C'era una volta una parigina, blasonata, che ha contribuito alla nascita della leggenda dello stile delle parigine. Si chiamava Marguerite Séverine Philippine Decazes de Glücksberg ma passerà alla storia come Daisy Fellowes, nata alla fine del 1800 e icona di charme per tutta la prima metà del secolo scorso. Quella che oggi si chiamerebbe una socialite ma con qualcosa, sinceramente, di più interessante nella biografia nel bene e nel male. Già la sua nascita, il 29 aprile 1890, è da romanzo di Stendhal. Suo padre era il 26enne Jean Élie Octave Louis Sévère Amanieu Decazes, più semplicemente noto come Jean duca di Decazes, esponente dello Yacht Club de France e atleta in gara alle Olimpiadi di Parigi del 1900, in cui vinse una medaglia d’argento come velista a bordo del Quand Même. Sua madre, Isabelle-Blanche Singer che alla nascita di Daisy aveva 21 anni, era invece la figlia dell’americano Isaac Merrit Singer il quale, dopo essere scappato di casa a 12 anni per unirsi a una compagnia teatrale e fare l’attore, divenne un inventore e creò la macchina da cucire a pedali, fondando nel 1851 la famosa Singer Sewing Machine Company, ancora oggi il più rinomato brand di macchine da cucire del mondo.

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Sembra tutto meraviglioso. Invece, a quei tempi in cui la depressione post partum era crudelmente trascurata, se non colpevolizzata dalla società, la giovane mamma di Daisy si suicida quando lei è ancora una bambina, probabilmente vittima di quel male. Lei e i suoi fratelli vengono allevati dalla zia materna Winnaretta Singer, 20esima figlia dell’inventore della macchina da cucire, sposata col principe Louis de Scey-Montbéliard. Anche Winnaretta è un personaggio da romanzo. Giovanissima, aveva avuto il coraggio di dichiarare pubblicamente la sua omosessualità e aveva accettato di sposarsi unicamente per acquisire il titolo nobiliare e accedere all’alta società di Parigi. La famiglia Singer era ricca ma non certo blasonata. La prima notte di nozze Winnaretta era salita sopra un armadio nella camera da letto e armata di un ombrello aveva intimato allo sposo “se ti avvicini ti ammazzo”. Il matrimonio non fu mai consumato e nel 1892 il principe ne chiese l’annullamento alla Sacra Rota. Una donna finita? Macché: un anno dopo la zia di Daisy aveva già trovato l’uomo della sua vita, un altro principe: Edmond Melchior Jean Marie de Polignac, 30 anni più grande di lei, omosessuale e appassionato di musica anche lui, con cui formò un connubio funzionante, anche se costellato da litigi che hanno fatto storia.

Con i nipoti orfani di madre in casa, Winnaretta Singer soddisfò anche la voglia di essere madre. Ma i bambini crebbero in una situazione un po’ stravagante per l’epoca, assistendo a scene in cui il principe di Polignac, durante i litigi con la loro zia, le urlava contro: “vieni qui e battiti da vero uomo!”. Purtroppo, dopo solo otto anni il principe Edmond morì lasciando a Winnaretta il titolo di principessa. Ma anche la libertà di avere storie d’amore con molte donne della città, tanto che venne soprannominata La principessa delle lesbiche di Parigi.

Quando Daisy si sposa per la prima volta ha 19 anni. È una duchessina, per cui l’unico modo per salire ancora nell’ascensore sociale è quello di sposare anche lei un principe. Il “fortunato” si chiama Jean Amédée Marie Anatole de Broglie, di 24 anni. La coppia prende residenza a Compton Beauchamp House, nell’Oxfordshire, ma dopo essere cresciuta con la zia Winnaretta, Daisy ha imparato a non piegarsi più del necessario alle convenzioni e non ha nessuna intenzione di essere fedele al marito. Forse ha le sue buone ragioni: si maligna in giro che lui sia segretamente omosessuale e che non si presti abbastanza ai doveri coniugali, per cui lei deve saziare i suoi desideri sessuale altrove. La coppia avrà comunque tre figlie: Emmeline (1911), Isabelle (1912) e Jacqueline (1918). Quaranta giorni dopo la nascita dell’ultima figlia il principe de Broglie, che prestava servizio con l'esercito francese in Algeria, muore a Mascara per un'influenza incurabile. Ma nell’aristocrazia europea circola anche stavolta una voce diversa: che si sia suicidato perché non sopportava più di nascondere la sua omosessualità.

