In questa foto c'è il ritratto dell'Oscar 2020 alla migliore colonna sonora?

Hildur Guðnadóttir ha 37 anni, una collezione di violoncelli, una concerto di amici stellari e una nomination agli Oscar 2020. Che, probabilmente, vincerà.

EE British Academy Film Awards 2020 - After Party - London
Matt Crossick - PA ImagesGetty Images

"È stato un bell’anno" ha detto sorridente e con un po’ di timidezza Hildur Guðnadóttir sul parco dei Golden Globes qualche settimana fa. Ora è febbraio e la lista dei premi e dei record associati al suo nome continua a crescere: Emmy, Grammy, Satellite, Critics Choice, fino al più recente Bafta. È la nona donna nella storia degli Oscar a essere nominata nella categoria Migliore Colonna Sonora. Qualcuno potrebbe malignare e insinuare che sia un colpo di fortuna, come l’Oscar a Gwyneth Paltrow una decade fa, prima che Gwyn si riciclasse come life guru e fondasse Goop, senza rinunciare alle comparsate nei film Marvel dei quali ammette candidamente di non ricordarsi. No, in questa Award Season Hildur Guðnadóttir sta ricevendo lodi per due progetti diversi. I primi premi sono arrivati per le musiche della mini-serie Chernobyl, realizzata senza strumenti, ricombinando suoni e rumori registrati in Lituania. Gli altri, ancora più prestigiosi, sono per la colonna sonora di Joker, cupa e bella in egual misura, tutta basata su giri di violoncello dissonanti e tormentati. È curioso che Joker, film polarizzante e dibattuto sin dalla vincita del Festival del Cinema di Venezia (abbaglio della critica del festival o ponte tra il cinema autoriale e i blockbuster mainstream?), infili un paio di scene onestamente poetiche quando a Joker/Arthur/Joaquin Phoenix, qui pericolosamente bravo, è stato lasciato spazio per improvvisare una danza inquietante sulle musiche già registrate di Hildur Guðnadóttir. Se avessero seguito la prassi, ovvero registrato la colonna sonora in post produzione, non avremmo nemmeno quelle scene a migliorare il film.

Gli altri candidati che la compositrice continua a battere sono ben noti e il livello è altissimo. C'è il francese Alexandre Desplat, che per Piccole Donne è riuscito a comporre musiche moderne ma allo stesso tempo non anacronistiche, con un risultato esuberante tanto quanto l'adattamento della regista Greta Gerwig. I cugini Newman duellano tra loro con due film diversissimi: Thomas Newman è riuscito ad animare i freddi tecnicismi di 1917, mentre Randy ci ha scaldato i cuori con una colonna sonora così romantica da convincerci che nel divorzio tra Adam Driver e Scarlett Johansson in Marriage Story fosse ancora vivo il ricordo di un amore che fu. Infine c'è John Williams, alla candidatura numero 52 (cinquantadue!) per l'ultimo Guerre Stellari, la cui musica è forse l'unico elemento fedele alla saga che non è stato fagocitato dalla macchina Disney-JJ Abrams.

A pensarci bene è forse destino che a scombussolare l'assonnata comunità di compositori di Hollywood sia una donna under 40 cresciuta nella iper progressista Islanda. Dopotutto è nata in una famiglia di musicisti (padre clarinettista, madre cantante d'opera) nel 1982, quando il governo islandese aveva già eletto il primo presidente donna al mondo da un paio d'anni. Ha avuto la sua prima esperienza di lavoro da bambina in un ristorante a tema vichingo mentre nella piccola società islandese proseguiva con successo il dialogo sulla gender equality. A 15 anni ha iniziato a suonare con un gruppo di amici che in futuro diventeranno i Múm, lo stesso anno in cui Björk, un'altra donna, pubblica il suo terzo album da solista intitolato Homogenic e grazie a MTV tutto il mondo scopre la musica elettronica islandese. Seguono poi anni di studio accademico e sperimentazione, una nuova vita a Berlino dal 2003, un figlio. La gavetta lentamente ha portato i suoi frutti, con collaborazioni con Ryuichi Sakamoto e Alva Noto (The Revenant) e una partnership con il connazionale Jóhann Jóhannsson (insieme hanno lavorato su tre capolavori di Denis Villeneuve: Prisoners, Sicario, Arrival). Ora, grazie a Joker, tutte le luci sono puntate solo su di lei.

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Il dibattito sul film prosegue online, incoraggiato da bro e gamer attaccabrighe che passano il tempo a difendere aggressivamente il film da qualunque critica. Nel frattempo Hildur Guðnadóttir e Joaquin Phoenix, intervista dopo intervista, ringraziamento dopo ringraziamento, sono diventati dei convinti attivisti, quasi a volersi distanziare dal nichilismo ambiguamente celebrato nel film Joker e dai suoi fan più accaniti. Joaquin da parte sua non perde occasione per richiamare l’attenzione sul razzismo ancora imperante in certi circoli di Hollywood, Hildur invece bypassa il discorso sulla diversity e va subito al sodo, elencando i nomi delle colleghe che meritano più visibilità. Chissà quando i bro faranno 1+1 come reagiranno.

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