La storia di Isabel dos Santos, la donna più ricca d'Africa (con un finale da investigare)

Con oltre due miliardi di dollari di patrimonio e il soprannome "principessa" ha detenuto per qualche anno il record di ricchezza del suo continente, ma ora la fortuna le ha voltato le spalle?

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Daniele VenturelliGetty Images

Non serve il sangue blu per essere chiamata “principessa”, se tuo padre è stato il capo della tua nazione per 38 anni. “Principessa” è infatti il soprannome di Isabel dos Santos, figlia di Jose Eduardo dos Santos, presidente dell’Angola dal 1979 al 2017. Un fenomeno che in Africa si manifesta spesso, quello dei presidenti che stanno al potere come monarchi, che crea sentimenti contrastanti nella popolazione, come succede nelle vere royal family. Al matrimonio di Isabel dos Santos, nella capitale Luanda, nel 2003, c’erano giornalisti da tutto il mondo e 100 ospiti selezionati, tutto sommato non troppi anche se la cerimonia è comunque costata 4 milioni di dollari, una delle più sfarzose nella storia del paese. Lo sposo si chiama Sindika Dokolo, figlio di un milionario della Repubblica Democratica del Congo e di una donna danese. I due si sono conosciuti a Londra, dove le loro facoltose famiglie li hanno mandati a studiare, e dove erano diventati inseparabili. Isabel ha studiato sin dall’infanzia nella capitale inglese. È nata il 20 aprile del 1973 a Baku, nell’Azerbaijan, al tempo Unione Sovietica. Suo padre, in esilio a causa della repressione del governo coloniale, nel 1969 si era laureato laggiù in ingegneria petrolifera e in comunicazioni radar. In Azerbaijan, José Eduardo dos Santos aveva conosciuto anche la sua prima moglie, Tatiana Kukanova, e dal loro matrimonio è nata Isabel, destinata a diventare, un giorno una figura controversa, nota come la donna più ricca dell’Africa.

Da bambina, Isabel viene mandata a studiare al Cobham Hall, un prestigioso collegio privato per ragazze nel Kent. La sua infanzia è trascorsa quindi in un maniero dell'epoca dei Tudor, circondato da compagne di scuola blasonate e da un enorme parco storico di 60 ettari ai margini del Kent Downs, usato anche come location di film. Ha poi continuato gli studi al King's College di Londra dove si è laureata in ingegneria elettronica, ed è lì che ha incontrato la matricola dallo Zaire che sarebbe diventata suo marito. Ma nel frattempo, all'inizio degli anni '90, Isabel torna a Luanda per affiancare il padre. Ovviamente si muove in una corsia preferenziale, ma le sue doti imprenditoriali sono evidenti a tutti. Lavora come ingegnere responsabile del progetto di una grande società che ha vinto un contratto per pulire e disinfettare la città. Poi si cimenta con gli autotrasporti, con la tecnologia dei walkie-talkie che le apre le porte nel settore delle telecomunicazioni. Nel 1997, a 24 anni, inaugura a Luanda il Miami Beach Club, il primo locale notturno sulla spiaggia della città. I suoi interessi si estendono nel Portogallo, la nazione con cui l'Angola ha conservato forti legami dal tempo delle colonie. Nel giugno 2016, anche il padre di Isabel si accorge delle capacità della figlia e la nomina presidente della compagnia petrolifera statale angolana. Ovviamente, si apre una controversia sulla legittimità di affidare posti chiave statali ai figli del capo di Stato. A chiuderla sarà João Lourenço, il nuovo presidente angolano che nel 2018 prende il posto di Jose Eduardo dos Santos, dimettendola.

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L’escalation di Isabel dos Santos è inarrestabile, la sua fama cresce e si espande al di fuori dei confini nazionali, ma nonostante entri ben presto nella lista delle 100 donne più influenti del mondo, molti osservatori internazionali di affari africani si rifiutano di indicarla come un esempio da seguire, per le donne africane. Intanto, insieme al marito, si cimenta anche nel settore della birra. I due vogliono includere nei loro interessi commerciali una fabbrica di birra nazionale da inserire nel redditizio mercato delle bevande del paese sudafricano, un paese in cui cresce a vista d’occhio una ricca (e spendacciona) élite di risorse umane altamente qualificate provenienti dall’Europa, e che hanno fatto di Luanda una delle città dagli affitti più alti del mondo. Nel 2004 Isabel dos Santos apre un birrificio, a Bom Jesus, 40 miglia dalla capitale, che dalle sue previsioni potrebbe fare una buona concorrenza alle birre portoghesi e olandesi d’importazione e generare 80 milioni di dollari entro il 2021. Con la scusa di favorire un nuovo prodotto locale, il padre concede all’azienda della figlia un’esenzione decennale dalle tasse. In realtà, tutte le attività della figlia del presidente ruotano intorno a paradisi fiscali come l’Isola di Mauritius. Ma nel frattempo, per la rivista Forbes, il patrimonio di Isabel ha ormai toccato i due miliardi di dollari, anche grazie ai numerosi investimenti e partecipazioni in attività bancarie che porta avanti.

La vita di Isabel è uno sfoggio di lussi. Nelle cronache mondane è facile vederla divertisti in locali notturni con Paris Hilton e Nicole Scherzinger, o nei ricevimenti da red carpet con Cara Delevingne e Amber Heard. Nell’estate del 2019 fa scalpore nel Regno Unito - sua seconda patria - la notizia che la figlia dell'ex presidente dell'Angola vuole buttare giù la sua proprietà storica da 13 milioni di sterline, a Kensington, per ricostruirla da capo con un progetto che includa una vasta cantina per i vini, sala massaggi, vasca idromassaggio e cassaforte. D’altra parte, è solo la casa di riserva: lei vive in un’altra proprietà, nel West London con suo marito. Ma il castello di carte di Isabel dos Santos è destinato a crollare. Il 19 gennaio 2020 il Consorzio internazionale dei giornalisti investigativi pubblica quello che viene subito chiamato Luanda Leaks. È un rapporto dettagliato sui metodi usati da Isabel dos Santos per accumulare la sua ricchezza nel corso degli anni che fornisce le prove di come la figlia dell'ex presidente "abbia fatto fortuna a spese del popolo angolano". In sintesi, la donna più ricca dell'Africa ha trasferito centinaia di milioni di dollari in denaro pubblico dal suo paese in un labirinto di aziende e filiali, molte delle quali nelle giurisdizioni di segretezza offshore in tutto il mondo. Il disastro. La notte del 22 gennaio, il gestore patrimoniale personale di Isabel, il portoghese Nuno Ribeiro da Cunha, viene trovato impiccato nel garage della sua casa. Nel frattempo, lei viene formalmente accusata dalla procura nazionale dell’Angola di riciclaggio, traffico di influenze illecite e falsificazione di documenti. Cosa ne sarà ora, di Isabel dos Santos? Pare che non abbia intenzione di arrendersi, che lotterà nei tribunali per smontare le accuse che le sono state rivolte. Ma soprattutto, sembra che non abbia ancora abbandonato la sua idea più ambiziosa: candidarsi alle elezioni presidenziali. E magari restare in carica qualche decennio, come suo padre.

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