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Daisy si ritrova con tre figlie a cui non è particolarmente affezionata. Una volta, mentre passeggia in un parco con amiche dell’alta società, incrocia una tata con tre bambine molto ben vestite e intuisce che appartengano a un’ottima famiglia. Ne rimane colpita e si avvicina alla donna per chiedere di chi sono figlie: “sono le vostre, madame...”, le risponde imbarazzata la babysitter. Della maggiore, Emmeline, Daisy dice che somiglia al marito morto, “ma molto più mascolina”. Della seconda, Isabelle, dice che è quella che le somiglia di più, “ma non ha fegato”. Della terza, Jacqueline, dice chiaramente che è tutto ciò che le rimane di “un uomo orribile chiamato Lischmann". Daisy ha 27 anni e da vedova è diventata una donna più elegante e volitiva. Mangia praticamente solo fagiano, ma per mangiarne poco fa uso di droghe, la moda del tempo: la morfina, o la cocaina di cui i soldati della Prima Guerra Mondiale, ai quali veniva somministrata prima degli scontri al fronte, sono tornati dipendenti. Daisy fa anche ricorso alla neonata chirurgia estetica, che era in fase sperimentale dopo i disastri che la guerra ha prodotto sui volti dei soldati. La decisione fu presa dopo aver commissionato un ritratto che la fece inorridire perché, a suo giudizio, aveva un naso troppo grande. Si sottopose all’intervento senza anestesia, che al tempo era troppo pericolosa, e da convalescente gettò tutti i suoi abiti per rifare il guardaroba nuovo.

Daisy beve anche molti cocktail. Il marito non le manca, gioca a sedurre personaggi famosi e della nobiltà come Duff Cooper, ambasciatore britannico in Francia. La chiamano “la sfasciafamiglie”. Ma si è fissata con un uomo che non riesce proprio a conquistare da 10 anni: Winston Churchill. Churchill è sin da giovane un esponente della politica britannica e quando si trova nei suoi paraggi, Daisy fiuta l’odore del potere e della fama futura. Ma è sposato con Lady Clementine Hozier. Jock Colville, segretario del futuro primo ministro, racconterà in un memoriale che lady Clemetine si lamentava di come Daisy avesse cercato sfacciatamente di sedurre suo marito già poco dopo le nozze. Si dice che nel 1919, al Ritz Hotel di Parigi, Daisy si sia fatta trovare in camera di Winston già nel letto, ma che lui l’abbia gentilmente accompagnata alla porta. Rimarrà l’unico fallimento sentimentale della principessa, qualcosa come il leggendario due di picche che Antonio Banderas assestò a Madonna negli anni 90. Di Daisy Fellowes, oggi, si direbbe che non le mancava la resilienza. Appena ripresa dallo smacco si sposò per la seconda volta. Stavolta si tratta dell'On. Reginald Ailwyn Fellowes, figlio di William Fellowes, secondo barone di Ramsey. Era un banchiere e, guarda il caso, cugino di Winston Churchill.

Marguerite Séverine Philippine Decazes de Glücksbierg diventa quindi Daisy Fellowes, ed è con questo nome che passa alla storia come reginetta dell’alta società di Mayfair. Con il secondo marito, nel 1921, ha un’altra figlia, Rosemond. Intanto il buon gusto di Daisy e il suo talento nel cogliere le tendenze si sono affinati e fanno di lei un personaggio leggendario. Molte riviste negli anni 20 e 30 la definiscono, sotto le foto delle sue apparizioni mondane, "la donna più elegante del mondo". Nel 1933 Harper’s Bazaar Us le chiede di lavorare come corrispondente da Parigi: lo farà per due anni. Il suo senso dello stile è così prepotente, le sue mise così di tendenza da ispirare Coco Chanel ed Elsa Schiaparelli. Quest'ultima “inventò” il famoso colore rosa shocking per lei, che era indubbiamente un personaggio scioccante e le chiederà di essere la prima a indossare lo Shoe Hat, il cappello a forma di scarpa disegnato da Salvador Dali nel 1937. Nel guardaroba di madame Fellowes ci sono abiti perfettamente uguali fra loro tranne per il colore, perché se le capita un modello che le piace lo ordina in tutte le tinte disponibili. Ricambia la devozione di Coco Chanel indossandone i capi più semplici e aerodinamici abbinati a gioielli vistosi e spesso di gusto etnico. I gioielli sono la sua passione più grande, li compra soprattutto da Suzanne Belperron, Van Cleef e Arpels e dai fratelli Cartier, li indossa anche in spiaggia sui costumi da bagno e diventerà una delle più grandi collezioniste della storia. Alcuni dei pezzi più famosi - come il collier Tuttifrutti di Cartier, o una spilla di perle e cristallo - ogni tanto spuntano nei cataloghi di mostre, o nelle aste di Sotheby’s.

