attide ed un passo divide me e l'abisso dall'immortalità". Il suo immaginario tra l'onirico e il romanzesco "La notte i boccaporti arenati da sospiri / Sirene, capodogli /Occhi bianchi di deliri" invadono ogni traccia di Rea Scienza, quell'album d'esordio che in copertina ha la Venere di Willendorf, simbolo della forza creatrice femminile. Questo è un tema implicito ad ogni pezzo: Rea crede che l'onda del rap fatto da donne, in Italia, possa solo crescere e farsi più potente "Sperando che di me resti l'immagine nel vento".

Rea, Contest SullaKosta Festival
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