Anche se non è stato il migliore dei suoi talenti, Fellowes ha scritto anche diversi romanzi e un poema epico. Memorabili solo Les dimanches de la comtesse de Narbonne e Cats nell'Isola di Man. Intanto la sua relazione con Duff Cooper, i cui incontri vengono preceduti da languide fumate d’oppio, durerà 17 anni sotto gli occhi indifferenti della moglie intellettuale di lui, Lady Diana Cooper, che con Daisy gareggia in eleganza nei salotti londinesi e parigini e che definiva la rivale: “il simbolo della depravazione della moda”. Intanto scoppia la Seconda Guerra Mondiale e le prime tre figlie della principessa sono tutte sposate e portano avanti la tradizione delle donne avventuriere di famiglia. Emmeline si è sposata con Marie Alexandre William Alvar de Biaudos, Conte de Castéja, ma viene accusata di collaborazione durante la guerra e trascorse cinque mesi in prigione in Francia. Isabelle ha sposato Olivier Charles Humbert Marie, Marchese de La Moussaye ed è diventata una scrittrice. Jacqueline ha sposato Alfred Ignaz Maria Kraus, manager della Siemens. Lei entrerà a far parte della Resistenza francese e il marito, che invece è una spia dei tedeschi, si caccia nei guai per proteggerla. A Jacqueline Kraus fu rasata la testa in pubblico per disonorarla.

Nonostante tutti i successi, Daisy Fellowes non smetterà mai di tentare la scalata verso i piani sempre più alti della società inglese, come se si sentisse inadeguata. David Herbert, figlio del Conte di Pembroke racconterà di quanto, fra gli assalti a Churchill e le seconde nozze, abbia provato a sedurre il suo padre ingenuo per farsi sposare e diventare una contessa inglese. C’era quasi riuscita ma il conte ruppe la promessa di matrimonio e il fratello di Daisy lo sfidò persino a duello (che non si è mai tenuto). Ad ogni modo, il secondo marito, Fellowes, sembrava non crucciarsi, del comportamento sessualmente disinvolto della moglie, anzi, pareva esserne quasi contento. Ma non è certo casto. Una volta, Daisy, mentre era a Monte Carlo in compagnia di un dei suoi amanti, Fred Cripps Lord di Parmoor, sbirciò attraverso il vetro della finestra di un bordello e riconobbe nell’uomo impegnato con una prostituta proprio suo marito. In seguito, glielo racconterà divertita. Il matrimonio funzionerà proprio in base a questo sodalizio anticonformista. Lei dichiarerà in più occasione che la conquista le procura un brivido troppo piacevole per rinunciarci, “è come assaggiare l’assenzio per la prima volta”.

Nel 1953 Daisy rimane vedova del marito 63enne. Va a Parigi e prende residenza all’Hotel Particulier, al 69 di Rue de Lille, si unisce ai movimenti intellettuali e frequenta lo scrittore Jean Cocteau e il fondatore della compagnia dei Balletti Russi Sergei Diaghilev. Secondo un aneddoto Daisy, all’ètoile della compagnia che prima di uno spettacolo aveva un forte mal di testa, fece tirare una striscia di polvere bianca “che fa miracoli". La cocaina diventò “la delizia” che Daisy portava a tutte le feste, lei stessa iniziò molti intellettuali e artisti al suo uso. Quando diventarono di moda le Benzedrine, si adattò anche a queste, sciogliendole nei drink per animare le feste che dava sullo yacht Sister Anne. A bordo succedeva di tutto: "Daisy è stata impossibile”, raccontava il fotografo Cecil Beaton autore delle sue foto più iconiche, dopo una di queste minicrociere: “Prende di mira una persona e la fa maltrattare da tutti gli altri fino a quando non è il momento di passare a un’altra. È viziata, capricciosa e cattiva”. Da quelle feste ci passano anche Edward, allora principe di Galles, e Wallis Simpson, quando ancora nessuno sapeva della loro storia che lo porterà ad abdicare poco dopo essere salito al trono. Daisy sapeva già le sue intenzioni e mantenne il segreto. Con una biografia così intricata, con la sua presenza in ogni fenomeno storico che si è verificato nell’arco di tutta la sua vita, di Daisy Fellowes si parlava solo del suo stile. Tutto il resto passava in secondo piano. Il suo ultimo momento arrivò il 13 dicembre del 1962, nella residenza che aveva preso a Parigi, dove si è spenta a 72 anni dopo qualche tentativo di suicidio, in una sorta di malinconica emulazione della madre persa a sei anni, e alla quale invecchiando pensava spesso. Di lei, Diana Vreeland disse: “Ha l'eleganza dei dannati. Quando si parla di lei si parla di due occhi straordinari, la rotondità delle sue guance, la vitalità e il bagliore del viso... quella faccia!". Karl Lagerfeld invece la definirà “la donna più chic su cui abbia mai posato gli occhi”. Solo dopo la sua morte si saprà che di quel lavoro da giornalista di Harper’s Bazaar non tenne nemmeno un centesimo. Donò tutto a un orfanotrofio di Parigi. Lo stesso a cui, con le figlie eredi della Singer e principesse che non ne avevano bisogno, lasciò quasi tutta la sua eredità.